Il Mose e le cronache dal Basso Impero

Coinvolti anche magistrati  – Negli ultimi giorni Venezia non è più la laguna che ci invidia il resto del Mondo. E’ solo una palude in cui emergono, ora dopo ora, loschi affari di diverso colore politico e di vari rami istituzionali. Quella che ormai è ribattezzata la Tangentopoli veneta, infatti, non è un fenomeno circoscrivibile al solo perimetro della politica, ma come detto dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, c’è anche “il coinvolgimento pesantissimo del sistema di controllo”. Tutto ciò rende la vicenda molto più grave di quanto si potesse immaginare e pone in un angolo chi, tra esponenti politici e noti giornalisti, ha cercato di marcare la differenza ludica tra guardie e ladri. In un contesto del genere, purtroppo, non è possibile mettere in luce una dicotomia del genere. Scene da “Basso Impero” avrebbe detto Giorgio Bocca. Situazioni che richiamano alla memoria la decadenza di civiltà ormai logore per provare a rialzarsi, perché appesantite da un sistema così ingarbugliato in cui è impossibile trovare il bandolo della matassa. L’Italia sta vivendo in un’epoca di cui abbiamo sentito parlare nei vari libri di storia, ma non tutti i mali vengono per nuocere. Questi periodi sono anche una grande opportunità per chiudere i conti con il passato e cercare di ripartire, di ricominciare da zero.

Le idee di Cantone per ripartire – Per tale motivo occorre, tra le tante cose, riscrivere le regole. Ci pensa già il magistrato Cantone, il quale ha lanciato un’ipotesi interessante: “Mi pongo il problema, se per il futuro non sia da imporre in tutti i contratti che verranno fatti dal pubblico una regola per la quale chi si macchia di corruzione non possa continuare ad avere appalti”. Inoltre il presidente anticorruzione si dice d’accordo sull’imporre rigidi controlli sui finanziamenti all’associazionismo antimafia: “Qualunque finanziamento erogato dallo Stato o da enti pubblici dovrebbe avere meccanismi di rendicontazione analoghi a quelli pubblici, e chi riceve denaro pubblico dovrebbe essere considerato un pubblico ufficiale”. Con tutte le regole di questo mondo, però, non si può pensare di debellare per sempre i ladri. Ci saranno anche dopo, perché fa parte delle caratteristiche umane. Ciò che importa, prosegue Cantone, è che “le regole devono evitare che i ladri la facciano franca”. Già, da queste parole emergono tutti i limiti della magistratura italiana. Incapace, ormai, di porsi come serio argine a tutto ciò. Anzi, spesso è compromessa in varie vicende come mostra lo scandalo del Mose. Per questo motivo l’ennesima storia di corruzione in Italia, non ha bisogno di tifoserie e partigianerie. C’è poco da schierarsi. Il sistema, come in ogni periodo da Basso Impero che si rispetti, è marcio in toto.

Al di là delle ruberie e dei manettari – Se da un lato è giusto che i colpevoli paghino e siano assicurati alla giustizia, dall’altro lato, per ripartire sul serio in questo Paese, è doveroso dare un freno alle spinte giustizialiste che albergano in alcuni organi di stampa e partiti. E’ vero, il mondo della politica non ha fatto nulla in questi anni per impedire un proliferare di “manettari”, anzi è stato un loro implicito alleato per via di ruberie su ruberie, scandali su scandali. Allo stesso tempo, però, occorre riflettere a cosa porterebbe un sistema in cui i partiti politici siano fondati da ex magistrati in carriera e provino a strumentalizzare le forze dell’ordine, mentre qualche quotidiano si trasformi in gazzettino delle Procure. Se un Paese che si definisce una Repubblica ha la necessità di porre simili distinzioni, vuol dire che qualcosa non va. E non per forza il tutto è una conseguenza degli affari sporchi della politica, perché le vicende degli ultimi mesi dimostrano come siano coinvolti tutti i settori della società italiana. E’ un problema generale e a dividersi superficialmente tra “guardie e ladri” c’è il rischio di confondersi ancora di più. C’è il rischio di mettere sotto al tappeto altri gravi problemi. Del resto il muro contro muro degli ultimi vent’anni ci avrebbe dovuto insegnare qualcosa.

Gli sviluppi dell’inchiesta – Certo, sono discorsi delicati. Soprattutto in un momento del genere, dove da Venezia giungono notizie inquietanti e sempre nuove. Ad esempio è emersa la “galassia Galan”. Le accuse rivolte nei giorni scorsi all’ex Governatore del Veneto sono solo la punta dell’iceberg, visto che gli inquirenti hanno scoperto ben altro tramite la Franica Doo, una srl di diritto croato. Sotto il coperchio della società la famiglia Galan gestirebbe “il proprio patrimonio estero detenuto in Croazia” costituito da diverse imbarcazioni, molti immobili e conti correnti. Ed emergerebbe anche il tentativo di Galan di realizzare un suo sogno, quello di fare affari con il gas. Il parlamentare di Forza Italia si difende e sostiene che “stanno tentando di scaricare su di me nefandezze altrui. Non mi farò distruggere per misfatti commessi da altri”. Nega tutto anche il sindaco di Venezia Orsoni, il quale davanti al gip ha affermato: “A me hanno chiesto di fare il sindaco, sono un uomo prestato alla politica che non può minimamente fare azioni del genere”. Nel frattempo spunta un altro nome legato al mondo della politica. E’ quello di Davide Zoggia, bersaniano del Partito democratico. Il suo nome sarebbe stato fatto da Lino Brentan, l’ex amministratore delegato della società Autostrada di Venezia e Padova, che in sede di interrogatorio di garanzia l’avrebbe citato, perché “beneficiario di 65 mila euro”. Un finanziamento per la campagna elettorale del politico e il diretto interessato ha replicato dicendo che “non c’è nulla di penale in un tutto ciò”.

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