Taormina ma quale politica

Spesso ci si sta ad interrogare sul ruolo che la politica debba avere nel risolvere le problematiche che attanagliano la città e la vita quotidiana dei cittadini. Certamente in questo contesto lo “spettacolo” che sovente “viene dato” non può certamente essere considerato edificante! Se prendiamo ad esempio Taormina vediamo che la gestione della “cosa pubblica” risulta essere lontana dai “reali bisogni dei cittadini” e spesso addirittura assume la connotazione di “ostacolo” alla libera imprenditoria privata. Per non parlare poi delle “promesse fatte” e quasi mai mantenute dal politico di turno, sia esso di grosso o piccolo “calibro”.

Assistiamo ad esempio attoniti a ciò che sta avvenendo con Taormina Arte: a pochi giorni dall’inizio del Festival del Cinema si apprende che il finanziamento previsto per l’intero ciclo di eventi delle sezioni Cinema-Teatro-Musica risulta essere stato “ridimensionato” ad appena 207 mila euro, che non basteranno neanche a pagare gli stipendi ai dipendenti! Tutto ciò non sta facendo altro che creare viva apprensione tra coloro i quali per decenni si sono spesi affinché la manifestazione diventasse il “fiore all’occhiello” degli spettacoli organizzati all’interno del Teatro antico e con grande abnegazione hanno lavorato per far si che il “mito di Taormina” continuasse ad essere tale nel mondo.

Ci chiediamo cosa è stato fatto dall’amministrazione cittadina per evitare che assessori regionali e politici di livello nazionale, utilizzassero la Perla per la loro “passerella di rito”, promettendo “mari e monti”, salvo poi non mantenere quasi nulla di ciò che avevano annunciato alla stampa in “pompa magna”? Tutto questo rappresenta un “siparietto già visto”: anche in occasione della riunione della VI Commissione ARS presieduta da Di Giacomo, alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità Lucia Borsellino, quando si dovevano salvaguardare i posti letto del nosocomio Taorminese.

La gestione della cosa pubblica ci appare nella Perla sempre più lontana dai residenti e dai turisti, distaccata, quasi assente da ciò che avviene quotidianamente, come se essa fosse ormai precipitata in un “limbo” dal quale difficilmente potrà uscire se non a scadenza naturale di mandato o sino a quando non sarà possibile avviare, in base ai termini di legge, un atto formale di sfiducia. La lontananza ci appare del tutto ancora più evidente dal fatto che mentre la “Città muore”, il Palazzo vuole aumentare le “gabelle”: tassa di soggiorno, tasse sulla casa e sulle attività commerciali! Ma come si può? Molti gruppi politici hanno già preso le distanze da questo modo di fare politica, ma basterà?

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