Cuffaro, abolito il vitalizio 660x330

Sospeso definitivamente il compenso all’ex Presidente della regione – Dopo le polemiche dei giorni scorsi, perché non era stato tolto il vitalizio all’ex Presidente della regione Sicilia Totò Cuffaro in quanto condannato per reati legati alla mafia, l’Ars ha posto fine a ogni polverone e ha deciso, in virtù del decreto Monti, che prevede lo stop all’assegno che spetta agli ex deputati in caso di condanne definitive per reati contro la pubblica amministrazione, di sospendere in via definitiva l’assegno anche al politico siciliano. Una notizia annunciata dal presidente dell’Assemblea regionale Giovanni Ardizzone (Udc), il quale ha confermato come “sia per Cuffaro che per altri dieci ex parlamentari regionali è in atto la procedura di sospensione dell’assegno vitalizio”. Mentre, però, per l’ex esponente dell’Udc è una decisione definitiva, per gli altri si tratta di un provvedimento temporaneo: “Gli uffici, dopo che è stata approvata la legge a gennaio – dice Ardizzone –  hanno scritto a tutti gli ex deputati e aventi causa in caso di reversibilità di produrre un’autocertificazione con cui dichiarano se sono interdetti dai pubblici uffici. In nove non hanno risposto e quindi per questi abbiamo sospeso il vitalizio in attesa di ricevere tutta la documentazione. Per quanto riguarda l’ex governatore Salvatore Cuffaro il procedimento di sospensione sarà definitivo”.

L’irritazione della famiglia Cuffaro – Si conclude in questo modo un acceso dibattito intorno a Totò Cuffaro che in un primo momento, seppur condannato per reati di mafia, sembrava non rientrare nel decreto Monti, ma secondo gli uffici dell’Ars vi rientrerebbe perché i giudici gli hanno contestato nello stesso processo anche il reato di rivelazione di segreto d’ufficio e danno all’immagine della regione con conseguente interdizione dai pubblici uffici. La vicenda, però, ha suscitato l’indignazione della famiglia dell’ex governatore e il fratello, Silvio Cuffaro, fa sapere che impugnerà un provvedimento “illegittimo” e “se gli togliessero il vitalizio, che prende ormai da tre anni, sarebbe un balzo indietro dal punto di vista della civiltà e del diritto”. Nel frattempo l’attuale Presidente Rosario Crocetta ha accolto con soddisfazione la decisione dell’Ars e se qualche giorno fa i legali di Cuffaro avevano detto che la decisione non era nelle competenze dell’Assemblea regionale, l’ex sindaco di Gela ha precisato che “è l’Ars che deve legiferare su questo argomento”.

Il problema non è risolto. In Sicilia altri casi – Totò Cuffaro, però, non deve essere considerato come l’unico che percepiva una pensione d’oro. Ci sono anche altri casi. Ad esempio quello dell’ex assessore regionale Udc Vincenzo Lo Giudice, arrestato nel 2004 e condannato in via definitiva per associazione di stampo mafioso, oppure Biagio Susinni, ex sindaco di Mascali ed ex deputato regionale del Movimento repubblicano, arrestato nel dicembre scorso per corruzione. Non bisogna quindi cadere nella trappola di identificare l’ex Presidente della regione come il male assoluto, perché risolta la questione inerente il suo vitalizio rimangano sul tavolo mille questioni da discutere e da modificare in Sicilia. La strada da percorrere è lunga e occorre coltivare un nuovo pensiero culturale in regione per evitare in futuro casi del genere. Nell’attesa di giorni migliori, colpiscono le parole di Gianfranco Miccichè, esponente non eletto di Forza Italia alle ultime elezioni europee, che mostrano tutta la drammaticità di una classe dirigente fuori dalla realtà: “Con la sola pensione di parlamentare da 4 mila euro al mese non si può vivere bene. Con tre figli, di cui due da far studiare lontano da casa, non è facile”. Se un politico si lamenta di vivere con 4 mila euro al mese, perché ci si dovrebbe sorprendere delle proteste di chi non vuole rinunciare a un vitalizio di 6 mila euro mensili, seppur condannato per reati mafiosi? Si chiama etica e anche se in ambiti diversi, è un concetto da recuperare per tornare a crescere in tutti i sensi.

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