Palestina. Ha giurato il nuovo governo di unità nazionale

È nato ufficialmente il governo di unità palestinese. Ieri, davanti al Presidente Mahmoud Abbas, si è tenuto il giuramento, a Ramallah. Il capo di Stato ha dichiarato: “Oggi, con la formazione di un governo di consenso nazionale, annunciamo la fine delle divisioni fra palestinesi che ha gravemente danneggiato il nostro interesse nazionale”. Il premier neo-eletto è Rami Hamdallah, che ha anche il Ministero degli Interni; l’esecutivo è costituito da politici indipendenti, scaturito dall’accordo tra Fatah, fronte laico  ed Hamas, fronte islamico.

La nuova formazione, era attesa da diversi giorni ma dato che i due gruppi firmatari non erano d’accordo sul nome del Ministro degli Esteri, era stata rinviata. Trovata convergenza sul nome, è stato riconfermato Riad al-Maliki, si è passati alla convocazione ufficiale. Nel nuovo governo ci sono 17 ministri, di cui 4 provenienti dai territori di Gaza. Hamas ha rinunciato per il momento, a decidere sulla nomina per il Ministero per gli Affari dei Prigionieri, e sarà il primo Ministro Hamdallah a reggere il dicastero.

Al giuramento, tenutosi presso la Presidenza dell’Autorità Nazionale Palestinese però erano presenti solo 13 dei nuovi ministri. Ne mancavano quattro, che erano stati indicati da Hamas, pur non facendo parte del gruppo estremista, essendo degli indipendenti. A loro, è stata negata l’autorizzazione a lasciare la Striscia di Gaza da parte di Israele. Ma, mentre nei territori palestinesi si festeggiava così come nella Striscia di Gaza, Israele, è furibondo per la nomina del nuovo esecutivo, che è stato definito da parte palestinese, un governo tecnico.

Gli israeliani che avevano sospeso  i colloqui con la Palestina dopo un precedente incontro tra Fatah ed Hamas, hanno espresso tramite un portavoce tutto il disappunto: “Il Presidente Abbas, ha fatto un passo indietro rispetto alla pace. Si è messo con una spietata organizzazione terroristica, direttamente responsabile dell’uccisione di centinaia di civili innocenti, un gruppo che chiede la distruzione del mio paese”.

La rabbia israeliana si è manifestata anche con l’esplicita richiesta agli Usa di non dare legittimità al nuovo governo palestinese, che contravviene ad un percorso democratico, poiché ha al suo interno le menti degli estremisti di Hamas. Il governo americano, da parte sua, nonostante si sia detto “inquieto” per la presenza di Hamas, ha immediatamente risposto, asserendo che il nuovo governo sarà giudicato per le azioni che porrà in atto, ed ha aggiunto: “In base a quello che sappiamo ora, intendiamo lavorare con quel governo, ma verificheremo attentamente il rispetto dei principi che il Presidente Abbas ha ribadito oggi stesso”.

Le medesime convergenze nelle linee del nuovo governo, infatti sono state sottolineate da Abbas e dal Premier Hamdallah. Tra queste, c’è il rifiuto della violenza, il rispetto degli accordi esistenti ed il riconoscimento di Israele come stato. Desta invece una certa perplessità, il rifiuto da parte di Hamas di ritirare dai territori le Brigate Ezzedin al Qassam.

Israele comunque rimane fermo sulle proprie posizioni, e prima del giuramento di ieri, nella notte, aveva convocato una seduta d’emergenza per definire le misure contro la Palestina. I contatti con l’Autorità Nazionale saranno interrotti, ad eccezione del coordinamento di sicurezza, per mantenere il controllo dei territori. Sarà ridotto il trasferimento dei fondi palestinesi che sono stati raccolti dal pagamento delle tasse e da quello dei dazi doganali per consentire il transito delle merci e delle altre attività commerciali “da e per i territori occupati”.

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