D-Day

Ieri, la prima prova per Vladimir Putin, è stata quella di affrontare un severo faccia a faccia, con David Cameron, il premier inglese, in una saletta privata dell’aeroporto Charles de Gaulle, appena giunti in Francia per le celebrazioni del D-Day.

Un primo confronto con uno dei leader occidentali, che oggi sono presenti all’importante appuntamento. Naturalmente, l’argomento al centro del confronto, è stato quello della crisi ucraina, perché Cameron è stato chiaro: “I russi devono riconoscere e incontrare il neopresidente Petro Poroshenko. L’attraversamento di armi e soldati attraverso le frontiere deve finire”. Cameron ha ripreso le fila di un discorso che nello stesso pomeriggio di ieri, aveva interessato a Berlino, la Merkel e Poroshenko.

Il Presidente francese Hollande, del resto, ha dovuto far le acrobazie per evitare spiacevoli incidenti tra i russi e gli americani. Sono state organizzate due distinte cene, all’Eliseo, una per intrattenersi con Obama e l’altra, due ore dopo, con Putin. Il clima è rovente e il testa a testa Russia-Stati Uniti, rischia di diventare sempre più centrale sulla scena della politica internazionale. Il G7 che si è concluso ieri, ha evidenziato la linea dura dell’Ue e degli Usa nel trattare la guerra civile in Ucraina, e la perdurante ingerenza di Mosca ha avuto come punizione ulteriore, quella di escluderla dopo sedici anni, dai lavori tenutisi a Bruxelles.

Le celebrazioni di oggi, quindi, in cui ricorre il 70° anniversario dello sbarco in Normandia per la liberazione dell’Europa occupata dai nazisti, non smorzeranno certo la tensione. Alla commemorazione, sono stati invitati 18 capi di stato, tra i quali il nostro Presidente della Repubblica, Girogio Napolitano e gli altri leader europei, Angela Merkel, David Cameron, la Regina Elisabetta; oltre a Vladimir Putin e al Presidente ucraino Petro Poroshenko, con Barack Obama e la presenza di  più mille veterani di guerra.

Sulla spiaggia di Omaha Beach, una di quelle dove avvennero gli sbarchi, le bandiere sono state issate a mezz’asta, i veterani appartenenti alla 29esima divisione di fanteria con  i soldati in servizio, alle 6.30 erano sull’attenti, nell’ora esatta in cui quel lontano 6 giugno del ’44, gli alleati toccavano la terra ferma. Il sottofondo della banda militare degli States mentre i cittadini della Normandia insieme a numerosissimi spettatori, dopo aver applaudito, hanno formato una catena umana sulla spiaggia. Hollande visibilmente commosso ha ricordato il suo paese, il sacrifico della popolazione ed ha detto che “la Francia ha vissuto questo dramma ed è solidale con le altre nazioni che subiscono la stessa sorte” e che la nazione francese “preserva la pace alle frontiere dell’Europa e dell’Africa”. Il rimando alla Libia, alla Nigeria, all’Ucriana ed alla Siria è costante, anche oggi, anzi soprattutto oggi.

Sono state ricordate le vittime del D-Day, 110 mila persone uccise di cui 20 mila tra i civili, con il sacrifico degli uomini della resistenza francese: “3 mila civili furono uccisi e 100 mila persone obbligate a lasciare le loro case. I rifugiati si nascosero nelle cantine, nelle chiese, gli incendi si moltiplicarono. Ma ovunque si unirono persone di buona volontà, donne e uomini che aiutarono i feriti a rischio della loro vita”.

Nel giugno del 1944, sulle coste della Normandia sbarcarono 130 mila uomini, ed alla fine del mese di luglio il numero degli alleati salì, a 1,5 milioni di uomini impegnati sul campo di battaglia. Morirono tra gli alleati 37 mila uomini, e tra i tedeschi le vittime furono di quasi 60 mila unità.

Sono state organizzate per quest’occasione sette celebrazioni binazionali con Regno Unito, Danimarca, Norvegia, Polonia, Olanda, Inghilterra e Stati Uniti; ma gli avvenimenti commemorativi non si concluderanno oggi, poiché sono state previste, mostre, proiezioni e concerti, che occuperanno l’intero arco estivo.

L’anniversario dello sbarco in Normandia, in questo particolare momento storico, dove la polveriera mediorientale, è già da tempo esplosa, dove la Russia vuol ridisegnare i confini geografici e dettare nuove norme in fatto di geopolitica con un avanzamento delle idee nazionaliste e con l’allargamento dei confini interni; dove l’Europa si sta confrontando con una diversa centralità del Mediterraneo, in cui il concetto di rotte non è riservato ai piani commerciali ma a quelli dei flussi migratori; questa celebrazione, dicevamo, assume agli occhi dei capi di stato presenti ed allo sguardo degli storici e dei politologi, una dimensione di enorme rilievo.

Qui oggi, il messaggio lanciato all’Occidente, è quello di non girare la testa dall’altra parte, perché bisogna ancora far tanto per la costruzione di un dialogo tra le nazioni e bisogna ancora scommettere una cifra spropositata per il ristabilimento dell’equilibrio di pace. Oggi, qui in Normandia, la presenza dei leader occidentali, è stata anche un banco di prova ed una scommessa per il futuro.

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