Tra balcanizzazioni e soliti litigi dell’estrema sinistra. C’era una volta la Lista Tsipras

Da Bertinotti a Vendola – L’estrema sinistra e la balcanizzazione. Potrebbe essere il titolo di un libro di discreto successo, ma in realtà è la situazione attuale in cui versano quelli che si possono identificare come post-comunisti o addirittura ancora comunisti. Una costellazione di partiti e partitini che non si capacitano di come si sia potuto concludere il Novecento e quindi cercano di far rivivere anche all’alba del nuovo millennio valori e prospettive, secondo loro, ancora calzanti con la società contemporanea. Negli ultimi vent’anni c’ha pensato Fausto Bertinotti a portare avanti il carrozzone, ma tra una passeggiata in via Condotti e una chiacchierata nei salotti bene della politica italiana, ha smarrito la bussola e disperso quell’eredità di Rifondazione comunista che all’epoca sfiorò il 10%. Dopo fu il turno di Nichi Vendola, il quale insieme a Fabio Mussi e a coloro che non accettarono la nascita del Partito democratico, si cimentarono in un nuovo soggetto della sinistra radicale. Venne chiamata Sinistra ecologia e libertà.

L’opportunità Tsipras – Un movimento che cresceva nei sondaggi, ma come spesso accade in Italia al momento delle elezioni fu ridimensionata e grazie all’alleanza con i democratici di Bersani riuscì ad entrare in Parlamento. L’onda lunga della popolarità di Vendola tra il popolo del centrosinistra si era conclusa. L’attuale Presidente della regione Puglia era un punto di riferimento, fin quando i vari scandali della sanità pugliese lo coinvolsero e iniziò la parabola discendente che lo ha condotto fino al ruolo marginale occupato attualmente. Tra Comunisti italiani e altri nostalgici della falce e martello, da Diliberto a Rizzo, l’estrema sinistra è in mille pezzi. Dalla Grecia, però, complice la crisi economica nella nazione ellenica, è emersa la figura di Alexis Tsipras. Candidato perdente alla presidenza della Commissione europea, il leader greco è diventato il nuovo simbolo della sinistra allergica al riformismo e affezionata alle vecchie logiche. Persino nel Pd c’è qualcuno che guarda con simpatia a un progetto simile, come l’ex rottamatore, ex bersaniano ed ex sostenitore di “Rodotà, Rodotà” alla Presidenza della Repubblica, Pippo Civati. Il quale, nonostante tutto, preferisce rimanere in un partito del 40% piuttosto che incrementare i prefissi telefonici di cui è colma la sinistra italiana.

La Spinelli torna sui suoi passi. Andrà a Strasburgo – Ma questa volta la storia doveva essere diversa. L’opportunità fornita dal greco Tsipras era più unica che rara. Un sogno per gli intellettuali radical chic che scorgono nella radicalizzazione del pensiero progressista il loro habitat naturale. Una sinistra in grado di risorgere grazie alla spinta della Grecia. Patria del pensiero filosofico e del mondo classico. Invece, a quanto pare, il progetto si è infranto a Strasburgo. Dopo aver superato lo sbarramento del 4% durante le elezioni europee, la Lista Tsipras ha eletto tre europarlamentari. Barbara Spinelli, Curzio Maltese ed Eleonora Forenza. La prima era un nome che durante la campagna elettorale avrebbe dovuto attrarre elettori e così dopo la probabile elezione si sarebbe dovuta fare da parte in favore degli altri candidati. Ci sarà stato un piccolo intoppo e così la Spinelli c’ha ripensato. Appoggiata dai suoi fedelissimi con il motto “meglio la Spinelli a Strasburgo che Iva Zanicchi”, l’editorialista della Repubblica ha deciso di non tirarsi più indietro e così si prepara a una nuova avventura.

L’amarezza di Furfaro e i dissidi tra vendoliani e fondatori della Lista Tsipras – Tutto molto bello direbbe il mitico Bruno Pizzul, se non fosse che in Sel c’erano già degli accordi prestabiliti e Barbara Spinelli sembra essersi rimangiata la parola. A farne le spese è il vendoliano Marco Furfaro che, con una lettera all’Huffington Post, sostiene il forte contrasto nella lista Tsipras: “Ci hanno trattato come carne da macello. Io sono figlio di un operaio. E mio padre mi ha insegnato la dignità. Dei comportamenti, innanzitutto. Anche nelle situazioni più difficili, quando si ha la responsabilità di una famiglia come di una comunità. Per questo non scendo e non scenderò mai più sul piano in cui sono stato trascinato. Io a Barbara Spinelli non ho niente da dire”. Le parole d’amore del candidato, arrivato secondo nella circoscrizione Centro, non fanno altro che acuire i dissidi tra i fondatori della Lista Tsipras in Italia, come Luciano Gallino e Marco Revelli, e i vertici del partito di Nichi Vendola. Non ci sarebbe un’unità d’intenti su come costruire la “Syriza italiana”. Manca una linea ben precisa. Solo tanta confusione per chi sogna di tornare protagonista sulla scena politica nazionale, ma il risveglio potrebbe essere amaro e quindi, forse, è meglio continuare a crogiolarsi in sofismi lontani anni luce dall’Italia dei nostri giorni.

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