Iraq. I miliziani dell'Isis avanzano e puntano alla conquista di Baghdad

Le agenzie hanno comunicato che 500 mila profughi sono fuggiti da Mosul, e vogliono abbandonare l’Iraq, visto l’aggravarsi della situazione interna al paese, che si trova assediato dai ribelli jihadisti sunniti dello Stato Islamico del Levante (Isis). Un oceano umano in movimento, per sfuggire alla violenza e alla morte, privo di protezione da parte di un esercito, che non riesce a difendere il territorio ed a contenere l’avanzata delle forze jihadiste, che puntano dritte alla conquista della capitale Baghdad. Tra questi, a quanto sembra, vi è l’intera comunità cristiana della città.

In mano ai qaedisti, sino a questo momento, ci sono le città di Mosul e l’intera provincia settentrionale di Ninive; stessa sorte è toccata a Tikrit, la città d’origine di Saddam Hussein, a 160 chilometri a nord di Bahdad, pur se sembrerebbe che la città sia poi tornata sotto il controllo delle forze di polizia. Il tentativo di occupare Samarra da parte degli insorti, città sacra agli sciiti, è stato reso vano dall’attacco dell’esercito, coadiuvato dai raid aerei dell’aviazione militare irachena. Ma oramai è certo che l’Iraq dovrà tornare alla guerra perché il progetto di conquista degli sunniti non si arresterà.

Già a gennaio, presa Falluja, a 60 chilometri a ovest di Baghdad, si erano impadroniti della zona del Baiji, regione dei pozzi di petrolio con la presenza di una delle raffinerie più grandi dell’Iraq; l’occupazione non era durata a lungo ma i rimedi estremi dei miliziani continuano ad esser applicati con grande meticolosità. In provincia di Kirkuk, 15 uomini appartenenti alle milizie anti-Al-Qaeda, all’esercito ed alle forze di polizia locali, sono stati giustiziati. E ieri a Mosul sono stati sequestrati 49 persone del consolato turco, console compreso. Tra gli ostaggi, c’erano anche 3 bambini ed alcuni agenti della sicurezza. I rapiti, attualmente, si trovano nel quartier generale dell’Isis e stanno bene, ma il Premier Erdogan, ha già fatto sapere che la Turchia, non resterà a guardare mentre si violano le regole della diplomazia internazionale; e dopo il rapimento di altri 31 turchi, tutti camionisti, il Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha minacciato “rappresaglie durissime” se fosse messa a repentaglio l’incolumità dei cittadini turchi.

Anche gli Stati Uniti “sono pronti” a giungere in soccorso del governo iracheno; Jennifer Psaki, portavoce del Dipartimento di Stato americano, ha rilasciato una dichiarazione sull’immediata collaborazione degli Usa per fermare l’offensiva dell’Isis e il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ha fatto appello alla comunità internazionale per allargare il sostegno all’Iraq e non consentire lo stallo del percorso democratico. Lo stesso governo di Bahdad, del resto, avrebbe in via ufficiosa dato l’ok agli americani, di ricorrere ai bombardamenti per fermare l’avanzata degli jihadisti.

In Iraq – e desideriamo far riflettere attentamente su questi punti – così come in altri luoghi del Medio Oriente e del Continente Africano è il caos, dopo l’abbattimento delle dittature con azioni militari durate anni. Questi interventi, hanno lasciato territori impoveriti ed assenza di un vero ordine amministrativo e legislativo; dunque non sorprende affatto che i nodi interni ora siano tornati tutti allo scoperto e che siano strettamente legati agli interessi economici non solo del mercato delle armi ma a quelli del settore petrolifero e dei gas naturali.

In Iraq, la morte di Saddam, inoltre, non ha eliminato lo scontro tra sunniti e sciiti con le richieste dei radicalisti islamici, che divengono sempre più pressanti. Una valutazione dall’esterno, registra anche la volontà di creazione di un Grande Bacino Islamico, che funga da contrapposto all’Occidente ed ha bisogno di ridurre alla minoranza, i paesi filo occidentali, mettendo a tacere le altre etnie religiose. Il leader radicale sciita Moqtada Sadr, ha fatto un appello per formare delle brigate che proteggano i luoghi santi della comunità che è costantemente presa di mira dai sunniti.

L’unione Europea e la Lega Araba, hanno avuto un vertice ad Atene, in cui è emersa la preoccupazione per la piega che gli eventi, in modo tanto rapido hanno preso in Iraq. E Federica Mogherini, il Ministro degli Esteri italiano, ha avuto un incontro con il Ministro degli Esteri iracheno, Hoshyar Zebari, dal quale è partita la medesima richiesta: quella di aiutare gli iracheni ad evitare nuovi eccidi nel paese.

L’Iraq, che ancora è in fase di ricostruzione e dove le regole della democrazia, introdotta dagli occidentali, non sempre si sposano con le tradizioni legate a gruppi familiari e comunità tribali, non ancora propensi a valutare gli eventuali benefici che un sistema ispirato al modello occidentale, potrebbe apportare.

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