Messi trascina l’Argentina

Un evento che entrerà nella storia del calcio – La partita tra Francia e Honduras passerà alla storia. Non certo per la doppietta di Benzema o per la vittoria dei transalpini. Il match diretto dal brasiliano Sandro Ricci ha decretato, per la prima volta nel mondo del calcio, l’assegnazione di un gol tramite l’uso della tecnologia. Si è trattato del 2-0. La “goal line technology” svolge la sua funzione e così l’arbitro, dopo aver convalidato la rete, decide di consultare l’innovazione che conferma come la palla ha superato la linea e assegna l’autorete al portiere Valladares. Niente tripletta per Karim Benzema. Con il sistema glt non si può sbagliare, perché si basa su 14 telecamere (7 per ogni porta) ad alta velocità in grado di catturare fino a 500 immagini al secondo. Sono collegate a un software in grado di calcolare in tempo reale il tragitto esatto del pallone. Quando la sfera supera la linea di porta, una vibrazione viene spedita agli speciali orologi in dotazione della terna arbitrale e del quarto uomo.

La Francia scopre Griezmann – Anche se la protagonista principale nel debutto della Francia è stata la tecnologia, la squadra allenata da Didier Deschamps non fallisce di fronte a un avversario che pensa più a commettere falli e non a giocare. Oltre la buona prova di Benzema c’è da menzionare il furetto Valbuena. Presente in ogni parte del campo, alterna qualità a quantità. E’ stato un motorino instancabile e probabilmente il migliore in campo. Spicca anche la giovane ala della Real Sociedad Antoine Griezmann. Migliora con il trascorrere dei minuti e dimostra di avere un’intelligenza tattica non comune. Potrebbe essere una sorpresa in questo mondiale. Delude, invece, Pogba. Forse da un campione come lui ci si aspetta sempre qualcosa in più e anche se si procura il penalty che sblocca la partita, non sfodera una prestazione in grado di andare al di là della sufficienza. Per il resto è una Francia ancora troppo prevedibile ed è difficile dire di più, perché davanti aveva la cenerentola del torneo. Certo, il prossimo match contro la Svizzera (vittoriosa allo scadere per 2-1 contro l’Ecuador) potrà dire qualcosa in più.

La prima volta della Bosnia. Messi decide la partita – Calcisticamente parlando (e non solo), l’incontro più bello è stato quello tra Argentina e Bosnia. Una sfida ricca di significati. Il primo mondiale per i bosniaci che nel corso degli anni sono riusciti a riprendersi dalla macerie dei Balcani. Il simbolo è Džeko. Se molti suoi compagni, durante il periodo della guerra, fuggivano per dal loro Paese martoriato dai bombardamenti, la famiglia dell’attaccante del Manchester City aveva deciso di rimanere a Sarajevo e così Edin, tra un allarme bomba e l’altro, giocava a calcio. Si allenava e diventava il campione che oggi il calcio conosce. Una favola stupenda. Una storia che meriterebbe un esito migliore del risultato nella partita inaugurale contro la squadra di Sabella. I sudamericani vincono per 2-1. Il match lo decide una magia di Leo Messi. Sta in lui il secondo grande significato della serata. Il giocatore numero uno del pianeta è atteso al varco. A soli 26 anni ha vinto tutto in carriera, segnato una caterva di gol, compiuto prodezze inimmaginabili con il Barcellona, ma quando indossa la maglia della nazionale non riesce a brillare veramente. Se, come sostengono in molti, durante l’ultima stagione ha dosato le forze per arrivare all’appuntamento mondiale al massimo della condizione, vuol dire che sarà dura per tutte le squadre che incroceranno Messi. La rete alla Bosnia è un antipasto e adesso la pulce vorrà portare il suo Paese sul tetto del mondo, proprio come fece un certo Maradona.

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