Se anche i grillini provano odio verso gli ebrei

Esistono differenze tra Grillo e grillini? – Da quando esiste il Movimento cinque stelle la massima più diffusa è “Non ascoltare Grillo, lui quelle cose le dice per scena. Guarda invece quanti ragazzi per bene e preparati lavorano all’interno”. Una semplificazione che lascia il tempo che trova, perché la confutazione di una simile frase si scorge proprio nel diario virtuale del fondatore del M5s. Tra le varie argomentazioni affrontate sul suo blog, Beppe Grillo ha una rubrica in cui attacca ed offende i giornalisti che non la pensano come lui. In passato ha usato etichette da regime contro membri dell’informazione nazionale. Uno spazio che sa di lista di proscrizione. Mettere alla berlina chi non è allineato. Nella realtà virtuale si diverte con questi giochetti. Seminare odio e sperare che si sparga presto in tutto il Paese. Però se questo signore oggi si trovasse a guidare l’Italia, cosa succederebbe? Quali azioni metterebbe in campo contro chi dissente dal sommo guru? Di sicuro si rimpiangerebbe l’editto bulgaro di berlusconiana memoria contro Enzo Biagi e Michele Santoro. Ed è paradossale come chi in questi vent’anni ha visto in Silvio Berlusconi un nemico della democrazia (in politica esistono nemici?), oggi sia abbagliato da un personaggio che oscilla tra un populismo che ricorda gli anni bui del Sud America e l’uomo qualunque dell’immediato dopoguerra.

L’uomo qualunque e il M5s – Un movimento che aveva in Guglielmo Giannini l’esponente di spicco, il quale dopo aver inaugurato il giornale di riferimento dichiarava: “Questo è il giornale dell’uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole”. Ecco, le analogie sono incredibili. Il commediografo e giornalista italiano se non è il papà politico di Grillo, poco ci manca. Certo, l’ex comico genovese ha un maggior peso in Italia rispetto al suo predecessore ed ha avuto la fortuna di cavalcare un periodo di forte crisi economica e istituzionale. Giannini, invece, cercava di prendere slancio proprio nel momento in cui la democrazia italiana stava affondando le radici nel suolo italico. C’è da dire, inoltre, che Giannini non è stato mai accusato di antisemitismo o antisionismo (la linea di demarcazione tra queste due parole ormai è quasi nulla), mentre Beppe Grillo e i vari militanti si sono contraddistinti per termini e frasi che fanno ringalluzzire i militanti dell’estrema destra. Ennesimo esempio è quello che si può leggere in un post del blog grillino. Dopo che il fondatore del M5s si è limitato a riportare le parole di Gad Lerner contro di lui e l’alleanza con Farage nella rubrica “giornalista del giorno”, molti dei commenti nei confronti di Lerner oscillano tra il più becero antisemitismo e le solite false teorie complottiste affibbiate agli ebrei.

Le teorie e gli insulti dei grillini contro gli ebrei – Un certo Biagio non usa mezzi termini: “faccia da stronzo, ebreo, comunista di MERDA”. Poi c’è Maurizio che è incline nel vedere l’ebreo come un potente seduto a una tavola rotonda a dirigere il mondo. Un’immagine che ricorda qualche puntata dei Simpsons: “gad lerner non può essere criticato. Non può perché appartiene a quell’ 1 x 1000 della popolazione mondiale che controlla il 70% di economia, finanza, politica, informazione tv, stampa, cinema, ecc, ecc. quindi siccome il signor GL non può essere criticato, e per evitare di trovarmi la postale a casa, io scrivo w gad lernerd”. Mario invece si richiama alle medievali accuse cristiane contro gli ebrei: “Non poteva certo mancare all’appello questo Gad Lerner, gran profeta del piccolissimo schermo, tredicesimo apostolo in odore di Giuda Escariota, sempre ben disposto ad inchini e salamelecchi alla corte del Nazzareno”. Poi c’è una carrellata di “sei un ebreo e questo dice tutto”, “orripilante ebreo comunista”, “ebreo, sionista, massone e giornalista”.

Quell’antisemitismo che ha fatto breccia tra i grillini – Capita proprio a un movimento populista e qualunquista di fare della semplificazione razionale un suo cavallo di battaglia. L’elaborazione storica, i dibattiti critici o altro ancora sono qualcosa di troppo logico che potrebbe ammansire i seguaci assetati di nemici contro cui scagliare tutta la rabbia. L’ebreo, insegna la storia, è servito egoisticamente ai potenti di turno per distrarre il popolo dai problemi reali. Carestie, crisi economiche, assenza di lavoro, varie ruberie a corte o nei governi, problemi di democrazia interna al partito di riferimento. Tutto ciò può mettersi magicamente da parte quando si tira fuori l’ebreo. Il personaggio contro cui sfogare le frustrazioni di ognuno, l’individuo identificato con il male, con l’usuraio, con l’assassino. Se il filosofo Nietzsche intitolò uno dei suoi testi “Al di là del bene e del male”, nel corso della storia non è stato sempre così. I governanti o i leader che devono esaltare la folla hanno bisogno del male. Non possono andare oltre questo termine e se non dovesse esistere il male, allora lo si può creare. Dal nulla. Magari diffondendo dicerie, testi falsi. Come sostiene Umberto Eco, non è poi così difficile far circolare ciò che non è vero. La storia dell’uomo è ricca di personaggi che hanno pagato, anche con la vita, per teorie fantasiose che con il trascorrere dei decenni si sono rafforzate sull’ignoranza e la superficialità umana. Per chi volesse approfondire la questione c’è sempre il testo di Hannah Arendt “Le origini del totalitarismo”, magari potrebbe smascherare meglio di altre parole le fantasie antisemite che piacciono a tantissimi grillini.

(Foto copertina: Guglielmo Giannini che legge “L’ Uomo Qualunque”)

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