Corruzione, anche la Gdf nel caos

Italia e tangenti, un binomio perfetto – Andando avanti di questo passo, quando ci si troverà sul motore di ricerca Google e si scriverà la parola “tangenti”, molto probabilmente il collegamento con l’Italia sarà immediato. Non è un’esagerazione. Gli scandali di queste ultime settimane, dall’Expo al Mose, sembrano soltanto la punta dell’iceberg. Una massa enorme di ghiaccio che se toccherà le parti essenziali della nave Italia, rischierà di farla affondare. Uno scenario apocalittico, ma non potrebbe essere altrimenti. Fino a questo momento il ladro nazionale è stato identificato con il politico, ma sia la vicenda di Venezia che altri casi mostrano i limiti di un simile ragionamento. Del resto se il sistema è marcio, non si comprende come le ruberie non debbano coinvolgere anche vari settori del Paese. Dalla magistratura alle forze dell’ordine, la lista è lunga. Infatti lo stesso Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, si era detto seriamente allarmato per “il coinvolgimento pesantissimo del sistema di controllo”.

Gli affari del colonnello Mendella a Napoli – Mai parole furono più azzeccate e così nella giornata di ieri anche la Guardia di finanza è stata coinvolta in alcuni casi di corruzione. Tutto inizia con l’arresto del comandante provinciale della Finanza di Livorno, colonnello Fabio Massimo Mendella, per tangenti in cambio di verifiche fiscali addomesticate. Insieme a lui è stato fermato il commercialista napoletano Pietro De Riu. L’inchiesta, però, è solo all’inizio e così risulta indagato il generale Vito Bardi, numero due della Guardia di Finanza, che ha subito la perquisizione dei suoi uffici romani. L’accusa più grave, però, è nei confronti di Mendella, il quale, quando era in servizio a Napoli, avrebbe evitato di compiere controlli ad alcune società di due noti imprenditori partenopei, i fratelli Giovanni e Francesco Pizzicato. L’attenzione particolare fruttava al colonnello della Gdf una sorta di stipendio mensile in grado di oscillare tra i 15 mila, 20 mila o 30 mila euro. Un vero e proprio pizzo, solo che a chiederlo non era la criminalità organizzata, ma un membro delle forze dell’ordine.

Indagato il numero due della Gdf Bardi. La preoccupazione e la speranza di Cantone – Nella stessa inchiesta è indagato per corruzione il generale Vito Bardi. Essere il vice nella Guardia di finanza, evidentemente, non porta bene. Il suo predecessore, generale Emilio Spaziante, era stato arrestato con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti del Mose e a Napoli è indagato per verifiche fiscali pilotate. Ancora niente di tutto ciò è certo ed è corretto tenere in considerazione il beneficio del dubbio, ma dalle carte in mano agli inquirenti sarà difficile negare l’intera vicenda. Mentre il Presidente del consiglio e il Ministro dell’economia sono andati in Oriente e in Occidente per convincere a investire in Italia, esplode una questione corruzione anche all’interno della Gdf. Ennesimo duro colpo alla credibilità della nazione, che fa cadere la logica portata avanti da alcuni partiti e organi di informazione di porre una dicotomia netta tra guardie e ladri. Purtroppo si deve andare al di là del bene e del male, direbbe il filosofo tedesco Nietzsche. C’è un malcostume diffuso e sarebbe riduttivo parlare di un solo ambito corrotto, perché potrebbero farla franca chissà quante altre persone che non indossano l’abito del politico. Nonostante tutto, fa ben sperare, come detto da Raffaele Cantone, che “nelle indagini le forze di polizia giudiziaria non hanno avuto remore ad occuparsi di vicende anche al proprio interno”. Ciò dimostra come una parte dell’Italia è sana ed è da questo punto che si dovrà ripartire.

[in foto copertina il generale della Guardia di Finanza Vito Bardi]

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