Bruxelles, il G7 e l'assenza della Russia 660x330

Obama è arrivato ieri a Bruxelles per l’incontro dei leader dell’Occidente. C’era anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, con il quale il Presidente americano, durante la cena inaugurale, ha scherzato, su una più accentuata imbiancatura dei capelli, del Premier italiano. I temi principali, che hanno dato l’avvio ai lavori, si sono incentrati sull’incendio ucraino e sulla guerra in Siria. La Russia non c’era, ospite sgradito, sottoposto da Ue ed America a forti e pressanti sanzioni per via della costante ingerenza nelle oramai note questioni ucraine. Nei territori ad est del paese, si continua a combattere sugli opposti fronti dei separatisti filorussi, sostenuti da Mosca e su quello dei governativi di Kiev, appoggiati dalla comunità internazionale. Lo scontro avviene sul campo con i morti che hanno superato le centinaia, con un’emergenza umanitaria in atto, dove i viveri e le medicine iniziano a diventare merce rara e sul piano della diplomazia, con Putin che non fa abbastanza per placare la tensione, anzi la fomenta, soprattutto nei rapporti internazionali. Anche in Siria, con i combattimenti tra il regime del riconfermato Al Assad ed i ribelli, chi paga il prezzo più alto è la popolazione civile, sottoposta ai gas, alle bombe, al terrore delle rappresaglie e costretta a fuggire. Qui c’è un’altra emergenza umanitaria, il bacino dei profughi aumenta e gli stati vicini, hanno le frontiere intasate dai poveri cristi che cercano una via di fuga.

Nella nota del G7, che ha aperto i lavori ieri, in merito alla guerra civile ucraina, le posizioni sono chiare: “Le azioni della Russia sono inaccettabili e devono fermarsi. Chiediamo quindi alla Federazione Russa di accelerare il ritiro delle sue forze armate dal confine dell’Ucraina e di esercitare la sua influenza tra i separatisti armati perché rinuncino alle armi e alla violenza”. I membri del G7, s’impegnano a mantenere “un meccanismo coordinato di donatori internazionali per assicurare l’effettiva consegna degli aiuti all’Ucraina e per massimizzare l’impatto dell’assistenza economica”. E per concludere, qualora la Russia non volesse la pace ma dovesse persistere in una posizione non pacifica, ci saranno nuove sanzioni oltre quelle già applicate sino a questo momento.

Barack Obama prima dell’avvio dei lavori, è stato perentorio nell’affermare che bisogna “parlare con una sola voce” per le risposte da dare sulla crisi ucraina, e i leader del G7 devono sostenere Kiev e ridurre la tensione interna.. Escluso un incontro tra Putin e Obama durante le celebrazioni per lo sbarco in Normandia, in agenda in questi giorni. Da parte sua, il Presidente Vladimir Putin, sembra non risentire delle minacce provenienti da Bruxelles ed ha continuato con le frecciate dirette agli americani. Stavolta, ha preso di mira l’ex First Lady della casa Bianca, Hillary Clinton, ex Segretario di Stato americano. In un’intervista rilasciata per Europe 1 a Tf1, ha detto che “è prefiribile non discutere con le donne”, lanciando una provocazione sulle dichiarazioni della Clinton, che qualche mese fa, aveva paragonato quello che la Russia ha fatto in Crimea, alle azioni dei nazisti durante il regime. La Clinton, secondo quanto è stato riportato dal Washington Post, in un incontro a porte chiuse avvenuto in California, esprimendo il suo giudizio sulla crisi ucraina, avrebbe detto che Putin, dando il via al rilascio dei passaporti russi ai cittadini della Crimea, si starebbe comportando come Hitler negli anni ’30 “con le popolazioni di etnia tedesca in Cecoslovacchia, e Romania”, il quale asseriva che non erano trattati bene e che lui doveva andare a proteggere il suo popolo. Insomma, un pensiero analogo a quello espresso da Carlo d’Inghilterra durante la visita in Canada, e diciamolo pure, un pensiero che accumuna molti dei leader mondiali, in particolare per gli atteggiamenti zaristi ed eccessivamente risoluti di Putin, compreso questo suo modo costante di ribadire la potenza della Russia, giungendo quasi, a farsi beffe degli altri leader.

Il Presidente russo, quasi divertito, ha risposto ai gionalisti, rincarando la dose ed aggiungendo, “quando le persone superano certi limiti di educazione, mostrano la loro debolezza. E per le donne la debolezza non è un difetto”.
Una frase sessista, che colloca la donna su un piano inferiore rispetto a quello dell’uomo, dove la Clinton non solo è stata bacchettata per la sua mancanza di educazione, ma è stata quasi giustificata solo perché, esssendo una donna non è colpa sua, ma anzi è geneticamente debole e questo deve esser tenuto a mente, così come indirettamente, da parte delle donne, si deve ricordare di saper stare al proprio posto. Un aspetto, aggiungiamo noi, che ultimamente accomuna il pensiero di molti politci, come ad esempio Nigel Farage, il leader dello Ukip inglese, tanto per citarne uno, non a caso. Ma forse, a Putin non piace molto, l’idea che proprio Hillary Clinton, potrebbe essere una tra le probabili candidate democratiche alla prossima presidenza degli Stati Uniti.

Dato che la Russia, non è presente al G7, Putin tuttavia ha inviato egualmente il suo messaggio, asserendo, sempre durante la stessa intervista, che non desidera far diventare la crisi ucraina, “una nuova tappa della guerra fredda” ed accusando l’America di condurre una “politica, aggressiva e severa” una nuova sottolineatura per il braccio di ferro Mosca contro Usa. Anche la Cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha preso la parola durante il vertice di Bruxelles appare motivata a continuare nell’azione di sostegno a Kiev, e favorire il dialogo con la Russia, specificando però “che se niente di tutto questo funziona, le sanzioni restano sul tavolo”. Nella giornata odierna, invece, tra i temi che saranno affrontati dal G7, ci sono i cambiamenti climatici, le politiche energetiche, i temi sull’ecosostenibilità con una più forte collaborazione tra Usa ed Ue, anche per il settore commerciale e dello scambio economico. Senza dimenticare il vertice nel vertice: quello tra Italia, Germania e Inghilterra e le discussioni in corso sul nome da indicare per la Presidenza della Commissione Europea.

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