Sylvia Kristel e Nicholas Clay in uno dei film tratti dal famoso romanzo
Sylvia Kristel e Nicholas Clay in uno dei film tratti dal famoso romanzo "L'amante di Lady Chatterley" di David Herbert Lawrence, girato in Germania nel 1981

E’ nata e si è affermata con i baroni omosessuali ed i loro amici, la Taormina turistica: tra il 1864 (l’anno della nascita del primo albergo, il “Timeo”) ed il 1880. E negli ultimi due decenni dell’Ottocento arrivarono le prime turiste, connazionali del famosissimo “dandy” della letteratura inglese Oscar Wilde: nobildonne e signore dell’alta finanza, già avanti con gli anni, appassite nei palazzi e nei circoli letterari londinesi, che il sole di Sicilia accendeva di voglie non del tutto sopite. E con i baroni-gay (che si ritenevano i veri padroni della Taormina di quegli anni) gareggiarono in stravaganze e peccati.

Gaie e patetiche, aprivano le loro case e ville (prese in affitto o acquistate) agli aitanti ragazzotti locali,  figli di contadini e pescatori, ai quali, in cambio di poche carezze e illusioni d’amore, erano pronte ad  elargire denaro in vita e lasciti ereditari alla morte. Esibivano i loro “boy-friend”, le non più giovani signore albioniche, passeggiando mano nella mano sulla strada principale del paese, proprio come avevano fatto per anni i baroni (in qualche caso con gli stessi ragazzi che avevano tanto esaltato i “gay”), si abbandonavano ad ogni tipo di smancerie al bar della piazza, nei salotti, sulla spiaggia dell’Isola bella  (anche in pieno inverno, avide di sole e di tenerezze) ed in barca con i loro abbronzatissimi compagni ai remi, in dolcissimo idillio. E con le nobildonne inglesi arrivarono le tedesche, le svedesi, le francesi, giovani e pimpanti: accolte a braccia aperte dai taorminesi, chiaramente, e con il solito fastidio (vera e propria insofferenza) dai baroni. No, le ragazze proprio no, non potevano tollerarle, i baroni omosessuali, in quello che avevano per anni ritenuto e ritenevano fosse ancora un loro “regno esclusivo”. Le odiarono (le temevano, chiaramente, perché “sorridevano un po’ troppo” ai ragazzi taorminesi), ma non poterono certo cacciarle da Taormina.

Continuarono ad esibirli anche i baroni, naturalmente, i loro “boy-friend”: giovanotti, occorre precisarlo, assolutamente refrattari alla “diversità-gay” delle nuove mode sessual-salottiere che fiorivano in quegli anni (refrattari per indole, cultura, tradizioni), ma non insensibili alla incredibile munificenza di quel tipo di ospiti. Furono non pochi i giovani taorminesi che si arricchirono in quegli anni, assicurandosi cospicui  vitalizi, partecipazioni azionarie in banche, ferrovie e pozzi petroliferi, ed ereditando pure ville favolose,  alla morte dei vecchi e generosissimi amici che le avevano abitate. Ma bisogna dire che, in fatto di generosità e munificenza, non erano da meno, al momento di lasciare questo mondo, le mature e appassionate nobildonne che ai baroni avevano conteso e strappato spesso i loro aitanti  “boy-friend”.

Amori ed affari per tutti, insomma, nella Taormina dei grandi amatori e dei grandi peccatori. Ed alla fine baroni omosessuali e nobildonne dal cuore matto, dopo essersi tanto odiati e fatti la guerra a suon di bigliettoni e lasciti vitalizi, trovarono il modo di “convivere” in allegria, felicemente: con i loro sogni, le loro bizzarrie, stravaganze, sfrontatezze, vizi pubblici e privatissime virtù. La favolosa Taormina era in grado di fare miracoli del genere.

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