Scissione in vista – Il partito di Nichi Vendola è imploso. La deflagrazione è dovuta a una parola tanto cara alla sinistra italiana: scissione. L’ala che fa capo a Gennaro Migliore e Claudio Fava ha annunciato l’addio al movimento e in Parlamento questo potrebbe portare ad uno smembramento del già risicato gruppo vendoliano. I dissidenti, infatti, potrebbero essere seguiti da circa 10/13 parlamentari. Tutti pronti a quanto pare ad entrare nel Partito democratico di Matteo Renzi. Di chi? Già, proprio lui. Il segretario etichettato come il nuovo Berlusconi e il male assoluto per i valori storici della sinistra, oggi è una calamita per i partitini che gravitano intorno alla galassia democratica. Un paradosso, un’incapacità di produrre un’interpretazione politica degna di questo nome. Che l’attuale Presidente del consiglio non fosse un conservatore non era di difficile interpretazione. Era sufficiente leggere il suo programma durante il periodo delle primarie o informarsi sulla precedente attività da sindaco svolta a Firenze. Niente, faceva comodo a tutti una simile identificazione.

Le contraddizioni vengono al pettine – Matteo Renzi ha dato inizio ad un’innovazione della sinistra italiana. L’ha resa meno settaria, meno votata all’isolazionismo intellettuale radical chic e quindi meno incline alla sconfitta. L’ha liberata dalla difficoltà di saper interpretare l’epoca contemporanea e l’ha incoraggiata dall’allontanarsi dal Novecento. E’ ovvio che ci sono anche diversi difetti con la sua gestione, ma solo il tempo dirà se quest’azione sarà un passo avanti. Al momento sembra di si. A parlare sono i numeri. Proprio quel 40,8% ottenuto alle elezioni europee, sta producendo una rivoluzione nella politica italiana. L’estrema sinistra è ormai nell’anonimato. Ci si è spinta da sola. Ponendosi come l’orientamento del no a priori (vedi la radicalizzazione dei No Tav). Vendola in questi anni amava parlare di socialismo europeo, ma appena ha intuito che il Pd avrebbe aderito a questo progetto, ha deciso di spostare il proprio asse verso il greco Tsipras. E’ stato un rinnegare i valori originari del movimento, nato dalla fusione con l’ala ex Ds che faceva del Pse un punto di riferimento. Fabio Mussi e Claudio Fava, in tal senso, certificavano con la loro presenza una scelta del genere.

Oltre Vendola c’è il vuoto – Nulla a fare. La scelta di creare una Lista Tsipras italiana con il raffinato intellettuale di turno, non è stata ben vista da una parte consistente del partito. E’ stato soprattutto Fava a porre l’accento su una simile decisione: “La scelta congressuale e le decisioni di questi mesi ci hanno portati ad abbandonare il terreno della nostra sfida politica naturale che era quello del socialismo europeo. Abbiamo preferito una collocazione in Europa e una pratica politica in Italia di forte arroccamento identitario”. Gli fa eco Gennaro Migliore, che ha detto addio a Sel: “Perciò rassegno le mie dimissioni irrevocabili dal coordinamento nazionale, da tutti gli organismi in cui sono stato eletto e dal partito stesso”. Tra solite ed eccessive speculazioni filosofiche l’estrema sinistra si annienta da sola. Si è rinchiusa nel cantiere della solitudine, con scelte politiche autolesioniste che avranno attirato sicuramente qualche artista nostrano, ma hanno provocato il deserto tra il suo popolo. Come un disco rotto e con una buona dose di pateticità, hanno sempre identificato Silvio Berlusconi con il male assoluto, ma il nemico (se mai ne esista uno) sono loro stessi. Facendosi carico di logiche lontane dalla realtà attuale, hanno cercato di portare avanti un progetto amarcord. Senza rendersi conto, però, dei tempi che cambiano. Ciò non vuol dire per la loro parte politica rinunciare ad alcuni valori, ma riadattarli come hanno saputo fare diverse sinistre europee e sudamericane. In questi anni hanno nascosto il vuoto assoluto dietro la personalità del Presidente della regione Puglia, ma adesso che la sua figura è sbiadita cosa resta?

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