Crocetta, Raciti e Faraone. Il Pd Sicilia riprende a litigare

L’aut aut di Raciti e Faraone – “Da oggi non è più possibile fare finta di nulla, il presidente della Regione ha cercato, in maniera spregiudicata, di fare una delegittimazione di carattere morale di alcune personalità della lista del Pd. I risultati dicono come è andata questa partita, e lo dicono con estrema chiarezza. Quello che mi sta a cuore è che noi abbiamo la necessità che Crocetta indichi che conseguenze trae dal voto sul suo governo, che direzione di marcia intende prendere, è un diritto del Pd saperlo con chiarezza”. Con queste parole, qualche giorno fa, il segretario del Pd Sicilia Fausto Raciti aveva chiesto al Presidente della Regione Rosario Crocetta un chiarimento sul suo rapporto con il partito e soprattutto sull’azione di governo che intende portare avanti da qui in avanti. Un aut aut dovuto alla sconfitta interna dei candidati democratici vicini a Crocetta nelle elezioni europee, che di fatto ridimensionano la forza del Governatore. In virtù di tutto ciò, la segreteria che fa capo a Raciti chiede un chiarimento e come aveva detto il renziano Davide Faraone, rivolgendosi sia al Presidente che all’area Cuperlo, “adesso basta, o si trova una soluzione entro dieci giorni siglando un patto tra tutto il Pd e Crocetta su un pacchetto di riforme, come abbiamo fatto a Roma, oppure è meglio andare al voto”.

La paradossale sconfitta di tutte le aree del partito siciliano – Le dichiarazioni del membro della segreteria nazionale del Pd sono abbastanza nervose e molto probabilmente frutto della deludente performance del candidato renziano alle elezioni europee nella circoscrizione insulare, il sindaco di Agrigento Marco Zambuto che si piazza sesto su otto candidati con poco più di 54 mila voti, di cui appena 14 mila voti provengono dalla provincia di Agrigento. Se Atene piange, Sparta non ride. Paradossalmente nel Pd siciliano escono sconfitti un po’ tutti. Sia l’area che fa capo al Presidente Crocetta, sia l’area renziana di Faraone e anche le correnti minori come quella dei cosiddetti cuperliani (Fiandaca è stato un flop). Allora chi ha vinto? Ne esce vittorioso Matteo Renzi in persona, il quale è riuscito a fare da traino e portare miracolosamente alla vittoria un partito profondamente lacerato da continui scontri interni e spesso privo di tattiche fruttuose. Non a caso i più votati sono stati Renato Soru, Caterina Chinnici e la giornalista “indipendente” collegata al leader di Articolo 4, Lino Leanza, Michela Giuffrida. Dopo c’è il vuoto, anzi ci sono i soliti litigi.

Crocetta: “il partito nazionale è con me” – Rosario Crocetta, a tal proposito, dopo le affermazioni di Faraone e Raciti ha rivendicato l’ottima affermazione del partito in Sicilia e ricorda come “Michela Stancheris – su cui il Governatore ha indirizzato tutta la sua forza politica – che non è siciliana ma bergamasca, ha ottenuto un risultato enorme, raccogliendo oltre 70 mila voti; per la maggior parte si tratta di preferenze secche senza accordi con altre correnti, raccolte grazie al lavoro di Michela, mio e di Beppe Lumia. Altri candidati non eletti, invece, hanno preso voti perché inseriti nelle terzine, frutto di intese pre-elettorali, avendo dietro gli apparati”. Il Governatore non ci sta a subire soprattutto l’atteggiamento del segretario Raciti e così, dopo un incontro con Faraone a Roma, ha ricordato come “il partito nazionale è con me”, mentre “non si andrà a una Crocetta ter se il problema di qualcuno è avere qualche poltrona in più”. Fa la voce grossa il Governatore contro Fausto Raciti e dopo il via libera da Roma al patto di stabilità della Sicilia, l’ex sindaco di Gela potrà giocarsi ancora le sue carte. “Certificato dal governo il rispetto del patto di stabilità per il 2013. Finalmente la verità che i nostri conti sono in ordine – sostiene Crocetta – e che abbiamo fatto un grande lavoro. A chi ci attacca per la situazione finanziaria, ricordo che quando mi sono insediato alla fine del 2012 ho trovato un disavanzo di un miliardo di euro, nel 2013 abbiamo azzerato questa cifra. Si continua a camminare su riforme, rigore e trasparenza, in pieno stile Renzi. È il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilità”.

[Foto Andrea Jakomin]

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