Via dai figli: crescono le coppie childfree 660x330

Il dato che colpisce maggiormente dal rapporto annuale dell’Istat diffuso da pochi giorni, è che in Italia si vive sempre più a lungo ma nascono sempre meno bambini. Nel 2013 la speranza di vita alla nascita è salita a 79,6 anni per gli uomini e a 84,4 per le donne, rispettivamente 2,1 e 1,3 anni in più rispetto alla media europea ma persistono livelli di fecondità molto bassi, in media 1,42 figli per donna (contro la media Ue di 1,58). Nel 2014 si prevede che le nascite potrebbero scendere perfino al di sotto di questa cifra. Il perché non si fanno figli in Italia si può elencare in alcuni punti essenziali: ci si sposa sempre meno, solo 3,4 matrimoni all’anno su 1.000 abitanti; ci si sposa sempre più tardi, la media delle donne è attualmente di 31 anni; si è sempre meno fecondi, le donne con cittadinanza italiana non arrivano nell’arco del loro periodo fertile a 1,3 figli in media; lo stato italiano non aiuta le famiglie che fanno figli.

Gli stati europei da anni investono nel sostegno alla maternità e nell’assistenza sociale per le famiglie con figli in difficoltà. Ad assegni di sostegno mensili, si aggiungono i bonus bebè che scattano al settimo mese di gravidanza fino al terzo anno di vita del bimbo, contributi economici per la cura dei bambini, servizi di babysitter, assegni per le spese per gli alloggi, sconti per palestre, piscine, musei, asili nido nei posti di lavoro, asili comunali gratuiti, scuole a tempo pieno, ludoteche comunali. Nel nostro paese purtroppo gli aiuti a livello statale volti a sostenere le famiglie sono pochi, a parte le detrazioni fiscali, un misero assegno famigliare secondo il reddito e alcune sporadiche iniziative regionali, questo spiega il tasso di fecondità in netto calo da anni.

Nell’ultimo decennio infatti in Italia il tasso di coppie childfree (che non vogliono figli, non che non possono averli) si è alzato ed è una grossa incongruenza per un Paese dove è diffusa la formazione cattolica. Le ragioni per cui si decide di non fare figli sono varie e sono legate soprattutto alla crisi economica e a una sorta di trappola: prima si aspetta di avere il lavoro, poi la casa, poi qualcos’altro, e alla fine quando tutto è pronto si ha paura di mettere in discussione quello che si è realizzato o ormai è biologicamente troppo tardi. Si sta diffondendo inoltre l’idea che fare i genitori oggi sia un affare molto complicato, ad alto tasso d’insuccesso. «In Italia il 70 per cento delle donne sono convinte che se la madre lavora il figlio ne risente; negli altri paesi europei la pensa così non più del 5 per cento», dice Maria Letizia Tanturri, demografa, docente all’Università di Padova. Molte donne rinunciano ai figli nel timore di non essere “brave abbastanza”; la cultura italiana mette i bambini al centro di tutto e se poi qualcosa non va la colpa è sempre dei genitori.

Declina così, nel paese delle famiglie numerose, un modello culturale: in cifre assolute il numero delle coppie senza figli nella fascia tra i 40 e i 49 anni è aumentato del 40% negli ultimi 10 anni (dati nel più recente Rapporto sulla Popolazione pubblicato da Il Mulino). Siamo al fine di un’epoca: avere figli, essendo l’unica scelta nella vita irreversibile, spaventa; diventare padri e madri è per sempre, non finché va o conviene e se si aggiunge a questa “impreparazione psicologica” uno Stato non attento alla crisi demografica, il futuro del nostro Bel Paese non è dei più rosei. Una società senza ricambio generazionale e una società che muore.

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