Calcio - Johan Cruyff

I nostri eroi del calcio, i giocatori della nazionale italiana oggi partono per il Brasile, e tra non molto tutta l’attenzione mediatica sarà decisamente rivolta verso questo evento. Nell’amichevole di Perugia di ieri sera è avvenuto ciò che avviene da sempre, alla vigilia delle grandi competizioni la squadra di calcio, rimedia sempre risultati deludenti, e il nostro ct, che sembra quasi agli esordi, per le sperimentazioni che sta operando, ci presenta come i nostri primi ministri una Italia che potrebbe avere tre facce diverse e che dovrà adattarsi in corsa, proprio come gli italiani. Comunque sarà difficile riuscire a leggere altre cose sportive e per un po’ il paese intero sarà perfettamente anestetizzato dai sogni  mondiali.

Non è proprio così è chiaro. Ci sono persone che non amano affatto il calcio o se pure ne apprezzano un po’ il lato sportivo non ne fanno un principio vitale, e pensano anche alle cose reali della vita. Ci hanno provato anche i brasiliani, nel paese che ospita il campionato del mondo. Quelli che pensano anche ad altro hanno provato a far sentire le voci di protesta per le tante cose che non funzionano bene nel loro paese e per i problemi che il calcio non lenisce, ma amplifica addirittura.

Il palma res è fortemente indicativo. Le due squadre che più hanno vinto i mondiali sono quelle delle due nazioni in cui questo sport ha il seguito maggiore, non solo a livello numerico. Ha un seguito di persone che riescono a vivere tra una partita e l’altra parlando di quello che è successo nella partita scorsa e di quello che succederà nella prossima. E vivono come se tutto girasse intorno al risultato di una partita di calcio, nella quale non scendono mai in campo, ma partecipano solo alla bufera di chiacchiere che per loro scatena. Non si dovrebbe vivere limitando il proprio raggio di interessi solo nell’ottica di un risultato calcistico, eppure in brasile ci sono stati casi di depressioni legate al calcio che hanno portato in certi casi al suicidio.

Non ci piace del calcio la capacità che ha di allontanare dall’essenza della vita. Certo è anche sport e movimento, ma l’appartenenza ad un gruppo, ad una comunità, ad una curva non è la sola cosa che da senso alla nostra vita. Lo sport ha la capacità di renderci protagonisti quando si pratica, ma quando si guarda e se ne parla, può solo darci l’illusione di essere un qualcosa e di appartenere ad un popolo, ad una città, ma si finisce solo per essere parte di un ingranaggio lubrificatissimo di affari colossali che girano intorno a questo sport.

Non ci piace che in altri sport come il football americano, dove il contatto fisico è previsto, esistano tanti arbitri in campo e regole così semplici e leggibili, che tutti le capiscono, e in ogni caso volta per volta l’arbitro giustifica la chiamata del fallo. Nella pallacanestro poi il fallo in qualunque zona del campo venga commesso porta sempre un danno serio, cioè i tiri liberi di chi lo ha subito. Nel calcio invece l’unica cosa chiara, e che non tutto è chiaro, ed è affidato alla vista del povero malcapitato arbitro, che non può godere dell’aiuto della tecnologia, per chissà quale motivo.

Ma è anche uno sport che ha il fascino straordinario che nulla è mai detto, e spesso la bravura di una squadra non è sufficiente per la vittoria, perché si può perdere anche per un colpo di sfortuna, perché come si dice la palla è rotonda. Ma non si comprende però perché questo non basti al tifoso per entrare nella dinamica mentale che in una partita uno deve vincere, e alle volte non è detto che sia il più forte.

Lo sport è una prova in cui l’umano cerca i propri limiti e mette in campo se stesso e il proprio corpo per realizzare gesti atletici sempre più belli e al contempo efficaci, per ottenere un risultato, e dovrebbe essere condito dal gradimento e dal benessere che si prova nel raggiungerlo. Perde del tutto la parentesi giocosa, quando acquista i connotati di una rivalsa sull’altro e diventa la metafora non della vita, come tanti amano dire, ma la metafora di un evento bellico. Perciò affascinano tutti alcuni gesti sportivi, di cavalleria, di umana comprensione, come la stretta di mano tra due avversari che si sono scontrati, proprio perché accadono così raramente, mentre dovrebbero essere connaturati all’idea di sport.

Nel calcio l’estetica del gesto atletico sta sparendo del tutto. Una rovesciata per esempio oggi si può vedere solo sulle bustine della raccolta di calciatori annuale. Questo perché anche un semplice dribbling non deve essere permesso facilmente, e i difensori sanno bene che paradossalmente se fanno un fallo, che viene detto tattico, in realtà la squadra che difende acquisisce una posizione di vantaggio, perché tutti possono tornare a coprire.  Oltretutto giocare bene e dare spettacolo, è una cosa che non accontenta nessuno. È sempre meglio anche se non si gioca affatto, portare a casa la vittoria.

Speriamo bene ma calcio non è più lo sport di una volta, quando era anche veicolo di emozioni sincere e non solo lo sfogo delle proprie energie represse; quando era anche lo spunto culturale che ha portato grandi autori a scrivere belle pagine di letteratura. Uno dei maghi che il calcio è stato capace di reinventarlo negli anni della grande Olanda, Johan Cruyff, in “Mi piace il calcio ma non quello di oggi”, ha detto:  “Se nel 1974 fosse stata l’Olanda a vincere la finale della coppa del mondo contro la Germania, forse nessuno avrebbe parlato ancora oggi di quella partita, di quanto fossimo stati bravi e della perfezione del calcio che giocavamo. La leggenda può trarre linfa anche da una sconfitta, soprattutto se giochi bene e se lasci un buon sapore in bocca ai tifosi… anche quando perdi, il bel calcio perdura nella memoria…”

Il calcio dovrebbe essere solo spettacolo, divertimento anche per le famiglie, vedendo trionfare i principi della lealtà, ma rischia di essere travolto da interessi economici e da un utilizzo sbagliato delle psicologie di massa. 
Naturalmente vedremo anche noi i mondiali di calcio, ma con la speranza di assistere a grandi gesti atletici e a partite ricche di gioco e di goal, e magari di assistere qualche siparietto di gentilezza e di carineria tra i calciatori e soprattutto tra i tifosi, che ci si augura possano andare allo stadio senza avere troppo la testa nel pallone.

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