A Milano con 'I Ragazzi di von Gloeden' Mario Bolognari riporta alla luce la pietra dello scandalo di Taormina

Mario Bolognari professore di Antropologia culturale presso il Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina, venerdì 27 giugno presenta in una delle librerie più note di Milano, la Libreria Popolare di via Tadino, la sua ultima opera I ragazzi di von Gloeden edito da Città del sole. L’incontro sarà moderato dal giornalista, scrittore e “militante gay” Giovanni Dall’Orto.

La presentazione avviene durante la settimana in cui ha luogo il Milano Gay Pride, manifestazione che fa parte ormai dell’onda pride, settimana in cui tutte le persone che si raccolgono sotto l’acronimo GLBT (Gay, Lesbiche, Bisessuali, Transgender) prova a far sentire la propria voce per reclamare i propri diritti.

Il libro di Bolognari prova a ricostruire il rapporto del barone von Gloeden con la città di Taormina, e parla di omosessualità e di prostituzione minorile. Il punto di vista, però, è quello di una elevata sensibilità e della ricostruzione dell’antropologo, non a caso il sottotitolo parla di una poetica omosessuale e delle rappresentazioni di un erotismo siciliano a cavallo tra l’ottocento e il novecento. Il risultato, frutto di una ricerca di cinque anni, ci offre il ritratto di una Taormina che ha vissuto in una maniera ambivalente la vicenda. Con la sua opera va a ripescare questo sud decisamente fuori dagli stereotipi, che grazie all’opera del pittore, scoprendosi anche fotografo, contribuì alla vocazione turistica di Taormina, allargandone i confini etici e morali in positivo, proprio grazie ad una chiara esposizione. Mentre una parte trovava difficile inquadrare il fenomeno, vivendo la cosa in un anfratto di vergogna e di pudore represso, con la messa in pubblico del fenomeno, addirittura sotto le luci internazionali, esso diventava normale.

Bolognari recupera il senso profondo dell’ ammissione della propria diversità. La messa in piazza. Il coming out, non è niente altro che dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. Si tratta in fondo solo di una es-posizione. Un rendersi chiaramente visibile, che se vogliamo è lo spirito di tutti i cortei dei Gay pride in ogni parte del mondo.

Non possono non tornarci alla mente alcuni passi del grande Pasolini, che con la sua intera vita ha, e anche con la sua morte, ha contribuito alla normalizzazione di queste idee. Andò con la sua profonda religiosità, anche da laico, in cerca di qualche immagine che ci desse la chiara visione di quello che a lui pare un insegnamento profondo del cristo. Ne L’usignolo della chiesa cattolica vede un immagine di Cristo assimilata a quella di un tenero fanciullo, anche con dei tratti femminei, e di questa figura recupera, da una parte l’esigenza di una compromissione nell’impegno civile, nella esposizione della sua nudità sulla croce e dall’altra facendolo valere come supporto per un coraggio dello scandalo. Bisogna esporsi / questo insegna / il povero cristo inchiodato, poetava il sensibilissimo Pasolini, e per lui la croce di cristo diventava la pietra dello scandalo, sulla quale si sedevano gli antichi romani per effettuare il cedo bona, la rinuncia a tutti i beni per non essere perseguitati. La luce della serenità passa attraverso la luce della verità e la normalità passa attraverso il coraggio dello scandalo.

Lo stesso coraggio dello scandalo, che poi è solo una serena affermazione del proprio essere, trovata da von Gloeden, quando cominciò a ritrarre i giovanetti locali in pose che richiamavano l’antica Grecia. Pose provocanti, senza dubbio, ma al contempo suggestive e ricche di fascino artistico. Dall’analisi della elaborazione di come una cittadina intera reagiva ad una tale messa in piazza, a certa esposizione, è venuta fuori anche l’idea che l’omosessualità sia servita a trasformare certi stereotipi negativi in fattori che hanno creato il mito di un luogo libero e tollerante, un luogo in cui la cultura, un po’ araba e un po’ greca, fluisce attraverso la liberalità e l’arte non sia una funzione ideologica che chiede l’appartenenza di genere all’artista.

Il testo, che ha una prefazione del maestro Franco Battiato, attraverso un’analisi antropologica, svela i connotati retorici della vicenda von Gloeden, e tutte le implicazioni politiche che hanno comunque trasformato Taormina. Per Bolognari, il barone Von Gloeden rappresenta in ogni caso la nascita di un processo “che ha connesso una piccola comunità siciliana con l’intero mondo…”, e che ha portato artisti, imprenditori da ogni parte del pianeta, ma anche “molta gente comune attratta dal fascino di una realtà che ha nascosto dentro di sé questo segreto per poi scoprire che invece questo segreto nel mondo è considerato da tutti un fatto assolutamente normale, è conosciuto, ed è ancora oggi uno degli elementi di attrazione della nostra realtà”.

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