I cento anni di Charlot. Una marionetta senza tempo

Nell’orrore della guerra nacque un personaggio sublime – Era il lontano 1914 quando Charlie Chaplin mostrava al mondo il suo vagabondo. In quell’anno di profonde scosse per l’Europa attraversata dalla Grande guerra, nasceva una delle icone del cinema mondiale. Un simbolo destinato e perdurare nei decenni. La grandezza di quel personaggio, del resto, la si nota ancora oggi. Spesso e volentieri viene ripresa per ri-collegarsi a tematiche incredibilmente attuali. In Charlot c’è la genialità di Charlie Chaplin, una delle più autorevoli figure della storia cinematografica. La sua grandezza la si nota in alcune similitudini con altri artisti del Novecento che, in un modo o nell’altro, riprenderanno le mosse e soprattutto la gestualità di Charlot. In Italia gli esempi sono illustri e soprattutto il primo Totò lo ricordava molto. Charlot era una marionetta che incarnava le sfumature dell’essere umano. Gioie, dolori, contraddizioni e comicità. In lui c’era tutto e a differenza dell’uomo comune, riusciva a leggere in anticipo i cambiamenti di un’epoca. Una figura dotata, inoltre, di una grande sensibilità. Un aspetto da non sottovalutare, considerando il contesto bellico in cui nacque.

In opposizione all’oltre-uomo, ecco Charlot – La lungimiranza di Charlie Chaplin la si nota anche in questo. Non farsi condizionare da tutto ciò. Provare a mostrare al resto del mondo il proprio pensiero, un’altra visione della realtà rispetto al contesto che lo circondava. Il camminare incerto e goffo era una contraddizione straordinaria in un’età in cui avanzava la visione filosofica e letteraria dell’oltre-uomo. A colui che doveva creare i nuovi valori e tracciare le coordinate del mondo rinnovato, a causa del declino dei pilastri giudaico-cristiani su cui si era basata la società occidentale per secoli, si poneva in antitesi l’insicurezza di Charlot che quasi in punta di piedi e senza disturbare si affacciava in un secolo destinato a provocare dolori e profondi cambiamenti. Saper interpretare l’epoca in cui si vive, vuol dire essere ricordati anche dopo la propria morte. E’ quello che è successo a Charlie Chaplin, che con il suo Charlot è riuscito anche a far ridere in anni di sofferenze per le cittadine e i cittadini del vecchio continente.

Nell’epoca ipertecnologica, Charlot è un’alternativa – Nonostante siano trascorsi molti anni, Charlot rimane nel cuore delle persone (la Cineteca di Bologna e l’Association Chaplin dedica tre giorni – dal 25 al 28 giugno – alla sua genialità). I suoi film oggi sono trasmessi dalle principali piattaforme televisive, come Sky e Rai, e le nuove generazioni sembrano ancora innamorate di un personaggio senza tempo. Già, ma perché? Probabilmente Charlie Chaplin, tramite la sua creatura, è riuscito ad andare al di là dell’epoca in cui viveva e ha fatto della contemporaneità una caratteristica di Charlot. L’uomo che si fa macchina con l’avanzare della tecnologia, che si trasforma in automa e non riesce ad utilizzare il progresso per il bene comune, sono concetti che nel nuovo millennio hanno assunto una rilevanza incredibile. Mostrare la particolarità e la diversità dei volti umani in un’epoca in cui l’identificazione appare degenerata, non è semplice. Eppure Charlot ha mostrato al mondo, nel periodo in cui sorgeva e si rafforzava un simile pensiero, che era possibile scorgere la diversità in ognuno. Anche a costo di sembrare “particolari”, come del resto appariva al pubblico quel personaggio cinematografico. Maledettamente attuale. Il vagabondo Charlot oggi si muoverebbe nel 2014 con gli stessi atteggiamenti di cento anni fa. Disorientato in un mondo senza alcun punto di riferimento, ma pieno di sentimenti puri e semplici. Eccola la vera ancora di salvezza mostrata da Charlie Chaplin tramite la sua marionetta, che non voleva arrendersi ad un essere umano incapace di sentire e provare il senso della vita.

© Riproduzione Riservata

Commenti