L’ira di Renzi sullo scandalo Mose

“Il passato sembra voler tornare” – È un Presidente del consiglio molto nervoso, dopo che ieri ha appreso l’ennesima ruberia intorno alle opere pubbliche italiane.Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone ha visto Matteo Renzi “turbato” e del resto non potrebbe essere altrimenti. Ciò che è stato scoperto ieri è l’ennesima prova di come in Italia le vecchie logiche siano difficili da estirpare e in un momento storico in cui il Paese cerca di rialzarsi da una grave crisi economica, queste immagini sono un duro colpo alla credibilità italiana all’estero. Chi, infatti, vorrebbe investire in una nazione del genere? Il premier si sfoga con i suoi fedelissimi e dice: “Ma come, io sto lavorando come un pazzo per convincere gli investitori esteri a venire nel nostro Paese e finalmente c’è un interesse da questo punto di vista. Si vede muovere qualcosa, anzi più di qualcosa. Però ecco che il passato sembra voler tornare”. E aggiunge: “Sono cose raccapriccianti, che fanno malissimo all’immagine dell’Italia e mai come in questo momento questo è controproducente”.

Un ddl anticorruzione scritto con Cantone? – Chi conosce bene l’inquilino di Palazzo Chigi, però, sa bene che dopo lo sfogo c’è più voglia di prima nel rimettere tutto in ordine e così si pensa sempre all’Expo e l’ex sindaco di Firenze ribadisce come “sarà la vetrina dell’Italia nel mondo: non possiamo sbagliare”. Un treno da prendere a tutti i costi, se non si vuole rimanere fermi in una stazione lontana dalle aspettative italiane. Accelerare i tempi, secondo Matteo Renzi, vuol dire mettere in funzione i poteri dell’autorità Anticorruzione. Questo non vuol dire creare un’altra struttura, bensì è necessario affidare a Cantone la supervisione della gestione dell’Expo, senza bisogno di creare attorno a lui nuovi organismi. È proprio quello che chiede il magistrato, ma affinché si proceda su questa strada e si chiuda definitivamente con il passato, oltre all’attuazione della legge Severino, per rendere effettivi i poteri di Cantone, il governo di larghe intese pensa a un ddl anti-corruzione, scritto anche dallo stesso presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, da presentare al Senato per far capire che si vuole fare sul serio. La soluzione proposta dai cinque stelle sull’Expo e rinnovata di fronte agli scandali sul Mose, di “sospendere o cambiare il progetto”, non sarebbe secondo la maggioranza l’immagine giusta trasmessa ai cittadini e all’estero. Non ci si può arrendere di fronte al malaffare.

Le novità sullo scandalo Mose – Mentre l’esecutivo cerca di trovare risposte all’attuale situazione, emergono altri particolari dalla vicenda del Mose. Dall’inchiesta delle Fiamme gialle si apprende come il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni è accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti dal Consorzio Venezia Nuova per le elezioni comunali di Venezia del 2010, dove era candidato sindaco del Pd. La somma contestata si aggirerebbe sui 110 mila euro. Non meno grave l’accusa a Giancarlo Galan. Il parlamentare di Forza Italia è accusato di corruzione per aver anche ricevuto 200 mila euro da Piergiorgio Baita, per accelerare le procedure di approvazione di project financing di Adria infrastrutture e si sarebbe fatto ristrutturare la villa di Cinto euganeo attraverso il gruppo Mantovani. Sul libro paga dell’ex Presidente della regione Veneto ci sarebbe un magistrato della Corte dei Conti, Vittorio Giuseppone, il quale riceveva fino a 600mila euro l’anno per vari favori. La tangentopoli veneta è stata definita da Raffaele Cantone come più grave della vicenda Expo. Difficile dargli torto e così l’Italia è diventata un Paese di santi, poeti, navigatori e tangentisti.

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