Bruxelles, arrestato francese jihadista per l’attentato al Museo ebraico

Un sospettato bloccato in Francia – Siamo a una svolta nelle indagini della strage fuori dal Museo ebraico di Bruxelles, in cui avevano perso la vita quattro persone. È stato arrestato in Francia, a Marsiglia, Mehdi Nemmouche, originario di Roubaix. Uomo di 29 anni che è stato trovato in possesso di un fucile kalashnikov e una pistola dello stesso tipo di quella utilizzata nella capitale belga. L’uomo, con ogni probabilità, è sospettato di essere stato anche in Siria nel 2013 tra le fila dei jihadisti e non ha la fedina penale immacolata, perché era stato l’artefice di una rapina in una gioielleria nel 2006 e di una in un supermercato. In questi anni, oltre ad essere stato in Belgio come ospite a casa di un amico, ha vagato per Gran Bretagna, Libano e Turchia. Appena è stato fermato dai servizi doganali, durante i controlli di routine, sono balzati all’attenzione delle forze dell’ordine sia i vestiti simili a quelli dell’attentatore sia un telo con la scritta “Stato islamico in Iraq e nel Levante”. Le autorità belghe, appena appresa la notizia, hanno subito chiesto l’estradizione, ma il classe ’85 francese ha negato con veemenza di aver commesso il reato.

La jihad europea – Al di là del gesto contro la comunità ebraica belga, ciò che colpisce è come un altro europeo, questa volta francese, sia attratto dalla jihad e per questo motivo è spinto nei vari focolai del Medio Oriente a difendere i “nuovi” ideali. I dati mostrati dal governo transalpino, del resto, sono preoccupanti: dall’inizio della guerra civile in Siria ben 780 persone provenienti dalla Francia si sono unite alla lotta dei gruppi islamisti, mentre dal Belgio sono giunti circa 200 individui. Altri musulmani convertiti e pronti a combattere la Guerra santa provengono da Germania, Italia, Inghilterra e Spagna. I vari conflitti degli ultimi anni non hanno fatto altro che ingrassare le fila dei seguaci di Allah “made in Europa” e così in Siria, attualmente, si contano circa 11 mila combattenti stranieri e molti di loro provengono dal vecchio continente. Sono quasi 2.000 gli europei che fanno la guerra in Siria in nome della jihad e in questa cifra ci sono una cinquantina di italiani. Ciò che li alimenta è l’odio verso lo Stato d’Israele, gli Stati Uniti e le invasioni degli ultimi anni in Iraq e Afghanistan.

I centri di smistamento di Vienna e Nizza – Anche se i Paesi europei stanno cercando di bloccare questo esodo e accusano la Turchia (luogo da cui i futuri jihadisti raggiungono la meta agognata) di fare poco per impedire il flusso verso il Medio Oriente, la maggior parte dei combattenti europei, una volta arrivati nelle località prestabilite, ven­gono reclu­tati dal fronte al-Nosra e dal gruppo Stato isla­mico in Iraq e Levante, due organizzazioni legate ad Al Quaeda. Un fenomeno molto più grande di quello che si ebbe durante la guerra in Afghanistan e le istituzioni francesi fanno sapere che la maggior parte del reclutamento avviene su internet più che nelle moschee. In Europa si trovano due centri di smistamento per i fanatici jihadisti a Vienna e Nizza e nel dicembre del 2013 in Belgio è stata sman­tel­lata una filiera di reclu­ta­mento di com­bat­tenti isla­mici per la Siria, che aveva il quar­tier gene­rale in un risto­rante di Bru­xel­les, in cui il pro­prietario è un con­ver­tito. Si sa bene che la benzina dell’odio che fa avanzare i jihadisti è rappresentata da Israele e dal popolo ebraico e non è un caso che l’ultimo atto si sia verificato fuori dal Museo ebraico della simbolica capitale d’Europa. È stato “un colpo al cuore dell’ebraismo”, come ha detto il rabbino capo del Belgio Albert Guigui, il quale ha aggiunto che se “un ragazzo non può più camminare per le strade con una kippah, altrimenti diventa oggetto di insulti e violenze”, allora c’è un grosso problema in Europa che per troppo tempo si è fatto finta di non saper interpretare.

© Riproduzione Riservata

Commenti