Andrej Kiska

È un ex imprenditore, pieno di soldi e con il pallino per la filantropia, Andrej Kiska, nuovo presidente della Slovacchia, eletto lo scorso fine marzo nel turno di ballottaggio con il 59,6% dei consensi, e che oggi 15 giugno, presta il suo giuramento per ricoprire ufficialmente il suo incarico. Kiska, è un cinquantunenne, ingegnere in microelettronica ma non ha fatto la gavetta per i piani alti della politica. Si potrebbe definire “un neofita” alla prima esperienza, ma ha le idee chiare sul ruolo del suo paese.

Europeista convinto è stato definito, ha intenzione di mantenere la Slovacchia in Europa ma senza volere trasferire tutto il potere a Bruxelles. Si è detto contrario all’unificazione fiscale e al pagamento dei debiti contratti da altri stati. Anche sulla questione Ucraina è convinto che l’annessione della Crimea e l’aggressione russa siano da condannare e da respingere, pertanto ha chiesto espressamente “un atteggiamento univoco e coordinato dell’Ue”.

Andrej Kiska è un uomo che ha sempre dedicato una porzione della propria vita agli altri; agli ultimi, a quelli che da soli non ce la fanno. Da lui è nata l’idea della Fondazione Angelo Buono, che sostiene i bambini colpiti da tumore e le loro famiglie, nella Slovacchia e nella Repubblica Ceca. Lui quando ha fatto la sua dichiarazione del post vittoria, ha detto: “La Slovacchia è un bellissimo paese con gente magnifica. Prometto di essere il Presidente che unisce e motiva, che restituirà la fiducia nell’ufficio presidenziale e renderà umana la nostra politica. Sarò dalla parte di tutti gli uomini onesti”.

Kiska è un padre di famiglia con quattro figli, che si è dato da fare nella vita. Dopo la laurea, ha lavorato come progettista per l’azienda Naftoprojekt di Poprad e negli anni ’90, è partito per tentare la sorte in America e tornato nel suo paese, ha lavorato nell’import-export del commercio di gioielli ma non ha avuto successo. Deve la sua fortuna a due società di credito fondate nel 1996, e che gli avevano causato l’accusa d’esser un usurario, da parte dell’ex presidente, Fico ma che non ha avuto esiti legali per l’imprenditore. Le società sono state messe in vendita nel 2005; ed il ricavato è stato investito nella Fondazione Angelo Buono.

Nel progetto politico di Kiska, vi è sempre stata la voglia “di occuparsi dei problemi veri degli slovacchi” e di voler essere “il contropeso” al governo socialdemocratico dello Smer, che ha una maggioranza di 83 seggi su 150, nel Parlamento slovacco. Il voto al filantropo, è stata una provocazione ed una protesta dell’elettorato, che si è detto “stanco della corruzione e dell’incompetenza della politica tradizionale”. La preferenza per l’uomo di successo, che ha lavorato sodo per raggiungere le vette del successo, ha esercitato il suo fascino sui cittadini, che vedono in quest’uomo una via d’uscita dalla crisi. Lo stesso è accaduto, ad esempio,  al miliardario Andrej Babis, diventato vicepremier e Ministro delle Finanze, nella Repubblica Ceca.

Kiska ha deciso di tener fede all’impegno preso con il suo paese, e di prestare il suo giuramento da Presidente, in mezzo ai poveri ed ai senzatetto; agli anziani ed ai ragazzi cresciuti negli orfanotrofi. Nella sede presidenziale, ha aperto le porte anche alle organizzazioni di beneficenza ed ha in proposito detto: “La scelta degli invitati rappresenta il motivo per cui sono entrato in politica. Ho invitato la gente che aiuta e la gente bisognosa”. Ha anche previsto di devolvere interamente il suo stipendio alle famiglie in difficoltà. Ed ha aggiunto: “Voglio dimostrare simbolicamente, già il primo giorno in carica, che saranno loro la mia priorità”.

Naturalmente, in tanti, sentono puzza di bruciato in quest’opera filantropica a tutto campo, e dicono che si tratti di una speculazione mediatica per stabilizzare il potere di Kiska e rilanciare la sua immagine d’imprenditore, che non sfrutta il prossimo, ma lo sostiene nei suoi bisogni primari.

La popolazione della Slovacchia, lo ha comunque premiato e se le dichiarazioni e gli intenti corrisponderanno ai fatti, questo lo si saprà durante il mandato di Andrej Kiska.

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