La Spagna abdica, adiós mondiale. L’essenza di Sepulveda nel Cile

Per la Spagna finisce un’era, in tutti i sensi – Proprio nelle ore in cui re Juan Carlos di Borbone lascia il trono in favore del figlio Felipe VI, la Spagna è costretta prima del previsto a rinunciare al titolo di campione del mondo. Un’analogia incredibile. Due storie che hanno fatto della continuità la loro forza. Se sua Maestà è stato il sovrano in grado di traghettare il Paese dalla dittatura alla repubblica ed è riuscito nonostante tutto a non far ricadere la Spagna in populismi di alcun genere, la nazionale di calcio ha rappresentato per diversi anni l’essenza di questo sport. Con il celebre tiki taka ha sconfitto e fatto girare a vuoto avversari su avversari. Una filosofia in grado di affascinare tutti, o quasi. I maestri del pensiero Xavi e Iniesta hanno diffuso il loro credo negli stadi d’Europa e del mondo e hanno dato il via ad una nuova era del calcio. Questo è avvenuto fino all’inizio dell’anno solare, perché già dal lento declino del Barcellona, squadra in cui militano la maggior parte dei calciatori iberici, si poteva immaginare una fine simile per gli uomini di Del Bosque.

La maledizione dei campioni in carica. Eliminati nel girone – Come in alcune delle ultime edizioni di un mondiale, la squadra che arriva da vincitrice in carica viene eliminata nel girone. E’ successo alla Francia di Zidane, quando nel 2002 non riuscì a passare il turno, all’Italia di Marcello Lippi umiliata in Sud Africa dopo il trionfo in Germania nel 2006 e siccome non c’è due senza tre, ecco la Spagna. Curioso come la caduta degli dei sia avvenuta proprio nel Paese del calcio e nel tempio di questo sport, il Maracanã di Rio de Janeiro. Non poteva esserci fine peggiore. Sbattuti fuori già nelle prime due partite con 7 gol subiti e appena uno, su rigore, segnato. Anche se gli avversari sono stati l’Olanda e il Cile, due ottime squadre, è un passivo che fa riflettere. Gli iberici sono giunti in Brasile con un attaccante come Diego Costa che avrebbe dovuto fare la differenza. Invece le sue prestazioni non sono state all’altezza. Molto probabilmente, come tutti i giocatori dell’Atletico Madrid, è giunto al mondiale in una condizione fisica non ottimale, perché Simeone ha spremuto i propri giocatori fino all’ultima goccia per arrivare fino in fondo in una stagione epica per i cugini del Real. Per rendersene conto, è sufficiente soffermarsi su Godin, difensore dell’Uruguay e colonna dei colchoneros, che fino a questo momento non è stato impeccabile con la sua nazionale.

Sepulveda, il Cile e il sogno sudamericano – Se è vero che per la Spagna è finita un’era, dall’altro lato bisogna dare il giusto merito al Cile. Gli uomini con la maglietta bianca erano in ogni parte del campo. L’umidità non li ha stancati e sono riusciti a pressare Iniesta e compagni fino all’ultimo minuto. Arturo Vidal, nonostante una condizione fisica non ottimale, sfodera una grande prestazione. La stella del Barcellona, Alexis Sanchez, era dappertutto e in attacco è stato un punto di riferimento per i suoi, mentre il portiere Bravo ha nel cognome il proprio destino. Da sicurezza al reparto con uscite di personalità. E’ sempre attento. Il Cile ha più fame dei campioni in carica e lo dimostra sul terreno di gioco. Anche questo fa la differenza. Aranguiz e Vargas sfoderano la partita perfetta. Il grande scrittore cileno Luis Sepulveda dice che “vola solo chi osa farlo”. Mai frase fu più azzeccata per i suoi connazionali impegnati in Brasile. Ci voleva una buona dose di coraggio e di pazzia per affrontare la Spagna in questo modo e realizzare un sogno, perché, come dice sempre Sepulveda, “i miei sogni sono irrinunciabili, sono ostinati, testardi e resistenti”. Tutte caratteristiche mostrate dalla Roja sudamericana.

© Riproduzione Riservata

Commenti