I dati sono venuti fuori da un’indagine condotta dalla CUT, La Central Única Dos Trabalhadores, il più grande sindacato del Brasile e dell’America Latina, che conta 7 milioni e mezzo di iscritti. La CUT ha chiaramente sostenuto l’idea, che questi mondiali dovevano svolgersi in Brasile perché gli investimenti effettuati su un piano pluriennale ammontano a 8.5 miliardi di euro. Il sindacato ha fatto un’analisi delle spese, in alcuni settori chiave per la società brasiliana come quelle dell’educazione e della sanità, equiparandole ai costi del mondiale. Se nel 2013, erano stati investiti 34 miliardi nella scuola e 28 nella sanità, durante il mandato al governo di Dilma Roussef, nei due settori sono stati investiti 275 milardi; quindi il sindacato ha evidenziato che anche se gli investimenti nel mondiale sono stati ingenti, non corrisponderebbe al vero che la scuola e l’educazione siano state penalizzate. Gli 8,5 miliardi sono stati quasi tutti impiegati per la realizzaizone di 12 stadi multifunzionali, che sono fruibili 365 giorni all’anno, a cui sono stati destinati 2,7 miliardi; 42 progetti per la mobilità urbana, ossia metropolitane, strade, collegamenti, dove sono stati impiegati altri 2,7 miliardi; la costruzione e il rinnovo di 30 aeroporti, a cui sono andati 2,1 miliardi ed il 60% dei soldi impiegati per questi ultimi, proviene da investimenti privati. Mentre gli stadi e le opere legate alla viabilità hanno ricevuto linfa da investimenti locali e federali.

I Mondiali di calcio che si stanno disputatando in Brasile, avrebbero dato il via libera alla creazione di quasi 100 mila posti di lavoro, ed i giovani che hanno preso parte ai corsi di turismo o li stanno frequentando, si attestano attorno ai 165 mila. I dati della CUT, riportano anche che il PIL di quest’anno legato ai Mondiali è di 10 miliardi di euro con un’importante contributo alla cultura ed all’arte del Brasile, il cui interesse è cresciuto di pari passo con l’aumento dei visitatori. I benefici quindi ci sarebbero stati e ci sarebbero, data l’ufficialità delle cifre pubblicate dal sindacato, ma il punto è che questi dati d’incremento del benessere, vanno a confliggere con una situazione interna al paese, che si trova in piena campagna elettorale e dalla parte dei suoi detrattori vuol eliminare l’attuale governo progressista. E poi, ci sono gli scontri e le manifestazioni nella strade che hanno funestato sin dal suo avvio questo Mondiale, come quella di San Paolo a poche ore dalla partita di apertura Brasile-Croazia, dove i poliziotti hanno represso la protesta con pallottole di gomma e gas lacrimogeni ed hanno sedato pesantemente il dissenso di chi ce l’ha contro questo governo e chiede maggiori diritti. L’intento dei manifestatnti era quello di entrare nello stadio Corinthians dove era prevista la cerimonia d’inaugurazione e la prima apartita. Questo tipo di scontro tra le forze di polizia ed i manifestanti ha accompagnato tutto l’arco dell’iter per giungere ai Mondiali ed in quest’ultima manifestazione, la repressione ha causato il ferimento di due giornaliste della Cnn: una ha un braccio fratturato e l’altra è stata colpita da diverse schegge di vetro. Stessa aria si è respirata a Rio de Janeiro, dove i dipendenti degli aeroporti cittadini erano entrati in stato d’agitazione per 24 ore con la richiesta di rinnovo del contratto collettivo di lavoro.

Le reazioni della gente aggiungono dunque delle discrepanze, alle cifre fornite dal sindacato CUT, forse perché non prendono in considerarzione la situazione dei numerosi lavoratori impiegati in nero e che molto spesso sono state vittime di incidenti sul lavoro, dove ci sono scappati parecchi morti. Questi dati, non portano alla luce l’ormai triste rito della prostituzione e del lavoro minorile, che secondo le associazioni umanitarie è abnorme ed in crescita vertiginosa proprio durante lo svolgimento delle partite, con le migliaia di turisti soggiornanti ed in cerca di emozioni proibite. E questi numeri non traducono la miseria delle baraccopoli a due passi dalle centrali del lusso e del benessere e di quelle zone di frontiera che si trovano limitrofe al cuore del denaro, ma che se qualche malcapitato si trovasse a doverle attraversare, dovrebbe pregare il “suo” Dio per esser semplicemente derubato, senza subire altra violenza oppure la morte.

E allora, nel Brasile delle contraddizioni estreme, i dati positivi e che riteniamo fondati devono essere letti alla luce di una situazione di povertà e precarietà incancrenita; una realtà che l’artista Paulo Ito, ha visualizzato in un’opera eloquente, in cui salta fuori tutto il malcontento popolare brasiliano e che punta il dito contro il governo e gli investimenti monetari nei mondiali. Il murale di Paulo Ito ha fatto restare a bocca aperta i bambini di una scuola di San Paolo, che si sono trovati di fronte, al volto gigantesco di un bambino come loro, che nel suo piatto ha solo un pallone e sta piangendo perché è disperato per la fame. Il murale di Paulo Ito, è già famoso in tutto il globo perché in pochi tratti è divenuto il simbolo della gente del Brasile, quella che sa ballare e sa divertirsi perché solo così spesso, riesce a scacciare il demone della miseria.

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