La Spagna è fuori dai mondiali di calcio, battuta dal Cile. Data tra le favorire e considerata una tra le squadre più forti, non avendo effettuato un ricambio generazionale, e non avendo scommesso sulla nuova linfa, questo ne ha accelerato il rientro a casa. In modo assai più lungimirante, Juan Carlos a 76 anni, ha scelto la via dell’abdicazione, firmandola ieri ed ha concluso il capitolo di un’epoca, per avviare il “nuovo corso” della Spagna ed uscire fuori da un ambito che storicamente, “ha fatto il proprio tempo”.

Da mezzanotte, il nuovo re di Spagna, è Felipe VI di Borbone, che all’età di 46 anni, ha prestato il suo giuramento in Parlamento. A lui spetterà il compito di apportare energie fresche nella monarchia, tenere unito il paese contro il separatismo catalano e basco; traghettar fuori dalla crisi economica ancora persistente, la Spagna. Felipe, si è presentato davanti al padre Juan Carlos, in alta uniforme, per ricevere dalle sue mani, la fusciacca di seta rossa di Capitano Generale dell’esercito, presenti le alte gerarchie militari e la famiglia reale. Dopo, Felipe e la moglie Letizia, si sono recati in Parlamento insieme alle figliolette Leonor e Sofia, ma il vecchio re, è rimasto fuori dalla cerimonia d’investitura per siglare l’entrata in scena del figlio, lasciando che la madre Sofia, desse il suo apporto affettivo al nuovo re. Anche la secondogenita di Juan Carlos, Cristina, era assente ma per ragioni di etichetta. A seguito dello scandalo, che l’ha vista accusata insieme al marito Inaki Urdangarin per appropriazione indebita di fondi pubblici, ogni atto che investe la corona, l’ha condannata alla “Damnatio Memoriae”. Alla cerimonia, non c’erano neanche gli altri membri delle casate reali europee, e se prima di varcare l’accesso che introduce alle stanze del Congresso, la porta de Los Leones, la folla lo ha accolto con il “Viva Felipe”, tra il popolo, vi è stato anche chi ha gridato per l’introduzione della repubblica.

La legge che ha reso possibile l’abdicazione di Juan Carlos, è stata approvata lo scorso mese dalle Cortes, il Parlamento spagnolo, con 299 voti a favore, tra i quali quelli dei popolari e dei socialisti, tranne Odon Erdoza, il socialista che dopo aver chiesto libertà di voto, si è astenuto ed il collega Guillem Garcia, che si è allontanato dall’aula al momento del voto. Gli astenuti eccellenti invece sono stati quelli del partito basco e del partito catalano. Mariano Rajoy, il Primo Minsitro spagnolo, che in quell’occasione era intervenuto durante il dibattito in Parlamento, per sostenere l’approvazione della legge che avrebbe ratificato la scelta di Juan carlos ad abdicare, ha dichiarato: “La Spagna è una monarchia parlamentare con profonde radici perché così vogliono gli spagnoli. Siamo qui davanti a un mandato costituzionale e ci si aspetta lo risolviamo con la naturalezza del processo successorio. Non siamo qui per altro”.

Il dibattito sull’abdicazione di Juan Carlos e la successione al trono di Felipe VI, ha tuttavia rimesso in campo le differenze di vedute sulla persistenza del sistema monarchico. Cayo Lara, leader di Sinistra Unita (IU), ha fatto richiesta di indizione del referendum per lasciare al popolo la decisione ultima, di restare monarchici oppure votare a favore della repubblica. Cayo Lara ha espresso la perdita di consenso che i Popolari ed i Socialisti hanno avuto su “un modello in esaurimento”, e gli 11 deputati del gruppo misto Izquierda Plural di cui Sinistra Unita fa parte, hanno esibito in aula i cartelli con la scritta #referendumya’ ovvero “referendum subito”. Ed è proprio per questi motivi che Juan Carlos, ha deciso di abdicare, lasciando che i numeri in Parlamento, riuscissero a far approvare la legge; quella legge che ha permesso a Felipe, di essere oggi, il nuovo sovrano di Spagna. Questa, era una grande opportunità, un treno che non poteva esser perso perché in gioco c’era e c’è ancora, la spravvivenza del sistema monarchico su cui la Spagna ha fondato una grande tradizione.

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