Le Iene e quella pubblicità gratuita al neonazismo

Dare spazio a un nazista e antisemita – La storica trasmissione televisiva di Italia uno, le Iene, ha mandato in onda un servizio che ha suscitato aspre polemiche soprattutto nella comunità ebraica italiana. L’intervista incriminata è quella all’estremista di destra Roberto Jonghi Lavarini, il quale si è lasciato andare all’esaltazione della dittatura nazista e fascista, a dichiarazioni inquietanti in merito al recente attentato fuori dal museo ebraico di Bruxelles, a fantasiose trame delle finanza ebraica e varie offese a sfondo sessuale, xenofobo e razzista. L’intento del programma di Mediaset è stato, molto probabilmente, quello di destare sconcerto tra il pubblico per simili dichiarazioni, ma in realtà si è offerta una cassa di risonanza non indifferente ad un fanatico antisemita ed in un momento storico come questo non è escluso che le sue parole siano state male interpretate da molte persone sprovviste di un minimo di bagaglio storico, umano e inclini alla teoria del complotto a priori.

Le farneticazioni di Lavarini – Lo show di Lavarini affronta diverse tappe della storia novecentesca e la lettura che ne da è fuori da ogni logica. Secondo l’estimatore neonazista il fascismo si sarebbe contraddistinto per “le sane manganellate” ed inoltre Benito Mussolini sarebbe stato troppo buono nei confronti degli oppositori politici. Il fascismo, prosegue Lavarini, ha segnato “un’epoca di riforme sociali e grandezza dell’Italia”. A ogni domanda l’estremista di destra sembra avere una giustificazione. Così il saluto romano è “un gesto chiaro, pulito, igienico, solare”, mentre gli oltre sei milioni di morti nei campi di sterminio frutto della soluzione finale pianificata dal nazismo è il risultato della “precisione” e della “buona organizzazione” dei tedeschi. Per chi sostiene tesi simili, è normale come dietro all’attentato a Bruxelles di qualche giorno fa ci sia l’ombra “di servizi, lobby e interessi internazionali”. Insomma, la solita tesi complottista che in Italia ha sempre una certa presa su chi vuole trovare giustificazioni superficiali e banali ad avvenimenti molto più complessi. Jonghi Lavarini, agente immobiliare a Milano e presidente del circolo Destra per Milano di Progetto Nazionale, è schiavo di un simile credo. È il simbolo vivente di come ancora oggi esistano persone in grado di credere al falso dei Protocolli dei Savi di Sion e a tutte quelle menzogne messe in piedi nel corso dei secoli contro gli ebrei per motivi economici e politici e di cui il nazismo non ha fatto altro che raccogliere i tremendi frutti.

La risposta penale di Gattegna – A tutto ciò è seguito il silenzio assordante di Mediaset, almeno fino a quando il Presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, ha intrapreso una doppia azione penale nei confronti dell’estremista di destra Roberto Jonghi Lavarini e della trasmissione televisiva Le Iene. Il Presidente dell’Ucei non ha esitato a far sentire la propria voce e ha detto: “Di fronte a fatti di tale gravità, gli ebrei italiani hanno il dovere di reagire fermamente, non di commentare. Reagire portando di fronte alla magistratura non solo chi diffonde odio antisemita e apologia del fascismo e del nazismo, ma anche chi pur di incrementare la propria visibilità e di destare sensazione approfitta cinicamente di deliri e farneticazioni diffondendone irresponsabilmente le parole. Lo faremo con fermezza e serenità – ha concluso Gattegna – per salvaguardare valori e diritti che non appartengono solo agli ebrei italiani, ma a tutti gli italiani impegnati sul fronte del progresso, della democrazia e della civile convivenza”.

Le Iene non si pentono – In disaccordo con l’Ucei l’autore televisivo e padre delle Iene Davide Parenti, il quale sostiene come “le destre in Europa hanno ottenuto il successo elettorale che tutti sanno ma se giornali e tg riferiscono di questo successo riportano assai meno come si esprimono, cosa fanno, come la pensano gli esponenti di questa destra. Noi, semplicemente ma non passivamente, abbiamo voluto far vedere in modo chiaro come la pensano. Chiunque può andare sul nostro sito e rivedere quell’intervista, giudicare se lo abbiamo lasciato parlare o se abbiamo discusso con lui, se siamo o meno dei pecoroni. L’intervista non è stata passiva ma da una posizione chiara. Davvero non capisco cosa ci si rimproveri”. È vero che non è un male cercare di parlare e spiegare cosa pensano i neonazisti, ma lo si può fare in altro modo, come spesso fanno, ad esempio, i quotidiani tedeschi, che denunciano le convinzioni dell’estrema destra, senza però fornire loro un trampolino di lancio per farsi pubblicità ed arrivare con una semplice mossa a milioni di cittadini.

© Riproduzione Riservata

Commenti