Ildefonso Falcones ospite di Casa Cuseni a Taormina

Sono stati i coniugi Spadaro, che curano la storica dimora taorminese di Casa Cuseni, in collaborazione con Fulvia Toscano, ad accogliere giovedì scorso, in un assolato tardo pomeriggio di fine maggio, lo scrittore catalano Ildefonso Falcones.

Il famoso romanziere, è venuto in anteprima per la Sicilia, a presentare il suo ultimo lavoro, La regina Scalza (Longanesi) su promozione della “Libreria Mondadori” di Messina. Già a Giardini Naxos, la mattina del 29 maggio, dove ha incontrato i ragazzi del Liceo Scientifico “C. Caminiti”, aveva espresso il desiderio di regalarsi una tappa anche da noi, e che si è poi concretizzato nella visita informale a Casa Cuseni, dove si è concesso una visita guidata dal Patron Franco Spadaro ed una chiacchierata con i suoi lettori, che hanno avuto la possibilità della sua firma sull’ultimo libro.

La scelta di una location tanto prestigiosa, non è frutto del caso ma della precisa volontà degli organizzatori di ricevere lo scrittore di romanzi storici, in una cornice che fa parte della storia siciliana e taorminese. Una dimora voluta e vissuta, nei primi del ‘900, dal pittore inglese Robert Hawtorn Kitson che la fece diventare un cenacolo per gli artisti e gli intellettuali, tra Liberty e Belle Epoque. Tra le sue stanze hanno parlato e riposato Tennesse Williams, Lord Bertrand Russell, Henry Faulkner; ed i suoi arredi, che oggi costituiscono il museo, sono opere di pregiata ebanisteria siciliana, con alle pareti, quadri di Picasso, dello stesso Kitson, e di Brangwyn, che ne ha anche disegnato le stanze. Per non parlare del giardino storico con le sue 13 terrazze e le sette fontane, dove crescono diverse specie botaniche rare. Ed è in questo luogo, in un angolo del terrazzo panoramico che con vista sulla baia di Naxos e la muta presenza dell’Etna a guardiana della valle, che Falcones ci ha regalato una chiacchierata sul suo lavoro di scrittore e sul suo mondo.

Ildefonso Falcones appartiene alla Spagna catalana e vive a Barcellona insieme alla moglie ed ai figli, e qui esercita la professione legale: è un civilista.

Da qui, la nostra prima domanda allo scrittore, sul rapporto che lega l’avvocatura con la letteratura. Gli abbiamo chiesto, se in qualche modo, il fatto d’essere un avvocato abbia indirizzato anche la sua passione per la scrittura, in particolare quella storica. La risposta non si è fatta attendere e con calma e squisita gentilezza, Falcones ci ha detto che in verità, la sua è una professione molto pragmatica, a stretto contatto con i problemi delle persone, ma questo non ha influito sul suo percorso creativo perché lui pone una differenza tra il piano professionale e di vita vissuta, e quello creativo e letterario. E quella del genere storico, non è stata la sua prima scelta perché ha scritto altri testi non storici, ma è stata più una decisione editoriale, dato che il primo romanzo che l’editore Grijalbo – ed a ragione aggiungeremmo noi – ha scelto di pubblicare, è stato appunto,  La Cattedrale del Mare, tradotto in 40 lingue con ben 7 milioni di copie vendute e che ha fatto concorrenza ad autori stravenduti come l’americano Dan Brown.

Quindi il destino di scrittura di Falcones è segnato da un indirizzo storico, e da quanto dimostrato sino ad ora, sembra che questo genere letterario, sia fatto su misura per lui. Dietro questo successo, naturalmente, oltre che la passione, c’è anche una certa precisione ed un certo rigore, soprattutto per la struttura dei testi. Per Falcones, il numero di pagine di un romanzo deve essere sulle 700 sino ad un massimo di 900, in modo da consentire al lettore di entrare dentro la storia e dargli il tempo di godere dello sviluppo della trama. Il linguaggio usato, non deve esser aulico o tentare di imitare quello originario ma deve essere attuale per favorire la comprensione degli avvenimenti narrati; una storia può esser raccontata ed essere avvincente, senza troppi artifici stilistici e linguistici.

Fatte queste premesse, ci soffermiamo con lui, sul fatto che dall’ambientazione medievale della Spagna del  XIV secolo, che fa da sfondo alla costruzione de La Cattedrale del Mare, in un mondo di umili, si vada avanti nel tempo, nell’Andalusia morisca del XVI secolo, de La Mano di Fatima, in cui i musulmani tentano la ribellione contro i cristiani e contro un’organizzazione statale, che ha come obbiettivo l’assimilazione di ciò che non è cristiano, secondo la regola “ubi unus rex, ibi una religio”, sino a giungere all’ultimo romanzo La Regina Scalza, ambientato nella Spagna borbonica di Ferdinando VI, che in combutta con il Marchese de la Ensenada, decretò l’eliminazione dei gitani, con l’arresto e l’uccisione, con gli uomini usati come forza lavoro nei cantieri e le donne tradotte nelle carceri.

Un percorso, attraverso momenti topici della storia spagnola e del Mediterraneo, che ha come protagonisti non semplici umili, ma i non assimilabili, quelle che oggi chiamiamo “minoranze”. Insistiamo a parlarne con Falcones, ritrovando anche nell’ultimo romanzo, quest’amore e quest’attenzione verso “il diverso”. La schiava Caridad, che giunge da Cuba e durante il viaggio perde il suo padrone ma acquista la sua libertà; e la ballerina gitana Milagros, una donna fiera delle proprie origini, che non vuole rinunciare alla sua identità per colpa di un editto regio.

Ne La Regina Scalza, si affronta il tema di una libertà a cui non si è abituati, quella di Caridad perché anche per la libertà ci vuole educazione, ed una lotta per non sparire come individui, con il bagaglio unico di esperienze e differenze, che costituisce l’anima di un popolo, di cui è testimone Milagros. Il legame che unirà le due donne oltre che nell’amicizia, si trova nel flusso della danza, di quel Flamenco, che è esso stesso ballo della libertà.

Da queste considerazioni sui contenuti dei romanzi di Falcones, ci interroghiamo con lui sull’attualità dei temi affrontati. E lo scrittore, afferma che se nel passato si perseguitavano ebrei, musulmani, gitani ed altre persone che professavano idee e fedi diverse, il razzismo e l’eliminazione dell’altro come nemico, sono fenomeni presenti anche in tempi a noi molto vicini, ed ha citato sia le epurazioni etniche nella ex Jugoslavia; sia i massacri ad opera di estremisti islamici e contro le minoranze, tra cui  ci sono molti cristiani, nell’Africa ed in Medio Oriente.

Avremmo desiderato chiedere al romanziere catalano, un’anticipazione del suo prossimo progetto editoriale, ma il tempo è trascorso velocemente, ed allora per chiudere, gli abbiamo fatto una domanda al volo: “A quali di questi scrittori, Lei si sente più vicino ed affine: Ken Follett o Umberto Eco?”

La risposta, per chi è  suo lettore, apparirà scontata: “Follett”.

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