Suor Cristina e Ricky Martin ballano insieme a The Voice

A The Voice, in uno dei format più popolari del momento si è consumato un altro momento storico. Il diavolo e l’acquasanta si sono incontrati anche per celebrare la memorabile unione tra il vecchio tubo catodico e i tube multilaterali delle connessione del web. Oggi in qualunque trasmissione televisiva se non si ha almeno una connessione con il web si è datati e fuori moda. Se non si è in grado di far partire lo spunto di qualche hashtag ci si sente orfani, perché non si riesce a magnetizzare l’attenzione del pubblico. Sembra tutto interconnesso tra il Web e la realtà al punto che si vedono video di Emma Marone che si sente in competizione Conchita Wurst che avrebbe vinto solo perché ha la barba e contemporaneamente con Suor Cristina che a sua volta avrebbe raggiunto la finale solo perché ha la tonaca. La suorina che ormai spopola su tutti i giornali, cartacei e digitali, ha cantato Sally, una celebre canzone di Vasco Rossi, ed ha ballato anche con Ricky Martin.

Ci può stare, la figura di suor Cristina, nel tentativo della chiesa di portare il cristianesimo nella modernità, ma addirittura, avrà pensato qualcuno da casa con Ricky Martin. Ma non era quello che aveva avuto due bambini, grazie all’utero in affitto di una donna, e li stava crescendo insieme ad un altro uomo, con il quale si è pure lasciato? E tutta questa scia di perverse curiosità e morbose attenzioni avrà alimentato la crescita degli ascolti. E si, perché nel tubo catodico, anche se pure quello ormai è un relitto preistorico, tutto ciò che accade non è quasi mai per caso. Anche quello che apparentemente spontaneo perché magari si è colti veramente di sorpresa, in qualche maniera era stato preventivato.

Così come l’accostamento così diabolico non poteva non essere studiato, trattandosi di due figure che raccolgono al proprio interno secoli di storia, di costume ed evoluzioni sociali. Prese nella realtà non solo sono belle, ma è l’utilizzo che se ne fa di questo accostamento che lascia degli interrogativi. Cos’è che in realtà accomuna l’uno e l’altra figura, se non il loro essere dei simboli, ed anche dei simboli decisamente belli e capaci, perciò ancora più penetranti. Dal punto di vista umano sono entrambi straordinari, ed essere a quei livelli ne è la testimonianza, ma ciò che è importante  sapere è che tutto sembra un po’ pilotato. Perché gli ascolti fanno potere contrattuale pubblicitario e quindi sono denaro, e mandano bellamente a quel paese tutte le prospettivi spirituali della proposta dell’una, e quelle del riscatto della sua anima e del suo essere profondo dell’altro e del vasto gruppo di individui che rappresenta.

Oggi il mondo è immagine, comunicazione veloce, ed è giusto che le proprie istanze vengano portate avanti con i mezzi moderni che prima e più prontamente portino la potenza comunicativa di certe immagini. Di sicuro suor Cristina avrebbe avuto bisogno di una vita e forse non sarebbe riuscita a portare in maniera così forte davanti agli occhi di tutti il suo gioioso messaggio. Ricky Martin, come tanti altri artisti, lotta contro certi pregiudizi per l’attenzione erotica verso lo stesso sesso, che da parecchi viene visto come qualcosa di depravato, vizioso e immorale. Avrebbe forse potuto organizzare una serie di conferenze o degli incontri dibattito sull’argomento, magari citando esempi colti dell’antica Grecia, leggendo dei passi del Simposio di Platone per illustrare la maniera in cui già secoli fa venivano visti certi atteggiamenti. Ma di certo non avrebbe avuto un impatto come quello che ha da cantante, vivendo  nella assoluta normalità il suo essere in fondo un uomo, al di là delle sue preferenze sessuali.

Ragionando a fondo sulla mentalità dell’antica Grecia non può non risaltare il fatto che anche quella era, per quanto evoluta a livello filosofico, comunque una società maschilista. E già questo è un fatto serio. Ma ancor più serio è il fatto che oggi, se è il denaro a guidare  la scelta delle immagini e delle curiosità da andare a solleticare, e quindi la ricerca esasperata dello share e delle pubblicità, per strutturare di conseguenza le formule di tanti programmi di intrattenimento o di cultura, anche  la mente di un eventuale direttore donna non potrebbe non pensarla alla stessa maniera.

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