Marò, una vicenda che non si riesce a sbloccare

Nuove trattative per nuove istituzioni – Sono trascorsi ormai due anni da quando Salvatore Girone e Massimiliano Latorre si trovano agli arresti in India per aver ucciso due pescatori. Le trattative per riportarli a casa non sono mai decollate sul serio e i vari governi che si sono succeduti non sono riusciti a risolvere una situazione ingarbugliata. Recentemente, però, le istituzioni dei due Paesi sono cambiate. Se in Italia Matteo Renzi ha avviato la sua prima esperienza come Presidente del consiglio e il Ministro degli esteri è la democratica Federica Mogherini, in India le ultime elezioni sono state vinte dal centrodestra di Narendra Modi. La coalizione nazionalista, paradossalmente, potrebbe essere più sensibile al dialogo con l’esecutivo italiano rispetto al governo precedente. Un ennesimo tentativo di tirare la corda, infatti, potrebbe compromettere seriamente i rapporti diplomatici e soprattutto commerciali tra le due nazioni. Quello che Mario Monti e la sua formazione governativa hanno provato a evitare con ogni mezzo, oggi potrebbe essere la logica conclusione di una situazione paradossale.

La rabbia di Salvatore Girone – A pagare le conseguenze dell’immobilismo sono, neanche a dirlo, i due fucilieri della Marina militare italiana. Proprio ieri, in occasione della festa del 2 giugno, sono apparsi in videoconferenza per esprimere la loro sofferenza, perplessità e l’augurio che le rinnovate istituzioni dei due Paesi possano parlarsi con maggiori risultati rispetto alle precedenti. Il messaggio, trasmesso dall’ambasciata italiana di New Delhi con le Commissioni difesa ed esteri della Camera e del Senato, è stato l’occasione per ascoltare lo stato d’animo molto provato di Salvatore Girone: “Abbiamo obbedito a degli ordini, abbiamo mantenuto una parola e la continuiamo a mantenere con grande dignità. E siamo ancora qui. Vorremmo che fosse riconosciuta la nostra innocenza, che i Paesi si parlassero non per le rotture. Il muro contro muro non serve. Continueremo a comportarci con dignità. Ogni militare impegnato in questo momento, americano o inglese, italiano o indiano, deve sentirsi tutelato nei propri diritti”.

L’ambiguità dell’esecutivo nazionalista – Un tono più pacato, invece, è stato quello di Massimiliano Latorre: “Il particolare di un italiano è quello di aver un grande cuore e l’affetto con il quale ci state coinvolgendo ne è la prova. Ognuno di voi ha parlato auspicando qualcosa. Io auspico che due grandi nazioni, Italia e India, abbiano modo di parlarsi per esprimere la propria democrazia. Quello che noi possiamo fare è comportarci da militari e italiani: soffrire con dignità nell’attesa che questa storia abbia termine”. E nell’attesa che si sblocchi la vicenda, il Ministro Mogherini mostra tutta la sua solidarietà e tiene a sottolineare come “condivide il loro dolore e delle loro famiglie, con le quali siamo costantemente in contatto”. Adesso sono attese le prossime mosse internazionali e il cambio governativo indiano da un lato fa ben sperare, per la necessità di rinsaldare legami economici compromessi a causa della vicenda legata ai Marò, e dall’altro lato potrebbero alzarsi barriere ancora più alte rispetto al recente passato, considerando come i nazionalisti hanno rimproverato più volte Sonia Gandhi di aver concesso un trattamento di favore ai due militari italiani.

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