Ucraina. Petro Poroshenko ha ordinato

Il Presidente ucraino Petro Poroshenko, ha dato l’ok per “cessare il fuoco in maniera unilaterale” nell’est del paese. Hanno battuto la notizia, le agenzie Interfax e Itar-Tass. Poroshenko ha ufficialmente avviato il percorso delle trattative di pace, chiedendo ai separatisti filorussi di rilasciare tutti gli ostaggi e abbadonare gli edifici governativi occupati durante l’azione di guerra. Il Presidente ucraino, darà l’amnistia a tutti quelli che deporranno le armi e non si sono macchiati di reati gravi ed ha dichiarato: “Il mio piano, parte col mio ordine di cessare il fuoco in modo unilaterale. Ci aspettiamo poi in tempi brevi di ottenere il sostegno al piano di pace presidenziale da parte di tutti i partecipanti agli avvenimenti nel Donbass” – la zona del bacino del Don, ad est, dove si svolge l’azione di guerra – ed è disposto alla creazione di un corridoio “per dare ai mercenari la possibilità di lasciare il territorio del paese senza armi”. Il “piano di pace” di Poroshenko comprende “14 passi politici” che saranno resi noti nei giorni a venire.

Secondo gli insorti, invece, questa sarebbe una strategia di Kiev per “far abbassare la guardia” e di “un trucco tattico”. Miroslav Rudenko, portavoce dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, ha posto la domanda sul “perché dobbiamo deporre le armi?” ed ha dichiarato: “Non crediamo a Poroshenko, perché dopo che ha parlato di risoluzione pacifica del conflitto le forze ucraine hanno attaccato ferocemente a Sloviansk e Kramatorsk”. La situazione è ancora fuori controllo nell’est dell’Ucraina, e gli scontri tra i governativi ed i separatisti non sembrano voler finire; con la Russia che da una parte, ricatta Kiev e L’Europa con la guerra del gas, e L’Ue, la quale insieme agli Stati Uniti tenta la via diplomatica, applicando sanzioni e lanciando ultimatum.

Frattanto, è giunta la conferma: l’esplosione del gasdotto che trasporta il metano nel Vecchio Continente, è stata causata da una bomba. Il Ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, ha detto che le esplosioni sarebbero state due, e l’ordigno era fissato sotto un pilastro di cemento per sotenere il gasdotto. La bomba, è stata fatta esplodere martedì scorso, il 17 giugno, e l’impianto si trova nella regione di Poltava dove le fiamme hanno raggiunto i 200 metri d’altezza. Il gasdotto risale alla metà degli anni ’80, e porta il gas dalla Siberia occidentale sino alla Slovacchia. Non ci sono state vittime, perché la zona è poco popolata ed il flusso del gas, non ha subito interruzioni. A confermarlo, sono stati anche gli addetti della società russa Gazprom; infatti, il gas verso l’Europa, transita attraverso una condotta parallela che non è stata toccata. Secondo quanto dichiarato dal Ministro Avakov, gli investigatori stanno valutando la pista delle “interferenze esterne” come a dire, che dietro ci sarebbero gli uomini di Mosca.

Poroshenko, non ha avuto altre alternative, se non quella di “fare il primo passo”. La guerra civile non potrà essere risolta, se non con la volontà di giungere alla pace da entrambe le parti; le vittime sul campo sono diventate troppe e comprendono anche giornalisti oltre che i civili. Nei giorni scorsi, l’uccisione del giornalista russo che stava lavorando al centro degli scontri tra i separatisti e l’esercito di Kiev, ha fatto salire ulteriormente la tensione. Igor Korneliuk, era un reporter della tv Rossiya 24 ed è morto in ospedale a causa delle gravi ferite riportate. Disperso, un tecnico della stessa emittenete, Anton Voloshin. I due uomini, erano vicino ad un posto di blocco dei filorussi, e quasi certamente, sono stati colpiti da un colpo di mortaio. Rimasto illeso, il cameraman Viktor Denisov, perché era a cento metri dal punto dell’aggressione. La troupe indossava un giubbotto con la siglia “Tv” ed aveva anche un casco di protezione, che non sono serviti a risparmiare loro, la vita. Le responsabiltà, come sempre, hanno riacceso la diatriba tra Kiev e Mosca. Quest’ultima ha dichiarato che “l’uccisione è un nuovo crimine delle forze armate ucraine” ed ha chiesto all’Ucraina di avviare un’indagine, che conduca alla condanna dei responsabili. La Russia, esercitando lo stimolo all’indignazione, ha fatto un appello a tutti i media mondiali, per portare avanti un’azione di condanna contro l’uccisione del giornalista e chiaramente, veicolare la propaganda anti-Kiev sul terreno della libertà d’informazione.

© Riproduzione Riservata

Commenti