Il dramma della Siria tra giornalisti rapiti e i bambini della guerra

Le agenzie di tutto il mondo, hanno battuto la notizia: è stato rilasciato il fotoreporter danese, Daniel Rye Ottosen, un ragazzo di 25 anni, rapito in Siria il 17 maggio del 2013 dai miliziani dell’Isis, Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, rimasto in mano loro per 13 mesi. L’annuncio è stato fatto attraverso un comunicato, inviato dai familiari del fotografo freelance e diffuso dal governo danese. Daniel Rye Ottosen, gode di buona salute e secondo quanto riferito dall’agenzia danese Ritzau, per riaverlo indietro, si sarebbe effettuato il pagamento di un riscatto ma da parte del Ministero degli Esteri danese, questo non è stato confermato e non si intende rilasciare ulteriori dettagli sulla dinamica del rilascio.

I sequestri di giornalisti e di volontari impegnati per sostenere i bisogni dei siriani, hanno il duplice scopo d’intimidire le organizzazioni che operano nel campo umanitario, lanciando un messaggio agli occidentali sulla forza del terrorismo islamico; e danno agli estremisti, l’opportunità di reperire fondi, per finanziare l’acquisto delle armi oppure richiedere la liberazione dei compagni, detenuti nelle varie carceri.

Per quanto riguarda, il motivo della presenza del fotoreporter danese, il giovane si trovava in Siria per fare un reportage sulla guerra e sulle condizioni in cui vive il popolo siriano, in particolare la situazione dei bambini. Ed è della fine del mese di maggio, la notizia del rapimento di 145 bambini curdi, da parte degli estremisti dell’Isis, avvenuto nel nord della Siria, mentre rientravano dopo aver sostenuto gli esami di fine anno. I bambini si trovavano sulla strada tra Aleppo e Minbej, di rientro a Kobani dove abitavano. A dare la notizia, trapelata da poco, è stata l’Ong, Osservatorio Nazionale per i Diritti Umani. L’organizzazione ha anche detto, che i genitori dei bambini, sono in grande stato d’apprensione perché temono che i piccoli, possano esser sottoposti al lavaggio del cervello ed indotti a diventare “attentatori suicidi”, dei kamikaze, ossia dei “Bambini-Bomba”. I timori dei familiari non sono affatto infondati, perché 5 dei bambini rapiti, sono riusciti a fuggire, confidando ai genitori di aver preso lezioni dagli estremisti “sulla Jihad contro i nemici di Dio e gli apostati” Questo, come più volte è stato sottolineato, rientra nel piano della creazione del Califfato Islamico Transnazionale da parte dell’Isis, che continua la sua avanzata in Iraq ma che ha anche il controllo di vaste regioni nel nord della Siria.

La situazione dei bambini siriani, è stata esposta nel mese di febbraio di quest’anno, dal Presidente UNICEF Italia, Giacomo Guerrera, durante l’incontro tenutosi presso la Camera Dei Deputati. Nella nota “L’infanzia rubata. La tragedia dei bambini siriani”, Guerrera ha descritto quella che è stata definita “una delle più gravi crisi umanitarie al mondo” per causa di un conflitto che vede l’esistenza di “oltre 5,5 milioni di bambini” violata ed “un’intera generazione a rischio”. Il numero dei civili in fuga, ammonta a 2, 3 milioni, cifra in costante aumento; queste persone, hanno trovato riparo nei paesi vicini e più della metà di esse, è rappresentata da bambini. Dentro il paese, sono 9,3 milioni i civili vittime della guerra, e 4,3 milioni sono bambini. Dati agghiaccianti, traduzione della storia dei bambini siriani, che “stanno pagando il prezzo più alto” e sono considerati “la generazione perduta”.

Il Presidente di UNICEF Italia, parla di “una guerra ai bambini” che li ha costretti e li costringe, a lasciare gli affetti più radicati: la famiglia e gli amici, la scuola ed i giochi. Si sta assistendo alla sottrazione violenta dell’infanzia in cui le nuove destinazioni di questi bambini, “spesso non hanno le necessità più elementari e ciò li espone alle malattie e altri pericoli. Le cicatrici fisiche ed emotive di questo conflitto li accompagneranno per molti anni a venire”. L’UNICEF ed altre associazioni di volontariato attive nei paesi a rischio umanitario, hanno fatto richiesta ai governi di “farsi campioni per i bambini della Siria, sostenendo il progetto No Lost Generation”, la campagna che prevede la raccolta di un miliardo di dollari per dare ai bambini, la possibilità di un futuro lontano dalla miseria e dalla violenza e far recuperare loro, la dimensione di bambini. Guerrera ha mostrato che negare il futuro a loro, significa negare il futuro alla Siria, con un’intera regione privata “di potenziali leader, insegnanti, tecnici, medici e peacemaker” Autentici Fattori di Pace, “dai quali dipende la speranza di una società stabile, sana e forte”.

Girando il dito nella piaga, l’UNICEF ha poi fatto emergere un altro dato spaventoso, in cui i bambini vittime delle tre grandi crisi umanitarie cioè Siria, Repubblica Centrafricana e Filippine, sono 14 milioni ed i bambini siriani sono più di un terzo della cifra complessiva. Dal rapporto che L’UNICEF ha presentato quest’anno, i dati conclusivi su cui la comunità internazionale deve impegnarsi, dicono che ci sono 50 paesi nel mondo, “colpiti da conflitti, disastri naturali ed altre emergenze complesse” e per loro “ci vuole una risposta umanitaria globale”, affinché non si lasci il nostro pianeta privo delle sue risorse più pure e soprattutto non si lasci in eredità a questi piccolo uomini, il peso di un testamento arido e vuoto di prospettive. Se si vuol puntare tutto, su una Nuova Umanità, si deve partire da qui, da questi bambini, restituendo ad essi i sogni e la speranza.

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