Un piccolo ricordo per il grande indimenticabile Massimo Troisi.

Il quattro di giugno del 1994, esattamente venti anni fa, il cuore di Massimo Troisi lo ha mollato lasciando un vuoto incolmabile tra i suoi amici ed anche tra le persone che amavano il suo modo ironico, tenero, romantico, eppure serio di guardare alle cose della vita, di cui narrava con la grande passione, nata quasi per caso, per il cinema e per la vita.

Che il suo cuore fosse un cuore capriccioso e che avesse sei problemi lo sapevano in tanti. Carlo Verdone infatti , uno dei tanti amici romani narra simpaticamente di un episodio, in cui loro due si dedicavano all’acchiappanza, cioè il rimorchio di due ragazze, e, ricorda Verdone, sul più bello la ragazza in compagnia di Massimo gli chiese cosa fosse quel rumore che ricordava il ticchettio di un orologio. E massimo, con la leggerezza e la semplicità che lo contraddistingueva rivelò che si trattava della valvola cardiaca che lui portava per aiutare il suo cuore.

La tenerezza e la poesia nascoste in tutte le scene de Il postino, uno dei suoi film che arrivò a pochi passi dall’oscar e dalla consacrazione di star internazionale, sembrano nascondere la consapevolezza di una intelligenza che sapeva di avere come una specie di timer che segnava ogni attimo della sua vita. Consapevolezza che lo portava nonostante la sua nota pigrizia a vivere intensamente ognuno dei suoi giorni.    

La comicità è una cosa seria – diceva ­- Se sia un modo per star dentro la realtà o per sfuggirla non saprei. Sono l’ultima persona in grado di dare risposte precise su qualsiasi argomento e questo è un argomento difficile .  

Massimo infatti usava la comicità per esorcizzare la realtà delle cose della vita, senza mai perdere di vista i problemi fondamentali e la consapevolezza di parlare di cose di cui non era facile ridere.

Abbiamo conosciuto anche noi tempo fa uno dei suoi amici, Giuseppe Gifuni, e di amici per gente come Massimo dopo la morte se ne trovano a bizzeffe, perché pare che dirsi amico di un grande genio ci faccia entrare in un limbo che è concesso a pochi. Il realtà Gifuni è veramente un suo amico, un grande appassionato di teatro che per ricordarlo, oltre che per ingannare il tedio di essere nella vita un carabiniere, ha messo su un piccolo teatro semisconosciuto che proprio in onore di Massimo si chiama Piccolo Teatro Massimo Troisi.

Il Locale è veramente piccolo. Talmente piccolo che per vedere lo spettacolo che si celebra l’otto di giugno in occasione del ventennale della scomparsa del grande attore, Due autori in cerca di Troisi è veramente il caso di prenotare. Giuseppe ne ha raccontati tanti di aneddoti, e di tanti ne avevo già sentito parlare, anche perché tanti di questi sono stati raccontati già diverse volte. La cosa che però più ci ha emozionato, e che ci ha restituito la certezza di essere si fronte ad uno che veramente aveva respirato le stesse atmosfere e gli stessi attimi di gioia e di tristezza di Massimo Troisi, è stato il momento in cui senza che nemmeno glielo avessimo chiesto ha voluto dedicarci una delle poesie cui ogni tanto il nostro si dedicava, che poi il grande Pino Daniele ha messo in musica. In questo giorno che celebra il ventennio triste senza di lui ci pare il più sincero omaggio proprio ricordare le parole di quei versi che per l’accento molto simile di San Giorgio a Cremano, il paese d’origine, per qualche attimo ci hanno riportato l’energia di quel moderno Pulcinella:

Tu stive ‘nzieme a n’ato
je te guardaje
primma ‘e da’ ‘o tiempo all’uocchie
pe’ s’annammura’
già s’era fatt’ annanze ‘o core.
A me, a me
‘o ssaje comme fa ‘o core
a me, a me
quann’ s’è annamurato.

Tu stive ‘nzieme a me
je te guardavo
comm’è succiesso, ammore
ca è fernuto
ma je nun m’arrenn’
ce voglio pruva’.
Je no, je no
‘o ssaje comme fa ‘o core
je no, je no
quann s’è sbagliato.

https://www.youtube.com/watch?v=2vPPSIUHZK8

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