Pd Sicilia, Zambuto condannato. Impossibile rottamare il Gattopardo?

La questione delle nomine al teatro Pirandello – Il sindaco di Agrigento Marco Zambuto si è dimesso, dopo che era stato condannato dal Gup della città siciliana Francesco Provenzano, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, a due mesi e venti giorni di reclusione per la vicenda degli incarichi da lui conferiti nella qualità di presidente della Fondazione Teatro Pirandello. Stando alle parole dell’accusa, il primo cittadino democratico e renziano avrebbe fatto attività di propaganda politica e si sarebbe invece disinteressato di promuovere le attività della Fondazione. Alla luce di questa condanna, secondo la legge Severino, il sindaco sarebbe stato sospeso nelle prossime ore dal Prefetto e quindi con la sua presa di posizione non ha fatto altro che anticipare i tempi: “Accetto la sentenza – sostiene Zambuto – ma siccome mi sento innocente farò appello. Ho agito per la città e do le dimissioni per evitare che qualunque ombra e qualunque macchia possa ricadere sul Comune”.

Un politico in movimento. Dal Pdl all’Udc al Pd – Marco Zambuto, che durante le ultime elezioni europee ha raccolto un risultato più che deludente e ha mancato l’elezione a Strasburgo, era in carica come sindaco dal 2007 dopo aver battuto al ballottaggio il candidato del centrodestra Enzo Camilleri. L’anno successivo aderì al progetto berlusconiano del Pdl e nel 2010 si spostò con l’Udc. Il balletto prosegue e così Zambuto, rieletto sindaco nel 2012, nel 2013 aderisce al Partito democratico e in particolar modo all’area renziana. Non è sicuramente uno dei fedelissimi di Matteo Renzi, visto che non si schiera sin dal primo momento con l’attuale Presidente del consiglio, ma nonostante questo nel 2014 è eletto addirittura Presidente dell’assemblea regionale dei democratici suscitando diversi malumori interni. Il primo passo falso arriva poco meno di un mese fa, quando l’ormai ex primo cittadino di Agrigento viene bocciato dall’elettorato insulare durante la tornata elettorale per rinnovare il Parlamento europeo. Una sconfitta che fa riflettere, perché Zambuto era il candidato renziano di riferimento e nonostante l’exploit di Matteo Renzi in tutta Italia non è riuscito a convincere i siciliani e i sardi.

Impossibile rottamare il Gattopardo? – La condanna e le dimissioni del politico sono, senza troppi giri di parole, un brutto colpo per i democratici siciliani. La vittoria alle ultime elezioni europee non deve illudere. Un successo ottenuto sia per la bassa affluenza che molto probabilmente ha tenuto a casa l’elettorato di centrodestra, sia per il traino nazionale rappresentato dal governo dell’ex sindaco di Firenze e dalla sua voglia di cambiamento. Oltre questi due fattori c’è davvero poco. Un partito litigioso e diviso tra Crocetta, Faraone, Raciti e minoranze varie. Un Pd che dell’aria nuova del premier e del suo entourage ha ben poco. Mentre nelle altre regioni inizia a emergere una nuova classe dirigente, composta soprattutto da giovani leve, in Sicilia sono i soliti a cambiare casacca e a stare sempre in prima fila, mentre i militanti che hanno creduto dalla prima ora in certe idee vengono tenuti “buoni” nelle retrovie per non alterare equilibri di cui non si capisce il senso. A quanto pare è impossibile rottamare il Gattopardo.

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