Sessant’anni portati male – Passeggiando per il corso di Taormina, può capitare di imbattersi nelle vetrine di locali storici che hanno in bella mostra alcune foto di celebrità cinematografiche dei tempi andati. Conservate come cimeli, sono sinonimo di quello che era la perla del Mediterraneo. Già, occorre parlare al passato. Immagini con Elizabeth Taylor, Marlene Dietrich, Marlon Brando, Sophia Loren, Cary Grant, Charlton Heston, Audrey Hepburn, Gregory Peck, Antonio Banderas e Tom Cruise non appartengono più alla cittadina in provincia di Messina. Nella contemporaneità Taormina è diventata liquida, per usare un termine caro al sociologo e filosofo Bauman, e la cultura non ha più quel significato di una volta. Ciò lo si può notare, ad esempio, al Taormina Film Fest. Il festival cinematografico, giunto alla sua sessantesima edizione, è lontano anni luce dai periodi in cui erano presenti artisti mondiali del cinema e anche i contenuti lasciano a desiderare, per utilizzare un generoso eufemismo.

Un Festival all’ultima spiaggia – Segno dei tempi che cambiano? No, di certo. Queste manifestazioni, infatti, in tutto il mondo sono un’opportunità per promuovere il cinema e lanciare e premiare opere e personalità di un certo peso. A Taormina, evidentemente, non la pensano più così. E’ sufficiente consultare il programma dell’ultima edizione per rendersi conto di un decadimento sin troppo evidente. Rimane solo la cornice fiabesca di Taormina, ma i contenuti lasciano il tempo che trovano. Ospite d’eccezione è stata Pamela Anderson, icona sexy degli anni Novanta e bagnina di Baywatch. Forse avranno pensato di invitarla per fare un giro lungo i lidi taorminesi, perché non c’è un altro nesso tra la diva americana e il Festival. La battuta, a questo punto, è troppo scontata e con un simile personaggio l’evento sembra giunto all’ultima spiaggia. I fotografi erano impazziti e i fans in visibilio, ma il cinema? In secondo piano o al massimo relegato nell’angolo museale e storico. Tra gli ospiti, a tal proposito, c’è stata anche Claudia Cardinale, non certo giunta a Taormina per presentare un altro film. La grande attrice ha ritirato il Taormina Arte Award e sono stati proiettati ben cinque film in cui compare la diva: Gebo e l’ombra (2012), La montagna silenziosa (2014), L’ultima fermata (2014), Signora Enrica (2010), Yoj De V. (2013). L’omaggio prolungato alla star in una sola settimana di rassegna sono la cifra della pochezza di idee della “premiata ditta” Rocca-Sesti.

Tra commediette e lungometraggi horror. Il declino dell’evento – Un Festival al femminile e così è arrivata Eva Longoria. Attrice della serie tv di successo Desperate Housewives, l’amica di Barack Obama ha ricevuto l’Humanitarian Taormina Award per l’impegno sociale della “The Eva Longoria Foundation”, che aiuta le ragazze latinoamericane a costruirsi un futuro attraverso l’istruzione e lo sviluppo di attività imprenditoriali. Almeno una bella iniziativa. Poi Ben Stiller, Paola Cortellesi, Melanie Griffith, Giulio Scarpati e Isabella Ferrari. Tutti a ritirare premi, ma dell’essenza del cinema e dei film d’autore non c’è stata traccia. Persi tra i meandri gossippari di chi ha organizzato, tra gli scatti, il rossetto e il trucco, l’anima cinematografica è andata via. Non abita più a Taormina. Non si respira il lascito di Federico Fellini, non si sente in lontananza la musica malinconica e commuovente di Nuovo Cinema Paradiso. Solo schiamazzi, commediette, lungometraggi horror di figli di papà e tanta scena fashion priva del palcoscenico per eccellenza: il cinema.

Il gossip dovrebbe essere il contorno e non il primo piatto – Fa rabbia scorgere questa parabola involutiva, anche perché non gireranno più i miliardi di qualche anno fa, ma i soldi intorno al Taormina Film Fest ci sono. Il problema è che sono spesi male e dati in gestione a chi non ha passione per quest’arte. Occorre un cambio di passo. Ripensare il tutto e avviare una deviazione culturale. Perché non prendere esempio dal Festival di Cannes o da quello di Venezia e introdurre un concorso tra i vari film e cortometraggi? Se così fosse, il cinema tornerebbe al centro di ogni discorso. Si aprirebbero dibattiti, critiche e confronti. Certo, il gossip ha la sua importanza in un contesto del genere. Sarebbe da ipocriti negarlo, ma deve essere il contorno e non il primo piatto. Taormina non può essere trasformata nel salotto radical chic di “turisti” che si impossessano di un bene come il Festival, solo per il loro tornaconto personale. Il cinema, come diceva Joseph Bédier, è “un occhio aperto sul mondo”. Appunto, non un terreno in cui si cerca di promuovere solo ed esclusivamente gossip da giornale scandalistico. Sarebbe piacevole ogni tanto leggere o vedere delle foto di Giuseppe Tornatore mentre mangia una granita sul corso, ma successivamente ci si aspetterebbe la presentazione di un suo film o una lezione alle nuove generazioni. Per il gossip fine a se stesso, in Italia, ci sono altri palcoscenici. Non di certo il Taormina Film Fest.

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