Iraq al collasso chiede aiuto agli Stati Uniti

Il rapporto annuale, pubblicato dai servizi di intelligence della Germania, ha evidenziato come l’estremismo islamico, sia “una realtà ben radicata in Europa” e che ci sono più di 2.000 cittadini dell’Unione, tra i quali 320 tedeschi, che si sono uniti alle forze ribelli in Siria, con un numero di “oltre 43.000 estremisti islamici” presenti in Germania. Questo rapporto, riporta drammaticamente alla realtà che il Medio Oriente sta vivendo, con un rafforzamento delle forze jihadiste e dagli stretti legami con al Qaeda, e rinfresca la memoria ai paesi occidentali, sulle responsabilità che questi anno avuto e sulle scelte da fare, adesso.

Andando a guardare più da vicino la situazione irachena, il governo di Baghdad ha pregato gli Stati Uniti, di effettuare raid aerei contro i ribelli dell’Isis, ma questo ha indisposto le gerarchie militari americane, tanto che il Capo di Stato Maggiore Interforze, il Capitano Martin Dempsey, sentito in un’audizione, davanti ad una commissione del Senato, ha affermato che “fino a quando possiamo effettivamente chiarire il quadro di intelligence, le opzioni continueranno a essere costruite e sviluppate e rifinite e il quadro di intelligence reso più accurato, e allora il presidente potrà prendere una decisione”. In sintesi: se non si hanno informazioni dettagliate non si può agire in sicurezza e per rimarcare il concetto, Dempsey ha aggiunto: “non è così facile come guardare sull’iPhone un video di un convoglio e colpire immediatamente”. La cautela mostrata, è per via della difficoltà di individuare gli obbiettivi a terra, e per tali incertezze, si vorrebbe insistere sulla collaborazione maggiore con l’intelligence irachena.

Barack Obama però, non è intenzionato a farsi condizionare dalle risposte che giungono da Washington, e il suo portavoce Jay Carney ha riportato il pensiero del Presidente, in una conferenza stampa, dichiarando: “Gli Stati Uniti conservano il diritto di agire in difesa dei propri interessi legati alla sicurezza nazionale, quando il comandante in capo lo ritiene necessario”. L’apporto dell’America con l’uso dei droni, non risolverà certo la guerra in Iraq ma rallenterebbe l’offensiva dei miliziani; dello stesso avviso, anche il Ministro degli Esteri iracheno Zebari, il quale non si è limitato a chiedere l’intervento americano ma ha rivolto il suo appello all’Arabia Saudita, affinché cessi di sostenere i combattenti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis).

I caccia americani F18, dunque sono pronti nel Golfo Persico, e si trovano sulla portaerei USS George H.W. Bush, in attesa “dell’ordine di via libera”. Il vice di Obama, Johm Biden, ha detto che oramai la decisione è stata presa ed ha confermato che gli Stati Uniti “aumenteranno il proprio sostegno alle truppe irachene impegnate nella battaglia contro gli estremisti”; questo è avvenuto durante un colloquio telefonico con il primo Ministro iracheno Nouri al-Maliki, che aveva già chiesto agli americani di usare i droni per colpire le milizie jihadiste. Naturalmente, il Senato americano, non ha mandato giù la pillola che Obama ha fatto ingoiare loro e la BBC ha riportato di un incontro tra Obama e il capo dei senatori repubblicani Mitch McConnell; quest’ultimo ha riferito che Obama “ci ha sostanzialmente informato sulla situazione in Iraq e ci ha sottolineato che non sente di dover chiederci nessuna autorizzazione per quanto riguarda i passi che intende compiere”.

L’unica azione che Obama non intende fare, è quella dell’invio di truppe armate, pur se si è parlato di “opzioni per un rafforzamento dell’assistenza alla sicurezza”. Frattanto, nei territori sotto assedio da parte dell’Isis, l’avanzata non si ferma, e gli scontri continuano, mentre diverse compagnie petrolifere occidentali come la ExxonMobil e la Bp, stanno compiendo l’evacuazione del personale dagli impianti, creando sin troppe preoccupazioni per uno dei tanti settori importanti, in cui gli stati Uniti hanno parecchi interessi in gioco.

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