La Germania e l'Euro, ovvero: come si capitalizzano i profitti senza socializzare le perdite

Il 3 maggio 2002 l’Euro è diventata la valuta ufficiale ed oggi è adottata da 18 dei 28 paesi aderenti all’Unione Europea. Dal suo esordio sono state fatte diverse considerazioni, da parte di politici più o meno “di spessore”. Da quella di Prodi che disse che con l’Euro avremmo lavorato un giorno in meno e avremmo guadagnato come se avessimo lavorato un giorno in più, a quella, più lungimirante, della Signora Margaret Thatcher che disse che l’Euro avrebbe rappresentato un pericolo per la democrazia, sarebbe stato fatale per i paesi più poveri e devastante per le loro economie.

Oggi, a distanza di 12 anni e dopo che anche Prodi ha fatto ammenda e si è auto smentito, possiamo affermare che l’Euro ha favorito fortemente la Germania che, in poco tempo e senza spargere una goccia di sangue, è riuscita ad ottenere quello che non era riuscita ad ottenere in 2 guerre mondiali: divenire di fatto l’economia leader, trainante e soprattutto padrona dell’intera Europa. Parliamoci chiaro, anche prima dell’avvento dell’Euro quella Tedesca era già l’economia più solida dell’intera Eurozona, aveva già la valuta più forte e l’industria più produttiva ma soffriva la concorrenza degli altri paesi europei come ad esempio l’Italia che, con un’industria altrettanto avanzata tecnologicamente e grazie all’inventiva e all’efficienza di una eccellente classe imprenditoriale, (nonostante una corrotta e deprecabile classe politica), gli dava filo da torcere, anche in virtù delle svalutazioni competitive che allora si poteva permettere.

È un dato di fatto che prima dell’avvento dell’Euro in Italia si soffriva per i tassi di interesse alti, per l’alto costo energetico da pagare in Dollari USA, per la continua lotta all’inflazione, per un debito pubblico oneroso, ma gli italiani riuscivano comunque tutti a comprarsi la casa, le famiglie accumulavano notevoli risparmi, non si facevano mancare nulla e si potevano permettere anche le vacanze all’estero a dispetto della liretta debole. Dal 2002 la Germania ha spazzato via, con un colpo di spugna, quella concorrenza competitiva dei paesi Europei che non avevano la sua stessa forza produttiva e il suo stesso virtuosismo, congelando ed ingessandone le economie che sono state private della loro sovranità monetaria ma non del loro debito pubblico. Questi paesi hanno dovuto mantenere il loro debito con l’obbligo di pagarne gli interessi in Euro, ma a tassi più alti rispetto alla Germania stessa. (vedi lo spread).

A parità di conti pubblici, la Germania ha pagato e continua a pagare molto meno di quanto paghi, per il suo debito, la Francia, l’Italia, la Spagna, la Grecia… Per giunta, non avendo più la sovranità monetaria, questi paesi non possono più stampare valuta per pagare gli interessi, creando inflazione, ma sono costretti a pagare realmente, aumentando le tasse ai propri cittadini.

Questa politica monetaria ha permesso e continua a permettere alla Germania di capitalizzare i profitti derivanti dal fatto che non ha più concorrenza in Europa poiché siamo tutti costretti a farci pagare e, soprattutto a pagare, in Euro. Non a caso il 60% del fatturato tedesco è esportato in Europa. Di fatto la Germania non ha assolutamente stravolto i suoi fermi criteri economici da quando c’è l’Euro: tassi bassi, inflazione sotto controllo e soprattutto ha mantenuto una valuta forte, con il cambio competitivo del 2002 alla pari, (1 Marco = 1 Euro), conservandone i vantaggi ed eliminandone gli svantaggi visto che gli altri paesi non possono più svalutare.

L’Italia invece è entrata nell’Euro con un cambio penalizzante per colpa del mancato virtuosismo e del debito pubblico elevato, per non parlare della discutibile capacità contrattuale dei suoi politici.
Sta di fatto però che gli italiani hanno già pagato di persona, senza accorgersene, ed anche pesantemente, poiché hanno di fatto svalutato i loro risparmi di un 40-50% in misura reale in un sol colpo, in quanto, quello che compravano il 2 maggio 2002 con 1.000-1.200 lire, cioè 1 Marco, lo hanno dovuto pagare dal giorno dopo 1,936,27 lire.

Dopo aver pagato l’onere salato all’ingresso, mi domando perché si debba continuare a pagare ancora oggi. È comprensibile che i tedeschi non abbiano intenzione di socializzare le perdite degli altri paesi, dovute alla loro competitività ostacolata dalla concorrenza sleale tedesca ed al loro più oneroso debito pubblico, magari permettendo alla BCE di emettere gli EUROBOND. Non ne hanno nessuna intenzione anche alla luce di quanto è loro costata, in termini di austerità e rigore, la riunificazione con la DDR. Chi glielo fa fare a rifarlo per l’Europa Unita….? Stanno tanto bene così. Del resto, dal loro punto di vista, eravamo noi che prima, con le svalutazioni competitive, facevamo concorrenza sleale. Ed ora c’è l’hanno impedito.

La Merkel è addirittura tirata per la gonna dal partito conservatore che vorrebbe inasprire ancora di più le regole a loro favore. Chi glielo fa fare ad assumersi gli oneri degli altri quando il loro ciclo economico è così virtuoso, visto che si sono circondati di paesi ostaggio, alcuni dei quali ridotti quasi a protettorato, (vedi la Grecia), da cui attingere forza lavoro a basso costo e a cui vendere le proprie merci, senza permettere agli stessi di fare altrettanto, in quanto poi, questi paesi sono costretti a farsi pagare in Euro che non è altro che il Marco travestito….?

Tanto di cappello ai politici tedeschi che sanno fare bene il loro mestiere e forse hanno preso troppo alla lettera, (travisandone il reale significato), le parole Evangeliche che dicono: «A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha».

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