Papa Francesco, Shimon Peres, Abu Mazen uniti per la pace (AFP) (1 32)

Non è facile riavviare il sistema di dialogo, lo si è visto con le tensioni tra i grandi capi di stato come Obama e Putin durante l’anniversario del D-Day e che con la mediazione di altri leader come Hollande, Merkel e Cameron, hanno risintonizzato i canali della comunicazione. Esistono problematiche territoriali, ideologiche, religiose che incrostano le migliori intenzioni ed impediscono il libero fluire dei pensieri, verso accordi comuni che hanno al centro, un pensiero di Pace.

Un’idea questa, che se si volge lo sguardo ad Israele ed alla Palestina, sembra avere un “quid” dissonante, soprattutto se si pensa ai tagli geografici ed orchestrati a tavolino per attestare la legittimità del Popolo Eletto. Eppure, Papa Francesco, l’aveva anticipato durante il suo pellegrinaggio in Terrasanta, che un modo per incontrarsi doveva esser trovato, aveva rivolto il suo invito per tenere aperta la porta che introduce all’oasi della pace, ed ha offerto la sua casa come luogo di accoglienza ed ospitalità.

E quell’invito a cui era stata data disponibilità da parte di Israele e Palestina, c’è stato. I due leader, ieri erano insieme a Francesco per pregare insieme, nei Giardini Vaticani. Francesco è passato dai luoghi sacri della Terrasanta ed ha sostato nel luogo sacro per la religione cattolica, riunendo in preghiera le tre anime della religione monoteista: quella ebraica, quella cristiana e quella musulmana.

C’è stata anche una coincidenza: l’incontro spirituale si è svolto nello stesso giorno in cui, si celebrava il 46° anniversario della Guerra dei Sei Giorni, quando Israele prese la parte orientale della città di Gerusalemme e la Cisgiordania.

Bergoglio teneva moltissimo a quest’opportunità ed avrebbe voluto che la preghiera si svolgesse alla presenza del Presidente israeliano e quello palestinese, là nei luoghi dello scontro ma ciò non è stato possibile. Ma ieri c’era Simon Peres, giunto quasi alla fine del mandato, insieme ad Abbas; e Peres ha riconosciuto il valore positivo dell’incontro di preghiera in Vaticano, dichiarando: “I leader vengono influenzati sia dalla realtà sia dalla realtà spirituale e psicologica. Pertanto, anche se non penso che questo abbia il significato di negoziati politici, ha una grande importanza nel senso più ampio del tentativo di portare la pace”.

È accaduto che Peres, fosse in contrasto con la linea del premier Netanyahu ma non stavolta, perché l’accordo Hamas e Fatah con la creazione del nuovo corso palestinese, includendo gli estremisti di Hamas nel Governo di Unità Nazionale appare un’incongruenza non eludibile. Peres ha detto: “non durerà […] Uno è a favore e uno è contrario al terrorismo”. E si riferiva a quei dirigenti del movimento islamico, che ha il controllo della Striscia di Gaza e che hanno detto che vogliono distruggere Israele e “riprendersi” Gerusalemme. Certo, il Premier ha omesso di precisare che una parte del governo israeliano è nettamente contraria all’accettazione di uno stato palestinese indipendente, che sorga a fianco di quello israeliano.

Ieri, tuttavia, Peres e Abbas hanno deciso di tentare un avvio simbolico attraverso la preghiera, dei negoziati di pace che sono in un pantano stagnante. Alla mediazione politica si è preferito l’incontro con l’unità divina, in un’invocazione alla pace siglata dall’atto del piantare un ulivo, alla presenza oltre che del padrone di casa Francesco, del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I.

Il Presidente Peres ed il Presidente Abbas, sono stati accolti dall’abbraccio di Papa Francesco, nel pomeriggio, a Santa Marta. Prima, si sono svolti due incontri privati e separati con ciascuno dei due capi di stato, poi saliti sul minibus papale, sono andati nei Giardini Vaticani per la preghiera comune.

Francesco ha così espresso la sua gioia nell’averli entrambi vicini: “Vi ringrazio dal profondo del cuore per aver accettato il mio invito a venire qui per invocare insieme da Dio il dono della pace. Spero che questo incontro sia l’inizio di un cammino nuovo alla ricerca di ciò che unisce, per superare ciò che divide”. Ed ha aggiunto: “per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra”.

Alla preghiera di Bergoglio, hanno fatto seguito quelle di Peres e Abbas. Ed in fondo, nonostante le differenze, i due hanno chiesto una pace tra pari e con eguale dignità, pur se il percorso sia irto di ostacoli e richieda “sacrifici e compromessi”. Peres ha anche riconosciuto a Francesco il merito di aver gettato un ponte di amicizia per giungere alla pace e Abbas ha citato San Giovanni Paolo II quando disse: “Se la pace si realizza a Gerusalemme, la pace sarà testimoniata nel mondo intero”.

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