Iraq. La violenza dei miliziani jihadisti non s'arresta

Decine di  morti e feriti nell’azione armata condotta a Mossul, nord dell’Iraq, dai miliziani jihadisti dello Stato Islamico del Levante (Isis). Lunedì sera, gli estremisti hanno sferrato un attacco contro la sede del Consiglio Provinciale impadronendosi dell’edificio e di vari quartieri cittadini, e poi hanno continuato l’attacco ad est e a ovest di Mossul, ingaggiando uno scontro con le forze di sicurezza. Molti cittadini, per timore di restare uccise, hanno abbandonato le loro case. “L’intera provincia di Ninive è sotto il loro controllo”, ha dichiarato il Presidente del Parlamento iracheno, Osama Nujayfi.

Il governatore, Nujayfi ha anche chiesto alla gente di “formare comitati popolari” per combattere contro i miliziani, che hanno già occupato la città di Falluja e la settimana scorsa per diverse ore, avevano tenuto sotto scacco, alcuni dei quartieri della città sacra agli sciiti, Samarra.

La televisione araba, Al Jazeera, ha dato la notizia che i terroristi hanno preso la prigione di Badush, ad ovest di Mossul, rimettendo in libertà più di 2 mila detenuti. Anche a Baghdad, gli attentati condotti dal gruppo, hanno causato una sessantina di morti e le fonti mediche hanno riferito che ci sono decine di feriti. Le esplosioni sono state prodotte da sei autobombe sistemate nei quartieri periferici della città ed a maggioranza sciita. L’intento è quello di acuire le tensioni tra gli sciiti ed i sunniti e portare alle estreme conseguenze, una situazione di tensione che oltrepassa i confini iracheni e s’allarga in Siria. Un altro tra  gli attacchi condotti dai miliziani qaedisti dell’Isis, è stato quello al campus universitario di Ramadi, città capoluogo nella regione occidentale di al Anbar e che dal mese di dicembre del 2013, è diventata protagonista di una protesta pacifica contro il governo amico dell’Iran. Ma questa protesta, è stata tradotta in modo violento dalle milizie jihadiste, che hanno occupato l’università e solo dopo molte ore, studenti e docenti sono stati liberati dalle forze speciali irachene, con un bilancio di due morti e diversi feriti.

A partire da giovedì scorso, invece, l’Isis ha deciso di sfidare l’autorità di Baghdad, colpendo quindi al di là dei confini di al Anbar, con la presa di Samarra e lanciando il suo messaggio di dissenso violento contro l’autorità irachena; vista da un’ampia fetta del sunnismo politico come una propaggine della longa manus espansionistica dell’Iran persiano e sciita. Già nel 2006, Samarra era stata colpita con la distruzione della cupola d’oro del Mausoleo Sciita dei Due Imam; l’attentato di allora, fece esplodere un conflitto tra sciiti e sunniti che durò due anni, e che causò la morte di migliaia di persone.

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