D-Day, giorno del disgelo tra Usa e Russia

È possibile che ieri, la rievocazione di quel periodo infausto della storia mondiale, che ha modificato i confini europei ed ha lasciato un solco nero nelle anime di chi l’ha vissuto, abbia ridestato il desiderio di accantonare polemiche e vendette mai del tutto sepolte dal ghiaccio siberiano?

Un dato è certo: la rievocazione dei fatti di quel 6 giugno del 1944, quando gli alleati sbarcarono sulle coste della Normandia, avrà, se non scosso, quantomeno fatto riflettere i due uomini che stanno giocando la loro partita a scacchi per portare a casa la vittoria sulla crisi ucraina: Barack Obama e Vladimir Putin.

Vladimir Putin, durante il 70° anniversario del D-Day, finalmente, ha avuto un primo contatto con il Neopresidente ucraino Petro Poroshenko, eletto lo scorso 25 maggio e che ha giurato oggi. L’arbitro che ha tenuto sotto controllo lo svolgersi regolare del match, è stato il Presidente francese Hollande. I leader degli stati occidentali presenti prima al vertice di Bruxelles e dopo giunti in Francia per le celebrazioni di ieri, avevano già avviato una verifica preliminare sulle condizioni favorevoli o meno di un incontro tra Poroshenko e Putin. Il Presidente russo che era stato escluso dal G7 per via delle sanzioni applicate a Mosca, sarebbe stato presente in Normandia e non si poteva far finta di nulla, ignorandolo prima fisicamente e poi diplomaticamente.

Hollande si è mosso bene, ha invitato il Presidente ucraino come suo ospite personale e giovedì sera, ha incontrato a cena, prima Obama e due ore dopo, Vladimir Putin; tavoli e cene separate per non inasprire i toni degli interlocutori. Il clima conviviale e la cucina francese, avrebbero aperto la via delle trattative ed Hollande ha garbatamente suggerito a Putin di non ignorare più Poroshenko, ma di avere con lui uno scambio di vedute; alcune fonti della casa Bianca hanno anche notato l’impegno di Angela Merkel e David Cameron, il quale aveva incontrato Putin nella sala d’aspetto dell’aeroporto francese al suo arrivo per le celebrazioni, e che oltre a porre le condizioni per un impegno attivo e verso la pace dei russi, avrebbe proposto l’apertura al dialogo con Poroshenko e facilitando la messa sul piatto, dei termini per il cessate il fuoco.

E Barack Obama in tutto questo, quale parte ha avuto? I media presenti hanno inquadrato più volte, nel corso delle manifestazioni organizzate a Omaha Beach, i due che stavano seduti uno da una parte e l’altro per i fatti suoi, quasi fossero due bimbi imbronciati e stizziti dopo una lite. La cerimonia è stata toccante, la gente si è commossa, gli spettatori erano tantissimi ma l’era glaciale tra Putin e Obama, era difficile da non avvertire. Il D-Day non era iniziato bene, un evento simbolico di grande impatto che aveva lo scopo di scuotere le menti sul tema della guerra e sugli sfaceli che questa porta con sé. La questione ucraina, la presenza ingombrante di Mosca con le truppe vigili ai confini dell’est del paese, i morti tra separatisti filorussi e le rappresaglie dell’esercito di Kiev, pietanze molto difficili da digerire. Al pranzo, offerto da Hollande allo Château de Bénouville, gli ospiti non erano tanto sereni. Barack Obama era vicino alla regina Elisabetta e la distanza tra il Presidente americano e Vladimir Putin era fisicamente sottolineata dalle tre persone, messe tra loro, tra cui c’era anche Hollande. Senza commentare il fatto, che i due si ignoravano, malcelando il fastidio. E Petro Poroshenko? Il Presidente ucraino era stato fatto sedere ancora più distante.

Ma le sosprese giungono gradite ed inattese e quando sembrava che tutto fosse perduto, nel pomeriggio, durante la seconda cerimonia a Sword Beach, sono state le televisioni francesi a cogliere la scintilla della riconciliazione. Un istante, mentre il pubblico applaudiva e Putin ed Obama si sono guardati, come due innamorati che hanno fatto la pace ed un lieve sorriso ha accompagnato lo scambio di sguardi. Cos’era accaduto, qual era il dono che segretamente era stato recapitato all’offeso Obama?

Un quarto d’ora prima del pranzo, Putin aveva avuto l’incontro con Poroshenko e dopo, lo stesso Obama aveva avuto un colloquio con Putin. Il Presidente ucraino, secondo le indiscrezioni, ha acconsentito a predisporre un piano che consideri i problemi vissuti dalla miniranza russofona nell’est, ma Mosca deve da parte sua, usare quesa apertura per consolidare le trattative con i separatisti e limitare il controllo dei russi sul campo di battaglia, sino a giungere ad un definitivo stop delle azioni militari da entrambe le parti. Le fonti hanno anche riportato la dichiarazione di Putin  che ha definito “molto positivi i colloqui con i colleghi occidentali”, ovvero che le sanzioni e il pre-esilio hanno sortito un certo effetto.

Ben Rodhes, Consigliere Esteri di Obama, ha dato alla stampa le dichiarazioni del Presidente americano, sui termini della trattativa discussi con Putin: “riconoscere Poroshenko come leader legittimo dell’Ucraina, smettere di sostenere i separatisti, e fermare la consegna di armi e materiali oltre il confine” perché se le condizioni non saranno rispettate “l’isolamento di Mosca diventerà solo più profondo”.

Analoghe argomentazioni su entrambe le piazze del dialogo, quelle prospettate a Putin, da Poroshenko, dai leader europei e  da Obama.  Ma si può asserire che la giornata di ieri è stata scandita doppiamente dalla storia. La storia del ricordo di tristi eventi passati con la commemorazione del sacrifico di soldati e civili, uomini e donne che hanno affrontato l’orrore per far rinascere la libertà, e la storia di un nuovo processo mediatorio per la pace. Quindi ieri, il D-Day è stato anche il Giorno del Disgelo.

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