Il Brasile da Garrincha a Neymar jr. Come cambiano i calciatori da un’epoca all’altra

Il Brasile di ieri e di oggi – Giocare un Mondiale in casa è sempre stato uno dei sogni dei brasiliani, che hanno utilizzato questa manifestazione calcistica per riscattarsi dalla povertà e dall’anonimato internazionale in cui si trovavano. Dare un calcio a un pallone voleva dire allontanare il più possibile tutta la sofferenza provata giorno dopo giorno. Oggi tutto è cambiato. Il Brasile è la quinta potenza industriale del mondo e, a dispetto del passato, si è formata e arricchita la classe media. Sono stati compiuti passi da gigante, ma considerando le proteste degli ultimi mesi ancora non basta, non è sufficiente. Chiedono più diritti i lavoratori, gli abitanti delle favelas e gli esponenti del Movimento Senza Terra. L’essenza del Paese sudamericano è mutata, o forse oggi la vediamo con occhi diversi perché in Brasile c’è la democrazia. Quando, infatti, dominava l’ombra lunga della dittatura veniva diffuso al resto del pianeta un’immagine stereotipata del popolo carioca e il calcio, il carnevale e le spiagge erano i luoghi comuni per eccellenza con cui identificare un cittadino brasiliano. Non si parlava di altro.

Garrincha, “umano troppo umano” – Tempi ormai lontani che appartengono al Novecento. E proprio nel secolo delle grandi guerre, il Mondiale che rappresentò più degli altri il riscatto di un’intera nazione fu quello del ’58. Un successo che sancì la rivincita del ’50, quando in finale al Maracanã i verde oro persero contro l’Uruguay. Una competizione internazionale in grado di far conoscere a tutti Garrincha. Campione indiscusso, uomo semplice immerso nei suoi pensieri. La sua naturalezza lo rendeva il classico vicino della porta accanto e permetteva ai tifosi di immedesimarsi sul serio con il proprio idolo. Era un fuoriclasse inarrivabile, ma allo stesso tempo il suo carattere e le scelte di vita lo rendevano “umano troppo umano”. Era un ragazzo che a volte veniva preso in giro dai suoi compagni. Affetto da alcune malformazioni congenite, faceva della libertà un valore centrale della propria vita. E’ vero, Garrincha viveva in un Paese profondamente diverso da quello attuale e questo influisce inevitabilmente sui cambiamenti radicali che possono scorgersi nei campioni contemporanei.

Neymar e il calciatore contemporaneo – Un esempio su tutti è un giocatore simbolo del Brasile allenato da Felipe Scolari, che domani darà il via alla manifestazione calcistica. Parlo di Neymar jr. Stella del Barcellona e venerato come il nuovo Ronaldo o Romario in Patria. Per modi e atteggiamenti, però, non solo sembra lontano anni luce dalla travolgente ala Garrincha, ma addirittura potrebbe venire qualche dubbio sulla comune nazionalità. Il campione del ’58 era schivo e allergico alla visibilità (quando poteva tornava nella sua foresta per giocare e ridere con i vecchi amici), mentre l’altro è affamato di celebrità. Sempre presente nelle pubblicità del momento o in video musicali. Neymar jr è anche circondato da un genitore discutibile, il quale quando fece firmare al figlio il contratto faraonico con il Barcellona, inserì nel prezzo un’orgia per se stesso da consumare a Londra. Adulti che provano ad arricchirsi sui figli e ad approfittare del loro talento. Anche questa è una dicotomia con l’epoca di Garrincha.

Cambiano le società e anche i giocatori – In realtà, però, la discussione non è un qualcosa da circoscrivere al solo Neymar jr. Il calciatore dell’epoca contemporanea è una star e come tale viene trattato. Allergico ad argomenti di interesse culturale o attuale, oggi pensa soltanto alla playstation e alla discoteca. La differenza la possiamo scorgere anche in Italia tra i campioni del mondo dell’82 e quelli del 2006. I primi, senza ombra di dubbio, erano più riflessivi e partecipi alla vita del loro Paese. Il calciatore non ha semplicemente cambiato interessi, ma è antropologicamente diverso. Se prima il benessere del calcio veniva utilizzato per sollevarsi dalla situazione attuale e conoscere con occhi diversi il mondo, oggi viene usato per assecondare ogni vizio che la vita pone dinanzi. Nessun moralismo. Sono soltanto i tempi che cambiano, anche se spesso e volentieri ai calciatori viene chiesto qualcosa in più di quello che potrebbero dare o dire. In fondo sono soltanto ragazzi e tra i due estremi rappresentati da Garrincha e Neymar jr, forse, si potrebbe cercare una via di mezzo.

 

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