Micro valorizzazione del bene “non –culturale”

Ci credereste? Le foto di questo articolo ritraggono gli sportelletti dei contatori e delle scatole elettriche ed idriche che si trovano nel centro storico di Giulianova.

Si è tenuta oggi la IV edizione di “Acqualuce Fuoco. I colori della tradizione”, una manifestazione organizzata dal Circolo Culturale “Il nome della rosa”, consistente in una riconquista di spazi grigi (e brutti) della città. 30 artisti si sono cimentati nella decorazione degli sportelli che – in strada – conservano gli impianti elettrici ed idrici delle utenze abitative. Un successo che si ripete e che, forse, va anche oltre la lodevole visione degli organizzatori.

Si tratta, in effetti, di un progetto di “micro valorizzazione” del bene “non –culturale” (quanto poco c’è di culturale in una scatola elettrica, in effetti).

Certamente il tema della valorizzazione del bene culturale è tra i più spinosi e dibattuti del diritto dei beni culturali e del paesaggio. Come noto, infatti, mentre la tutela è (quasi) sinonimo di conservazione, la valorizzazione consiste nell’esercizio di articolate funzioni e nella disciplina delle attività finalizzate a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di fruizione.

Ma qui si va oltre, perché la decorazione di materiale inerte (per definizione), ben lontano dall’integrare funzioni culturali, inserito “per forza” nel tessuto urbano è un tentativo – a mio modo di vedere, riuscito – di non rinunciare all’idea che si può sempre cercare di migliorare il grigiore che a volte caratterizza l’ambiente urbano.

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