Ritratto di Nigel Farage, il chiacchierato “Grillo Parlante Inglese”

Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, si è premurato d’introdurci nell’universo Nigel Farage e del Partito Ukip, scrivendo sul suo Blog, la scheda didattica di un gruppo che sta scuotendo le fondamenta della politica inglese ed europea. Lo ha fatto, per tranquillizzare il popolo grillino sulle accuse di xenofobia, omofobia e misoginia, dirette al leader inglese, che riempiono le pagine dei giornali, i servizi televisivi e i social. Ha fornito i punti di contatto con Farage ed ha dato spunto al suo elettorato, ai suoi uomini e a quelli che non l’hanno votato ma lo seguono per gli aggiornamenti in tempo reale, di sfatare quello che per lui è un falso mito di negatività. Il Beppe, mattatore della comicità, ha voluto far emergere i punti che legano il M5s all’Ukip e che per questo, non potevano che portare all’incontro tra i due ed all’apertura verso future alleanze.

Noi, invece, ci siamo chiesti: “ma chi sarà mai quest’uomo, che riesce a tenere i riflettori internazionali puntati addosso e se la ride delle critiche che gli giungono come proiettili?”

Nigel Farage, è anzitutto un politico di professione, attivo già da quando era un liceale. Ha da poco compiuto cinquant’anni e all’inzio, si è fatto le ossa nel Partito Conservatore ma quando John Major, il premier successore della Thatcher, firma il Trattato di Maastricht con gli altri uomini di punta d’Europa, all’interno del partito Tory, avviene la frattura; è il 1992. Nasce la Lega anti-federalista, fondata dal Professore Alan Sked, che insegna alla London School of Economics, e da lì che nel 1993, nasce lo Uk Indipendence Party (Ukip).

All’epoca Farage – che ha origini tedesche, nato nella ricca Inghilterra del sudest e figlio di un broker che lavora nella City – non ha ancora compiuto i 30 anni. Non finisce gli studi e dopo le scuole superiori, decide di seguire le orme paterne. Ha un forte senso pragmatico e si trova sempre al posto giusto, nel momento giusto: alla nascita dell’Ukip è in prima fila. Dal ’93 al 1999, il partito si potenzia, cresce e usando la base delle elezioni europee, riesce a far eleggere tre eurodeputati, tra questi, non è un caso che ci sia anche Nigel Farage.

Nel 2004, superando i socialdemocratici e piazzandosi al terzo posto con il 16% dei consensi, vengono eletti dieci deputati. L’Europa premia, ma la politica interna non dà le medesime soddisfazioni, si parla di 1 o 2 % dei consensi, non si riesce a far breccia nel parlamento inglese, ci vuole una svolta. E l’uomo della riscossa, è Farage che appena nel 2006, giunge alla leadership e segna l’inizio della scalata.

Lui non ha timore di scandalizzare gli inglesi compassati e chiusi nel rispetto del politically correct, parla alla gente per suscitare indignazione e reazione, e parla di quello che preoccupa l’uomo comune: le spese folli dei parlamentari, appartenenti ad ogni schieramento, nessuno escluso. Si discute di caro vita, affitti e problemi della vita reale. Il 2009, è l’anno in cui la valanga Farage, detta le regole della campagna elettorale, utilizzando a suo favore i media e le inchieste lanciate in quel periodo dai quotidiani, sugli sprechi e sul prezzo alto pagato, dai cittadini britannici.

L’Ukip, a differenza degli altri, è un partito pulito, non connivente con l’establishment, e il compito del gruppo è quello di “restituire la politica agli onesti”. Le europee si svolgeranno il 4 maggio del 2009, e Farage ottiene il 16%, migliorando i risultati del 2004.

Il partito laburista di Gordon Brown, viene messo in difficoltà e l’Ukip finisce al secondo posto dopo i conservatori. Un percorso vittorioso quello di Farage che si legittima nell’Unione Europea e che fa crescere la frangia degli euroscettici. Nigel Farage, è la coscienza collettiva degli inglesi, lui si è preparato ad essere la vox populi che sa cogliere i timori e li sa tradurre politicamente. Tra tutte le priorità, c’è la diffidenza per un’Europa matrigna, lontana dai bisogni dei suoi cittadini ed oppressiva tra strettoie burocratiche e manovre d’intanagliamento economico. E poi, la fastidiosa presenza degli immigrati, che aumentano, e se pensiamo ai numeri impressionanti di Londra, una delle metropoli cosmopolite più grandi del mondo, possiamo solo farci una minima idea della circolazione migratoria. Lo straniero che ha più tutele dei cittadini e che mangia meglio, temi ricorrenti in tutta la fascia europea, dimenticando però che gli immigrati, costituiscono una porzione enorme della popolazione europea e che quelli di terza o quarta generazione, sono già europei e legati allo stato in cui vivono.

Ma Farage, lavora dall’interno del tessuto inglese e fino al successo del 2009, entra nella amministrazioni locali; l’Ukip si concentra anche sui temi della sicurezza, della riduzione della pressione fiscale, ed il programma da semplicemente europeo, diventa British, entra nelle case delle famiglie inglesi e riaccende la speranza.

L’abilità del Leader dell’Ukip, è stata quella di far transitare i temi della campagna elettorale delle europee – come  la lotta agli eurocrati, le invettive contro Mario Monti e Samaras che sono “schiavi della Troika” ed amici delle banche – nella  società britannica.

La sua offensiva si sposta anche al piano internazionale, come il dissenso sulle guerre umanitarie e gli interventi dell’occidente nei conflitti come quello siriano, e critica ferocemente il suo paese per aver fatto parte del gruppo Gli Amici della Siria, perché dà sostegno a dei ribelli estremisti. L’Europa per Farage, è responsabile dei morti in Ucraina, Libia e Siria e come dolcetto finale, quando gli chiedono quale sia il politico verso cui nutre più ammirazione, lui candidamente risponde: “Vladimir Putin. Per la sua abilità, non come uomo”. Non apprezza l’abito zarista di Putin ma le sue qualità nella gestione della politica sullo scacchiere internazionale. E queste dichiarazioni, insieme allo sbandierato programma dell’Ukip, hanno avviato il partito ad esser il più votato in Inghilterra alle Europee, sebbene non si possono ancora fare i conti con la politica nazionale, dove l’elettorato potrebbe scegliere una politica più tradizionale.

Abbiamo riportato diversi tra i temi che Farage, nella sua azione politica, ha fatto diventare necessari. L’immigrazione è uno dei suoi più grandi cavalli di battaglia, come già evidenziato. Ribadito il fatto che la Gran Bretagna è uno dei paesi più multietnici al mondo, la crisi economica globale, non favorisce la tolleranza. L’informazione legata alla destra, accusa i laburisti di troppa flessibilità, e che bisognerebbe limitare gli ingressi, ma gli avversari di Farage non ci stanno e usano contro di lui, nell’ultima tornata elettorale per le europee del 2014, i suoi stessi argomenti, entrando pesantemente nella vita privata del  leader.

Sposato in seconde nozze, con Kirsten Mehr, tedesca, Farage ha due figli che hanno la doppia nazionalità, tedesca e britannica. Dato che Nigel si lamenta spesso di sentirsi “fuori posto” con l’ingombrante presenza di immigrati in Inghilterra e quando prende la metropolitana, sentire tutte quelle lingue diverse dall’inglese, lo fa star male, e che se un gruppo di rumeni, si trasferisse alla porta accanto, proverebbe disagio, questi argomenti gli vengono esplosi contro dai media. La moglie di Farage è un’immigrata tedesca ed i suoi figli parlano una lingua diversa dall’inglese, e per questo nessuno si sente a disagio con lui o la sua famiglia. Cos’hanno loro di tanto diverso dai rumeni?

Farage viene colto alla sprovvista, addirittura inizia a balbettare nel rispondere durante le interviste. Quindi come venir fuori dall’impasse comunicativo? Torna a parlare del programma dell’Ukip: va bene “l’immigrazione qualificata”, fatta di laureati e persone professionalmente valide anche di nazionalità differenti, ma non possono essere ammessi “i parassiti che rubano i posti di lavoro”. Ed ecco che avanza l’accusa di razzismo, e quando gli chiedono se lui sia di destra, risponde “di sentirsi post-ideologico, oltre la destra e la sinistra”. E la gente, lo premia con il 27% dei voti. Ora L’Ukip è il primo partito inglese.

E per andare più a fondo sulla deriva xenofoba del partito, basta dare una lettura al manifesto politico del 2013  dove scrivono: “I nostri valori tradizionali sono stati seppelliti. Ai bambini viene insegnato a vergognarsi del nostro paese. Il multiculturalismo ha diviso la nostra società. Il politically correct sta soffocando la libertà di parola”. E non contenti, il tema viene riproposto nel manifesto del 2014: “Fermeremo il supporto al multiculturalismo e sosterremo una comune cultura britannica […] Le porte aperte all’immigrazione stanno paralizzando i servizi locali britannici”.

E ricordiamo pure che nel programma del 2012, l’Ukip aveva proposto l’abrogazione della Convenzione Europea per i Diritti Umani “per porre fine alla spavalderia dei criminali pregiudicati e degli immigrati illegali”.

Una serie di punti, che hanno guidato l’azione di Nigel Farage e che l’hanno reso popolare tra l’elettorato, che gli ha perdonato le frasacce misogine sulle donne che lavorano ed entrano in maternità e che “valgono meno degli uomini”. Quelle che se vogliono far carriera devono “essere pronte a sacrificare la famiglia”. Per la serie: avete voluto gli stessi diritti degli uomini, allora non lamentatevi e faticate, anche con un bimbo in pancia. Concetti sessisti questi, che circolano in tutto il suo gruppo, ed espressi brutalmente dall’eurodeputato Ukip Godfrey Bloom che ha dichiarato: “nessun datore di lavoro con il cervello al posto giusto dovrebbe assumere una donna giovane, single e libera”.

Farage, non ha di certo preso le distanze da questi atteggiamenti ma li ha sostenuti come ha sostenuto la sua contrarietà all’allargamento dei diritti degli omosessuali, e mantenuto la critica ai matrimoni gay, che da una sua deputata, sono stati assimilati ai pedofili. E dovremmo forse dimenticare, le dichiarazioni di un altro membro dell’Ukip che decretava l’aborto di tutti i bambini disabili?

Certo, quest’ultimo venne espulso ma la via seguita da Nigel Farage, il divertente umorista che se la gode allegramente nei pub e indottrina al rispetto della razza, sembra aver centrato il bersaglio, andando a scoprire le debolezze dei britannici.

© Riproduzione Riservata

Commenti