Riforma Senato, governo propone modello francese

Le due ipotesi: listino e modello francese – Il mondo della politica si è ormai lasciato alle spalle il risultato delle elezioni europee e così riprende la discussione intorno alla dibattuta riforma di Palazzo Madama. Un accordo non sembra ancora esserci e così la maggioranza, o per essere più precisi, l’ala renziana del Partito democratico ha proposto un modello alla francese per venire incontro alle esigenze dei vari schieramenti nel Parlamento e per trovare una composizione condivisa sui membri eletti dal futuro Senato. Una mossa che non sembra trovare d’accordo quasi nessuno. La senatrice Anna Finocchiaro, infatti, fa notare come al momento ci siano due opzioni sul tavolo e ancora non è stata presa alcuna decisione: “L’una prevede che in occasione delle consultazioni regionali ci possa essere una sorta di listino nel quale indicare i consiglieri regionali che faranno i senatori mentre i sindaci verrebbero comunque eletti dall’assemblea dei sindaci. L’altra ipotesi è la possibilità di adottare il sistema francese, anche se è tale solo perché ad eleggere consiglieri regionali e sindaci è una platea molto ampia composta da sindaci, consiglieri comunali, consiglieri regionali e deputati della regione”.

L’opposizione di Chiti e gli emendamenti della Lega – Nei democratici continuano a fare muro anche i senatori dell’ala sinistra che fanno capo a Vannino Chiti, i quali continuano a sostenere l’ipotesi di un Senato completamente elettivo e la proposta del Ministro Maria Elena Boschi, che oggi dovrà iniziare a esporre nei particolari il cosiddetto modello alla francese al Nuovo centro destra e a Forza Italia, deve registrare risposte negative anche dalla Lega Nord. Gli esponenti del Carroccio, guidati da Roberto Calderoli, hanno presentato ben 3.806 emendamenti. Carte su carte trasportate dall’autore del porcellum a Palazzo Madama su un carrello, ma il leghista ha avvertito la maggioranza che “possono anche aumentare. Siamo però disponibili a ritirarli se troviamo un interlocutore serio e qualcuno con cui interloquire”. Il partito guidato da Matteo Salvini si augura di dialogare direttamente con il Ministro Boschi, altrimenti, ironizza Calderoli, “dovrò rivolgermi a Chi l’ha visto?”. Un ultimo tentativo, quello dei leghisti, che dovrebbe scadere oggi alle ore 12. Dopo, avvertono da via Bellerio, faremo di testa nostra.

Il Ncd chiede una riunione di maggioranza – Forza Italia, invece, presenta un numero di emendamenti (32) minore rispetto a quelli della Lega, ma tramite Paolo Romani mostra tutta la sua contrarietà all’ennesima sterzata della maggioranza: “Il modello francese per l’elezione del Senato è per noi inaccettabile e non comprendiamo il motivo di questa inversione rispetto ai patti precedenti”. Possibilista, dall’altro lato, il senatore del Ncd Maurizio Sacconi che chiede una riunione di governo per chiarire quest’ultimo aspetto e verificarlo nei dettagli. “È necessaria un’intesa innanzitutto all’interno della maggioranza”. L’ex ministro ha aggiunto che il “Ncd manterrà i suoi 13 emendamenti, anche perché non riguardano solo la composizione del Senato ma anche il Titolo V. Non si può dimenticare che la composizione del Senato non può essere disgiunta dalla definizione del Titolo V”. Nonostante il netto risultato elettorale del 25 maggio, all’interno del Parlamento prosegue tutto come prima, come se non fosse successo nulla. Resistenze, il gioco di centinaia di emendamenti e nuove proposte che rischiano soltanto di allontanare la data di approvazione dell’agognata riforma di Palazzo Madama.

[Photo Mauro Scrobogna / LaPresse]

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