Ernest Hemingway

Lo scrisse a Taormina quando aveva 19 anni, Ernest Hemingway, il suo primo racconto: su un duello per i begli occhi di una donna. Un racconto breve (“The mercenaries”, il titolo in inglese), pubblicato dal biografo Peter Griffin nel 1987, ventisei anni dopo la morte dello scrittore (suicida a 62 anni, nel 1961).

Era a Taormina in convalescenza, il giornalista-soldato Ernest Hemingway, tra la fine del 1918 e l’inizio del 1019. La prima guerra mondiale era finita l’11 novembre e per lui, volontario della Croce rossa americana sul fronte italiano,  si era conclusa positivamente anche la lunga degenza in un ospedale militare per le gravi ferite riportate ad una gamba mentre prestava soccorso ad un soldato ferito. Perfettamente guarita la gamba, ma bisognava rieducare l’articolazione con lunghe passeggiate e Taormina era certamente il luogo ideale.

Ad ospitarlo, in una villa a mezza costa tra il centro abitato ed il mare, fu Alexandre Nelson-Hood, 65 anni, duca di Bronte, pronipote dell’ammiraglio inglese Orazio Nelson. Due settimane di vacanze, distensive e salutari: con “lunghe passeggiate per vicoli pittoreschi, tra vecchie case dai muri in pietra semicoperti dalle buganvillee, per viali che si aprivano tra limoneti e aranceti”, con una cucina “dai sapori fortissimi” ed i vini dell’Etna, “robusti e profumati” come piacevano al gran bevitore Hemingway, “con dentro il fuoco del vulcano Etna e il sole di Sicilia”.

Teatro del duello alla pistola, il giardino di un ristorante. Protagonisti un capitano mercenario americano dalla vita avventurosa ed un pilota della aviazione militare italiana, molto più giovane di lui. La signora, una  siciliana “dagli occhi scuri e dalle labbra rosse carnose”, era a cena con il capitano; il pilota, al tavolo accanto. Uno sguardo di troppo per la bella signora, un complimento al limite della impudenza, con la inevitabile reazione del suo accompagnatore e la sfida a duello da parte dell’intruso. Il quale avrà la peggio, ma se la caverà con una ferita alla mano.

Un racconto breve, che occupa appena cinque pagine e mezza, ma con un fascino che non è soltanto quello del lavoro di esordio di un futuro premio Nobel per la letteratura. “E’ importante”, ha scritto Mimi Reisel Gladstein, attenta studiosa dell’opera hemingwaiana, “perché anticipa lo stile narrativo, i caratteri dei personaggi ed in parte anche le linee tematiche dei suoi migliori romanzi”.

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