Brasile 2014. C’era una volta il tiki taka

Dal Barcellona alla Spagna. La fine di un ciclo – Il lento declino della Spagna calcistica lo si era intuito nell’ultima stagione, quando il Barcellona aveva mostrato a tutto il mondo la fine di un’epoca. Sconfitta in campionato e eliminata dalla Champions League. Certo, può capitare di perdere. Però non è questo il problema. Semmai è come si perde e la squadra di Messi e compagni era stata sconfitta sul piano del gioco e aveva dovuto dimenticare quel calcio spumeggiante che nell’ultimo decennio aveva fatto di Barcellona e Spagna due formazioni inimitabili nella storia del calcio. Già, anche la nazionale spagnola deve essere inclusa nella parabola involutiva. Non potrebbe essere altrimenti, considerando come gli interpreti sono gli stessi. L’incredibile manita rifilata dall’Olanda, infatti, è uno spartiacque sin troppo evidente. Tra appagamento e scarsa condizione atletica, gli iberici si sono fatti umiliare da chi, quattro anni fa, avevano sconfitto nella finale in Sud Africa. Neanche a dirlo, uno dei protagonisti è stato proprio quel Robben che nell’ultimo mondiale si era divorato un gol a tu per tu con Casillas. In Brasile, invece, le parti si sono invertite.

Il tramonto del tiki taka – La Spagna è stata battuta su tutti i fronti. La difesa è parsa troppo allegra e l’addio di Puyol pesa maledettamente. In mezzo al campo Xavi e Iniesta hanno brillato solo nella prima mezz’ora, fin quando la condizione atletica ha retto. Dopo c’è stato il vuoto. In avanti Diego Costa, sommerso dai fischi dello stadio per aver scelto la maglietta delle furie rosse invece di quella brasiliana, si è visto poco e quando è entrato Fernando Torres il pensiero è andato a Llorente lasciato incredibilmente a godersi le vacanze dopo una stagione ad alti livelli con la Juventus. In un contesto del genere tramonta la filosofia del tiki taka. Simbolo delle vittorie del Barcellona e della stessa Spagna, oggi è solo un ricordo. Del resto per svilupparlo servono piedi buona e una velocità di gambe che oggi si trova solo nei filmati storici degli spagnoli. Il tiki taka è al momento una favola che Iniesta e Xavi racconteranno ai loro figli. E’ stato lo strumento per fare inginocchiare il mondo ai loro piedi.

La meglio gioventù d’Olanda – Oggi, però, è stata la loro condanna. Ha sancito la fine di un’epoca calcistica. Anche se contro l’Olanda c’erano in paio solo tre punti, la cinquina degli orange di Van Persie ha un valore simbolico non indifferente. Cala il sipario su quelli che ormai sono degli esempi di questo sport, ma forse l’idea del tiki taka non è definitivamente tramontata. Potrà tornare a far impazzire gli avversari solo con nuovi interpreti. Chissà. Nel frattempo tocca assistere alla meglio gioventù d’Olanda, che travolge i maestri del calcio. Capitan Van Persie realizza il primo golasso del Mondiale carioca e le solite giocate di Robben procurano i soliti gol. Tra la nuova generazione guidata da Van Gaal, oltre ai alle firme autorevoli, spicca Daley Blind. Il terzino sinistro dell’Ajax è figlio d’arte. Suo padre è lo storico capitano dei lancieri, Danny Blind. Una gara maiuscola quella dell’inesperto calciatore e sicuramente da questo momento in poi attirerà l’attenzione dei maggiori club europei.

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