J.K. Rowling la creatrice di Harry Potter scende in campo contro la secessione scozzese

La mamma di Harry Potter J.K. Rowling  ha aderito alla campagna Better together per il NO al referendum sull’indipendenza della Scozia. La creatrice della saga del maghetto, da sempre impegnata in attività di beneficenza, ha donato un milione di sterline al fronte anti indipendentista, che è guidato da un suo amico, ex ministro laburista Alistair Darling. In una dichiarazione sul suo sito web, la Rowling ha argomentato così la sua scelta: “Gli indipendentisti  vogliono demonizzare chiunque non sia a favore. Io stessa pur volendo continuare a vivere in Scozia per il resto della mia vita, ho l’impressione che qui alcuni non mi giudichino scozzese a sufficienza. Credo molto negli scozzesi, popolo capace di grandi cose, ma credo che chi pensa all’indipendenza abbia minimizzato i rischi cui si può andare incontro”.

Non ha tutti i torti perché per la Scozia non sarebbe facile sopravvivere in una Europa in cui la moneta unica nasce da una debolezza di fondo, che deriva dal non avere una politica fiscale comune. La Scozia potrebbe separarsi, ma non potrebbe fare a meno del rigore del prelievo fiscale inglese e della potenza economica degli inglesi, le cui compagnie, come la Bp e la Shell, controllano quasi completamente alcune delle risorse su cui prova a fare leva il movimento indipendentista scozzese.

Ma facciamo un passo indietro per provare a capire se il desiderio di separazione che si agita in giro ha radici culturali, identitarie o è spinto da altro. Da una parte ci sono i sogni che vedono una Europa unita. È un sogno che parte molto tempo fa, e per alcuni rappresentava una visione di unione e di pace, per altri invece era la necessaria premessa per poter svolgere liberamente il commercio, per altri ancora era l’unica garanzia per poter garantire un certo periodo senza minacce belliche. Gli Stati Uniti infatti alla fine del secondo conflitto mondiale, non ritenevano fosse sufficiente il solo Patto Atlantico per stabilire un certo periodo di tranquillità, e avendo necessità di esportare, cominciarono, con il cosiddetto piano Marshall, a fornire aiuti economici in cambio di una unione tra i paesi europei che potesse garantire la stabilità. Quando si dice lo spontaneo desiderio nato dal cuore di sentirsi fratelli di una stessa patria di nome Europa!

Al di là della facile ironia anche oggi l’origine di carattere puramente economico di questa unione non si è del tutto perso, ed infatti l’unione europea sembra essere più una unione degli interessi bancari che l’unione di culture e di popoli che si sentono affratellati, se non ad un livello storico e sociale, molto più profondo che ha a che vedere con la cultura e con l’arte. Dall’altra esistono fronti di indipendentisti in tutto il mondo e specialmente in Europa.

Non siamo interessati ai risvolti di carattere politico ed economico ma proviamo a leggere soltanto i dati umanistici e culturali, ed è chiaro a tutti che nel cuore della madre Europa esistono i figli della Catalogna, che da tanto desiderano liberarsi di Madrid. Esistono gli irlandesi del nord, ed esistono gli indipendentisti fiamminghi, bellissimi almeno nel loro nome che ricorda i maestri della luce nella pittura, i quali sognano le Fiandre slegate dal Belgio. Anche in casa nostra il Veneto da un po’ di tempo ha lanciato una campagna che inneggia alla separazione. E si sentono, anche se non organizzati in maniera politica, cori delle regioni meridionali, insieme alle isole, che rispondono, ma perché non ve ne andate e non ci lasciate vivere nel vecchio regno delle due Sicilie?

Che cosa significa in realtà indipendenza? Se si va a leggere su qualunque vocabolario saltano agli occhi due significati leggermente distinti. Uno ha a che vedere con la libertà di agire secondo il proprio metro di giudizio e la propria volontà, e l’altro è quello di avere autosufficienza economica, cioè avere a disposizione abbastanza soldi per autogestirsi. L’esigenza di indipendenza in uno stato può derivare dall’emancipazione da un potere coloniale o imperiale, o può essere ottenuta da una separazione o da uno smembramento, che come nella separazione di una coppia ha un certo costo economico. Appena uno dei due raggiunge uno stato di autosufficienza che glielo permette, può pensare ad una separazione, infatti non a caso abbiamo la sensazione che in diversi casi siano le regioni o i popoli che hanno una certa ricchezza economica o la sensazione di averla, a ritenere sia il caso di arrivare ad una secessione.

Ma un’altra domanda importante che sorge è questa. Oggi è possibile pensare, come persona, come stato, o come regione che si possa vivere ed esistere facendo completamente a meno degli altri? Una autarchia culturale e delle idee e sempre possibile, perché né la cultura ne le idee possono mai essere imprigionate né tantomeno gestite da altri, mentre una autarchia economica diventa sempre più irrealizzabile, specialmente ora che il pianeta si fa sempre più piccolo.

È difficilissimo stabilire la differenza tra motivi di identità culturali e motivi puramente economici, che alle volte possono spingere verso esigenze di separazione, ma è chiaro che è più facile spuntarla per i poteri economici,  mentre quelli ideologici e culturali quasi sempre, anche nel lontano Tibet e nel Kurdistan sono destinati ad annaspare.

Anche il gesto della Rowling la dice lunga. L’aver mollato un cospicuo numero di sterline, che nel suo patrimonio, grazie alle avventure del maghetto di Haworth, rappresentano pochi spiccioli racconta solo per l’ennesima volta che tutte le questioni di identità culturali e le ragioni idealistiche, che possono commuovere nel ricordare le gesta di  Braveheart, un altro personaggio reso leggendario anche dalla letteratura e dall’arte cinematografica, perdono letteralmente peso di fronte alla forza del potere economico e fanno diventare romantiche anche le dichiarazioni bibliche dei catalani che si sentono dei David che alla fine trionferanno contro il gigante spagnolo. I giganti però a tutte le latitudini, come la corona britannica cercheranno sempre di far valere la propria forza monetaria contro ogni forma di secessione.

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