Taormina Film Festival. Dopo gli spaghetti western un bel fico d’india? 660x330

Niente Taormina Film Festival per Carmelo Gerardo Auteri, il regista che sogna lo sviluppo della Sicilia attraverso il cinema? La Sicilia è un terra forte. Possiamo affermarlo senza temere di essere smentiti, anche perché siamo in compagnia di grandi poeti, letterati, filosofi e artisti di ogni tempo. Goethe ad esempio, durante il suo viaggio in Italia, scrisse sul taccuino dove annotava tutte le cose che lo colpivano una celebre frase: “L’italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto”. Quasimodo il grande poeta nostrano visse una vita di poesia rendendo vivo il potere poetico della sua terra, e inoltre Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, e la lista potrebbe essere allungata ulteriormente, hanno tutti raccontato l’identità del paesaggio siculo e la sicilianità che ne deriva.

Incantata dalla magia di questa terra, da tempo anche l’industria cinematografica ha apprezzato la forza di certi straordinari paesaggi mozzafiato e della caratteristiche orografiche, culturali e storiche che ne fanno un posto unico al mondo. Tutti ricordano il Gattopardo, il Padrino di Ford, e forse non tanti La Bibbia di John Huston, che ambientò le scene di Abramo e Isacco tra le rovine di Gomorra in una zona chiamata Valanche a pochi chilometri da Catania. E anche a Taormina è ritornata la mostra curata da Ninni Panzera: “Il Cinema sopra Taormina”, visitabile fino al 25 giugno nella chiesa del Carmine, che ricorda tutti i film che sono stati ambientati in parte o interamente nella cittadina perla dello Ionio.

Se ne è innamorato anche Carmelo Auteri che da tempo ha creato il progetto Fico d’india Western, attraverso il quale prova a rivalutare il territorio e a favorirne lo sviluppo attraverso il recupero di tutta la Sicilia come set cinematografico. La Sicilia offre dei panorami che danno la possibilità di girare ogni tipo di film (Tornatore: “Il Cinema si innamora sempre della Sicilia”), ed è particolarmente adatta per certe caratteristiche del territorio per i film ambientati nel West, ma il suo progetto che tenta di portare agli occhi delle aziende cinematografiche di tutto il mondo le straordinarie possibilità offerte dal set naturale siciliano, facendo crescere il livello culturale ed economico, si è arenato per un cavillo burocratico.

Per dare forza al suo progetto, e quindi forza culturale e potere economico e contrattuale, Auteri aveva provato ad iscrivere al Taormina Film Fest di Taormina il suo film, Pozo and El Diablo The Legend o C’era una volta El Diablo, un cortometraggio Western ambientato a cavallo, è proprio il caso di dirlo, tra la provincia di Enna e Catania. Mario Sesti però, il curatore ne ha rigettato la domanda, adducendo come motivazione il fatto che il film non può partecipare, essendo già stato presentato alla stampa (questo quanto in e-mail, ricevuta in redazione da parte del regista stesso, in merito alla conversazione avuto su facebook con il curatore artistico Mario Sesti – ndr). Il regista siciliano invece replica che la presentazione è avvenuta solo in una sala privata di un hotel catanese, in presenza di giornalisti, attori e addetti ai lavori, come imprenditori che potrebbero essere interessati al progetto, e con la semplice motivazione di garantirsi un certo appoggio per la presentazione da parte della stampa.

Non vogliamo entrare in merito al regolamento del Taormina Film Fest, ma il giovane regista, che non sembra spinto da vanità o narcisismo, cosa poi nemmeno tanto indecente o illegale, ma solo dal desiderio di mantenere attiva l’azienda cinema Italia, va ribadendo, sempre per rivalutare la Sicilia e le ricchezze naturali del territorio, che non esiste nessun articolo del regolamento che ne vieti l’iscrizione alla rassegna cinematografica a causa di una presentazione alla stampa. Auteri dice chiaramente che non desidera parlare di sé o mostrare il proprio curriculum, ma solo far parlare i fatti. E allora perché non aiutarlo? Perché non farlo partecipare e far decidere al pubblico se la sua opera è degna di considerazione o meno?

Pur non avendo ancora avuto la possibilità di sentire il curatore Mario Sesti – naturalmente accoglieremmo volentieri una sua replica – e consapevoli delle mille difficoltà organizzative a cui si va incontro quando si organizza un rassegna cinematografica internazionale con un budget da sagra di paese, gli chiediamo in questa situazione “drammatica” per il cinema siciliano indipendente (e non solo) di riammettere il film… e chissà che non possa un giorno esser ricordato questo 60 esimo Taormina Film Fest solo per aver dato il via ad un nuovo genere cinematografico: spaghetti western alla siciliana!

In fondo parlando di western, saranno venute in mente anche a Sesti le parole (in una delle TaoClass più emozionanti del Taormina Film Fest) del maestro Tornatore…

© Riproduzione Riservata

Commenti