Ritratto di Fabio Aru, il nuovo campione italiano

Terminato il Giro, facciamo adesso un ritratto professionale di quello che è diventato a tutti gli effetti il nuovo campione italiano di ciclismo per le corse a tappe, vale a dire Fabio Aru: nato nel 1990 in Sardegna (nei pressi di Villacidro, il paese in cui ha vissuto da piccolo) fino ai 15 anni ha praticato vari sport per poi dedicarsi definitivamente al ciclismo, dapprima con la Mountain Bike ed il Ciclocross e successivamente con il ciclismo su strada, anche se per poterlo continuare a praticare dovette lasciare la sua terra e trasferirsi a Bergamo. Dilettante Under 23 dal 2009 nelle file della Palazzago, si mise in luce l’anno successivo con alcuni piazzamenti nelle gare europee dilettantistiche e fu quinto al Giro del Belvedere, secondo nel Trofeo Gianfranco Bianchin e quarto al Giro della Valle d’Aosta.

Nel 2011 ottenne i primi successi nella categoria aggiudicandosi ben sette vittorie tra le quali la Bassano-Monte Grappa, il Giro delle Valli Cuneesi ed il Giro della Valle d’Aosta, che sono le corse più importanti del panorama dilettantistico, ed ottenne anche piazzamenti importanti al Giro Bio (che sarebbe il Giro d’Italia dei dilettanti) che chiuse al quarto posto oltre che al campionato nazionale dove fu secondo nella gara in linea Under 23 vinta da Matteo Trentin.

L’anno successivo (l’ultimo da dilettante) Aru si impone nella Toscana Terra di Ciclismo (gara della Coppa delle nazioni Under 23) poi giunge terzo alla piccola Sanremo e quarto al Gran Premio Palio del Recioto, mentre al Giro Bio chiude al secondo posto della classifica finale a soli 25” dal vincitore, lo statunitense (di origini polacche) Joseph Dombrowski, e tra giugno e luglio giunge quinto nella prova in linea Under 23 al campionato nazionale bissando poi il successo al Giro della Valle d’Aosta assieme ad una vittoria di tappa.

Successivamente firma un contratto con la squadra kazaka dell’Astana e debutta nel mondo dei professionisti il 20 Agosto 2012 nel Giro del Colorado in Usa ottenendo un buon piazzamento nella sesta tappa, mentre l’anno successivo giunge quarto al Giro del Trentino aggiudicandosi la classifica dei giovani e subito dopo partecipa al suo primo Giro d’Italia come gregario di Vincenzo Nibali: all’inizio soffre a causa di alcuni problemi allo stomaco, ma poi contribuisce al trionfo finale del suo capitano in particolar modo nella tappa delle Tre Cime di Lavaredo dove si piazza al quinto posto in mezzo ad una bufera di neve e superando nel finale corridori di grosso calibro come Michele Scarponi e Cadel Evans.

Il resto è storia recente: partecipa al suo secondo Giro d’Italia come gregario di Michele Scarponi (passato quest’anno all’Astana) ma in seguito all’infortunio di quest’ultimo dovuto alla brutta caduta nella tappa di Montecassino (che lo costringerà al ritiro dopo la sedicesima tappa), diventa capitano dell’Astana: in salita tiene sempre il passo dei migliori e vince la sua prima tappa al Giro d’Italia con arrivo a Plan di Montecampione staccando il gruppo dei migliori a tre km dal traguardo e vincendo cosi’ la sua prima gara da professionista per distacco, e successivamente sul Monte Grappa fa una strepitosa cronoscalata chiudendo secondo a soli 17” dalla maglia rosa Nairo Quintana salendo al terzo posto in classifica generale anche se poi sullo Zoncolan non riesce ad attaccare Quintana ed Uran ed anzi arriva anche a staccarsi, ma si gestisce bene e riesce a contenere il distacco in soli 15”, confermando così la terza posizione sul podio del Giro a Trieste in quello che si prospetta come il primo di una lunga serie di risultati nelle grandi corse a tappe.

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