Ucraina. Gli osservatori Osce sono nelle mani dei separatisti filorussi 660x330

La comunicazione è giunta da Vyacheslav Ponomaryov, l’autoproclamato sindaco di Slovyansk. I quattro osservatori dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) che erano scomparsi martedì, a sud di Donetsk, sono stati arrestati dai miliziani, ma sono vivi ed in buone condizioni di salute. L’arresto è avvenuto perché gli osservatori non si sono attenuti al divieto di recarsi nelle zone controllate dai separatisti, quindi sono stati considerati sospetti. Gli osservatori sono di nazionalità danese, svizzera, turca ed estone e si pensa di liberarli nelle prossime ore. Ponomariov ha aggiunto, che in realtà non si tratta di un arresto ma di “un fermo” e “quando chiariremo chi sono, dove andavano e a far cosa, li lasceremo andare”. Tradotto significa che si vuole accertare, che i quattro non siano spie filo Kiev. Gli osservatori Osce nel paese, sono circa 280 e dal mese di marzo, sono presenti in Ucraina con 200 osservatori civili e 41 di paesi diversi. L’altro allarme lanciato dall’Osce, della sparizione mercoledì, di un secondo gruppo di osservatori, tra cui c’era anche un’italiana, è invece rientrato. Si è appurato che questi ultimi erano tutti tornati alla sede di Donetsk. Mentre i quattro, sono ancora trattenuti, ieri la salma del giornalista italiano Andrea Rocchelli è arrivata in Italia all’aeroporto di Ciampino; ricordiamo che il fotopreporter era stato ucciso insieme al suo interprete russo, durante il lancio di bombe a Slavyansk.

Nell’est dell’Ucraina i combattimenti non cessano e dal 26 di maggio, dopo la guerriglia all’aeroporto di Donetsk che ha provocato un centinaio di vittime, la lotta armata è costante. Kiev dispone di elicotteri e caccia ma i separatisti sono dotati di un arsenale non indifferente, sostenuti anche da miliziani addestrati. Ieri sempre a Donetsk, diventata il centro degli scontri, è avvenuta anche una marcia di minatori, che in un primo momento sembravano dei sostenitori del governo di Kiev ma una volta giunti in Piazza Lenin, hanno intonato cori di protesta contro il governo ucraino ed a mezzogiorno uno dei leader dei separatisti, dopo essersi mostrato alla folla, ha dichiarato ancora una volta: “Non combatteremo fino alla fine, ma fino alla vittoria”. Terminato il suo discorso, mentre rilasciava interviste ai reporter stranieri presenti in città, gli aerei ucraini hanno sfrecciato nel cielo per ricordare che la partita non è affatto chiusa, scatenando panico e confusione. Nel pomeriggio, un altro dei leader ribelli, Alexander Borodai, in un albergo cittadino, durante una conferenza stampa, ha fornito la certezza della presenza di miliziani osseti e ceceni tra i gruppi dei separatisti per dar protezione ai russofoni della regione, dichiarando che si tratta di “volontari”. Il capo, era armato e controllato a vista da altri miliziani e protetto da cechhini in posizione di tiro, segno che ad ogni passo, i separatisti si guardano le spalle a vicenda.

Sempre in questi giorni, oltre alla corte marziale, a Donetsk è stato introdotto il coprifuoco notturno, in vigore dalle 20, mentre la gente vive nel terrore, anche perché l’esercito governativo di Kiev ha diramato una direttiva per cui chi sarà complice e non abbandonerà la lotta, sarà arrestato e se considerato offensivo, ucciso. Si pensa a proteggere bambini, anziani e malati. Sono molte le persone che hanno abbandonato le case per il timore delle rappresaglie. La Croce Rossa, ha chiesto l’intervento umanitario con cibo e medicinali, che iniziano a scarseggiare. Sul fronte diplomatico, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama incontrerà il neo-eletto Petro Poroshenko, il 3 giungno. L’incontro è nell’agenda del tour, che Obama farà in qul periodo e che dovrebbe prevedere la visita in Polonia, in Belgio, con l’ultima tappa in Francia. Si pensa che il vertice avverrà a Varsavia per ribadire il sostegno dell’America a Kiev; non è stata prevista la partecipazione di Vladimir Putin, che invece sarà presente con Obama e Poroshenko alle celebrazioni per il settantesimo anniversario dello sbarco in Normandia, il 6 giugno, e per la vittoria dei russi sulla Germania Nazista, con Hollande che avrà Obama seduto da una parte e Putin in tutt’altro posto. Obama tuttavia, ha precisato che sostenere la risoluzione della crisi ed il raggiungimento della pace con l’attuazione delle riforme, prevede sì, che gli Usa possano intervenire per salvaguardare gli interessi ed i cittadini ma non si può “risolvere militarmente ogni problema”, lanciando a Kiev il monito a non persistere nella mattanza, così come già avvenuto, lunedì scorso, con la battagia all’aeroporto di Donetsk.

Photo/GENYA SAVILOV

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