La Siria verso il voto del 3 giugno

Sono previste, per il prossimo 3 di giugno, le elezioni per la scelta del nuovo Capo dello Stato, in Siria. Si terranno nelle zone sotto il controllo del regime ma da parte della comunità internazionale e dell’opposizione, sono considerate come una messa in scena teatrale del regime di Assad. Frattanto, ai siriani residenti all’estero, in Libano e Giordania, è stato consentito di votare. Il Libano, dove vive circa un milione di siriani e la maggior parte sono dei rifugiati; è comunque la sorgente di Hezbollah, il gruppo estremista islamico, che sostiene il capo siriano Bashar Al Assad contro i ribelli. Gli altri candidati in corsa per queste elezioni, sono il deputato di provenienza comunista, Maher Hajjar, e l’ex ministro Hassan al-Nuri, visti come dei meri fantocci per favorire la riconferma di Al Assad. In Giordania, mentre in centinaia erano in fila all’ambasciata per accedere alle urne, fuori c’erano manifestazioni pro e contro Assad ed un gruppo di manifestanti d’opposizione, urlava: “no alla rielezione dell’assassino”. E non tutti i paesi che hanno cittadini siriani, hanno accordato la possibilità del voto agli immigrati, perché molto scettici su queste elezioni. Tra questi figurano, l’Arabia Saudita, la Turchia, il Qatar e in Europa, hanno negato il voto: Francia, Belgio, Germania ed Inghilterra; stati che sono vicini all’opposizione moderata anti-Assad.

In Siria, intanto, perdura il clima di ostilità ed emergenza umanitaria. Ieri, in un video amatoriale, si vedevano centinaia di persone che lasciavano la città di Idlib, dopo che era stato dato un annuncio che invitava tutti, a lasciare il luogo entro il 29 maggio. Alcune fonti hanno riferito che l’avviso di evacuazione sarebbe stato dato perché i ribelli, avrebbero intenzione di fare un attacco; mentre altre, dicono che tutte le strade saranno chiuse per le elezioni.

L’esercito siriano ad Aleppo, continua ad attaccare, lanciando barili carichi di esplosivo, che dall’inizio della settimana, hanno causato la morte di una settantina di civili, e nel nord-est della Siria, altre 15 persone, tra le quali 7 bambini, sono state uccise dai miliziani legati ad Al Qaeda. A dichiararlo, è stato l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Già a metà del mese di aprile, sempre l’esercito governativo, aveva usato bidoni pieni di cloro, lanciandoli dagli elicotteri ed aveva colpito tre località del nord, Kafr Zita nella provincia di Hama e due località della provincia di Idlib, sotto il controllo dei ribelli. Anche in questo caso, erano giunte le smentite da Damasco, che aveva attribuito il raid, alle forze di opposizione ma l’organizzazione internazionale Human Rights Watch ha condotto un’indagine, che con l’aiuto di testimoni e personale medico presenti sui luoghi, ha appurato che l’operazione sia stata gestita dagli uomini di Assad. Gli effetti dell’attacco chimico, hanno provocato 500 persone con sintomi di esposizione al cloro e 11 morti.

Si ricordi anche che la Siria, nello scorso ottobre, aveva aderito alla Convenzione per la “messa al bando delle armi chimiche”, tramite l’intermediazione della Russia e degli Stati Uniti.

Ed in questi giorni incandescenti, prima delle elezioni del 3 giugno, Gli amici della Siria, si sono riuniti a Londra, con 11 Ministri degli Esteri. Il gruppo, che sostiene l’opposizione moderata siriana, è composto da Paesi Occidentali e del Golfo Persico, in un unico fronte anti-Assad. Il Ministro degli Esteri britannico, William Huge, che fa parte degli 11, così si è espresso: “Vogliamo aumentare il nostro sostegno all’opposizione moderata siriana, e alle associazioni moderate del paese per dar loro la possibilità di contenere il terrore perpetrato dal regime di Assad”. Stesso pensiero, che è stato poi ripreso anche dal Segretario di Stato americano John Kerry: “Siamo tutti d’accordo: le elezioni presidenziali decise da Assad sono una farsa, un insulto ed una frode ai danni della democrazia del popolo siriani e del mondo”.

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