La Domus Aurea ha bisogno di un privato L’infinito di Leopardi ha bisogno dello Stato

Passavamo in rassegna le notizie riportate dall’ANSA e non abbiamo potuto fare a meno di notare una piccola discrepanza riguardo quello che dovrebbe essere il rapporto tra pubblico e privato riguardo la conservazione di tutti i beni che riguardano la cultura e la storia di essa. Da una parte si leggeva della notizia di Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che auspicava l’intervento di aziende private per portare a termini la grande impresa del recupero della Domus Aurea. “È un grande progetto su cui deve investire il sistema Paese trovando le risorse. Lo Stato non si sottrae, ma servono 31 milioni di euro in quattro anni. Abbiamo da poco previsto lo strumento dell’Art Bonus, con grandi incentivi fiscali per i mecenati e questo per l’Art Bonus è il luogo ideale. Non ci sono più alibi, è un intervento a cui tutto il mondo guarderà”. Da qui la speranza di vedere un intervento privato.

“Mi aspetto che ci sia la corsa da parte delle grandi imprese italiane” – dice Franceschini – “se non ci fosse lo troverei scandaloso, in quel caso lo Stato andrà avanti”. Si legge poi sul fianco la curiosa notizia del ritrovamento del terzo manoscritto de “ L’Infinito”, la bellissima poesia di Giacomo Leopardi. In quella notizia si dice che la regione Marche busserà alle casse del ministero dei beni culturali per scongiurare la possibilità che il manoscritto, ritrovato tra le carte di una collezione privata, possa finire di nuovo in mano ai privati. Tra qualche giorno infatti, il 26 giugno il manoscritto sarà messo all’asta a Roma, partendo da una base di 150 mila euro.

Ma allora il privato deve intervenire o non deve intervenire per la conservazione dei beni culturali? Certo sono due cose completamente diverse, perché di sicuro l’azienda che parteciperebbe al recupero della Domus Aurea non potrebbe certo conservarsela come un oggetto personale, come si trattasse di un bene privato, e in ogni caso beneficerebbe, oltre alla pubblicità, degli incentivi fiscali offerti dall’ Art Bonus, ma forse sarebbe il caso di pensare a delle dinamiche che possano agevolare anche chi contribuisce alla salvaguardia di opere più piccole come un manoscritto, elaborando una serie di benefici per chi ha intenzione di acquisire quelli che vengono considerati beni della collettività e anche una serie di agevolazioni per far si che il bene acquisito possa essere mostrato alla comunità. È palese che la faccenda si complica molto anche perché se un privato avesse l’intenzione di acquistare un quadro di Caravaggio non credo qualche regione sentirebbe il dovere di contrastarlo.

L’ideale sarebbe che lo Stato non si facesse azienda Italia, e si impegnasse a ricavare moneta da tutti i beni del bel paese, che per fortuna possediamo, e utilizzare questa moneta per conservare detti beni e acquisirne altri. Abbiamo detto che li possediamo, certo, perché sono di tutti, ma se esiste la paura che il possesso di un privato ne possa impedire il godimento ad altri, non sarebbe più semplice se esistesse una Fondazione Leopardi che diventasse lo scrigno in grado di contenere anche questo manoscritto oltre a tanto altro, e che da tutto questo potesse anche guadagnare per autosostentarsi?

I prezzi di certi manoscritti, e questo appena ritrovato a quanto pare è molto simile al manoscritto della stessa lirica conservato alla biblioteca di Napoli, sono abbastanza elevati ed i costi lieviteranno all’asta, perché c’è una forte richiesta, ma appare abbastanza indecente che una regione qualsiasi del nostro paese non abbia i fondi per evitare questa disgrazia culturale; che questo manoscritto, cioè finisca nelle mani di un privato. Quel pezzo di carta oltretutto era già in una collezione privata. Il nuovo possessore cosa potrebbe farne oltre custodirlo? I fondi di una qualsiasi istituzione vanno tutelati con cura, ma sappiamo bene che purtroppo non sempre accade questo e gli sperperi specialmente a livello di istituzioni pachidermiche come le regioni sono notevoli, e quindi la regione Marche proverà a chiederli al ministero dei Beni Culturali, ed è chiaro che anche questi sono sempre fondi che ci appartengono perché fanno parte del classico prelievo fiscale.

Siamo certi che i nostri interrogativi non hanno la profondità dello struggimento nostalgico per l’assoluto del grande poeta Leopardi, che di sicuro non prevedeva che tali versi avrebbero avuto l’importanza economica che finiamo per attribuirgli nella versione materiale su carta vergata. Ciò nonostante speriamo ci porti a considerare l’idea che la cultura nella sua immaterialità può portare, e porta come si vede, sempre un guadagno, che spesso diventa anche economico e scatena un certo desiderio umano troppo umano di possedere. La Domus Aurea non si può mettere in tasca, ma il fatto che sia di tutti, e in Italia questo significa che in pratica non è di nessuno, l’ha sottoposta ad anni di totale incuria. Ora che il privato sia un bene o un male, non importa. Speriamo almeno salti fuori qualche mecenate che l’aiuti.

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